Inserimento al nido a sei mesi


 

Buon pomeriggio dottoressa,

ho un meraviglioso bambino di sei mesi, dolce, sereno e tranquillo che vorrei inserire all’asilo nido per poter riprendere il lavoro.

Questa mia decisione mi porta a continue discussioni con mio marito, il quale sostiene che io ho un coraggio brutale che mi spinge a lasciare il mio cucciolo ad estranei.

Io ho trent’anni, tantissima voglia di fare la mamma e di lavorare al tempo stesso è sbagliato? Io sto sbagliando secondo lei? Forse dovrei aspettare ancora qualche mese?

La ringrazio anticipatamente

Se sei convinta di inserire il bimbo al nido meglio farlo ora che fra qualche mese, quando sarà iniziata la crisi dell’ottavo mese con relativo transitorio rifiuto e timore dell’estraneo (non si evidenzia in tutti i bambini comunque).

A sei mesi i bimbi si adattano piuttosto facilmente ad un ambiente nuovo perché per essere felici basta che siano circondati da persone amorevoli e premurose ma è ancora relativamente meno importante che sia la mamma questa persona o qualcun’altro.

Anche gli inevitabili piccoli malanni sembrano, a questa età, un po’ meno frequenti rispetto ai bimbi inseriti per la prima volta ad un anno di età.

Però, fino al secondo anno di vita, frequentare un nido al bimbo non serve proprio a nulla o comunque serve poco, visto che ancora non parla e non socializza e le distrazioni che può trovare nella propria casa sono per lui più che sufficienti per imparare e divertirsi.

Diciamo, dunque, che il problema è sostanzialmente tuo: se il lavoro ti manca e in casa non trovi sufficienti motivazioni, se hai paura di perderlo o di mettere a repentaglio una carriera rimanendo troppo tempo lontana dal lavoro, se il lavoro ti serve economicamente, non farti condizionare da troppe campane: porta il bimbo al nido, magari soltanto mezza giornata e non fino al pomeriggio inoltrato e vedrai che tutto filerà liscio.

Quando il bimbo tornerà a casa, però, dovrai essere disponibile a recuperare assieme a lui le ore di lontananza perché te lo chiederà in molti modi e potrebbe non essere più il bambolotto pacioccone che tu hai fin’ora forse conosciuto.

Se, invece, prevalesse in te l’idea che l’esperienza del nido, per il piccolo, a questa età sia formativa e fosse il motivo principale della decisione di inserirvelo: tienitelo pure a casa fino al secondo anno di vita e goditi questi momenti della sua vita e del suo accrescimento che non torneranno più e che sono preziosi.

Il nido, comunque, non è un lager e le persone estranee di cui parla tuo marito sono educatrici giovani e ben formate per il lavoro che sono chiamate a svolgere, quindi, se deciderai per il nido, non dovrai avere inutili sensi di colpa: una mamma serena, gratificata dalla vita che ha scelto di fare in libertà saprà essere per il bimbo un esempio più positivo di una mamma che sarà rimasta tutto il giorno a casa non per sua libera scelta ma per frustrazione, pigrizia o altro.

Trova un giusto equilibrio tra una legittima aspirazione alla realizzazione della tua personalità nel mondo lavorativo in piena, anche se a volte solo apparente, libertà di scelta e del tuo ruolo di madre: le due istanze non sono incompatibili ma ricordati che per svolgere entrambi i ruoli nel modo migliore dovrai essere capace di sopportare un carico di fatica e di responsabilità maggiore che con il passare dei mesi sarà sempre crescente perché il bambino diventerà ogni giorno più esigente e il ruolo di madre, di conseguenza, sarà sempre più complesso.

Per di più, dovrai costantemente dimostrare a tuo marito che sei perfettamente all’altezza di gestire entrambe le situazioni. Questo problema, però, ti si ripresenterebbe comunque anche aspettando ancora prima dell’inserimento, visto che per te aspettare significa aspettare solo alcuni mesi e non alcuni anni. Pertanto, a mio parere, taglia la testa al toro e inserisci il bimbo al nido, magari, ripeto, all’inizio solo per mezza giornata e buona fortuna.

Un caro saluto, Daniela

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