Influenza suina e viaggio all’estero


 

Salve dottoressa,


mi trovo a chiederle delucidazioni su questa strana e nuova influenza suina.


Io ho due bimbi di 6 e 8 anni e il 13 giugno partiamo per New York che ne pensa?


Aspetto trepidante sue notizie e la ringrazio in anticipo!

 

 

 

 

Di questa nuova influenza sappiamo ancora poco e quello che sappiamo porta a pensare che, almeno per la sintomatologia e le possibili complicanze, sia del tutto simile alle forme influenzali epidemiche stagionali che ormai conosciamo bene.

 

Il gran parlare che se ne fa attualmente e le severe misure precauzionali che si stanno attuando sui casi accertati o solo sospetti e sui soggetti che sono stati a contatto con loro servono principalmente ad evitare una rapida diffusione del virus in un periodo in cui, non solo non se ne conosce ancora bene la capacità di diffusione, ma non è ancora pronto un vaccino utile per attuare una prevenzione specifica a tappeto come avviene per il vaccino antinfluenzale.

 

Quindi tutte le misure precauzionali che si stanno attuando ora in tutto il mondo come la quarantena per i casi sospetti e per i possibili contagiati, la somministrazione di farmaci antivirali nei casi accertati e la loro ospedalizzazione, il consiglio di non recarsi in determinate zone dalle quali sembra essere iniziata la diffusione del virus, cioè la modificazione del virus suino che lo ha reso idoneo ad infettare gli umani e a trasmettersi da uomo a uomo, Messico e Stati Uniti per primi, non si attuano tanto per il timore dei gravi sintomi della malattia stessa che, come ho detto, dovrebbe essere sovrapponibile ad una influenza nemmeno troppo grave, ma per la necessità di arginarne il più possibile la diffusione nel mondo intero, diffusione che si teme incontrollabile visto che il virus è nuovo per l’uomo e le persone non hanno, quindi, anticorpi nei suoi confronti.

 

Pertanto, fino al prossimo autunno, l’unica cosa che si può fare, utile per il singolo ma soprattutto utile socialmente – visto che la malattia in sè non sembra, per ora, essere particolarmente temibile – è quella di evitare comportamenti che possono avere come conseguenza la diffusione del virus H1N1, viaggi inclusi se non strettamente indispensabili. Ma l’infezione si sta comunque diffondendo e con il passare delle settimane non è affatto detto che, anche se iniziata in Messico e diffusasi rapidamente negli Stati Uniti per contiguità, questi due paesi siano effettivamente gli unici serbatoi del virus.

 

Difficile fare considerazioni meno generiche di queste, per ora, ma l’atteggiamento socialmente utile sarebbe quello di procrastinare, se possibile, i viaggi in quei paesi e se proprio non si può evitare di recarvisi, attuare quantomeno tutte le misure precauzionali generiche per evitare o ridurre al minimo rischi; cioè evitare di frequentare ripetutamente locali chiusi e affollati, lavarsi molto spesso le mani, stare almeno a due metri di distanza da persone che tossiscono o starnutiscono, fare attenzione e non trascurare sintomi come febbre, brividi, rinite, starnuti, dolori muscolari o articolari, spossatezza, vomito e diarrea, cefalea, tosse, recandosi in questo caso subito dal medico per segnalare il caso.

 

I rimedi alla malattia sono i farmaci antivirali che devono essere presi solo se prescritti dal medico e l’isolamento del soggetto. L’età dei tuoi bimbi non è particolarmente a rischio di complicanze in seguito a questo tipo di influenza, qualora dovessero esserne contagiati, ma essendo il virus ancora in buona parte sconosciuto, non solo nei suoi effetti ma nelle sue possibilità di mutare diventando più virulento visto che negli uomini non troverebbe attualmente difese anticorpali atte a ridurne la potenza e la riproducibilità, è sempre prudente usare il condizionale.

 

In conclusione: nessun allarmismo immediato, riflettere comunque sulla possibilità di rimandare il viaggio in un momento in cui si potrà sapere di più su questo virus, ma se non è possibile o risulta complicato non partire, partire comunque attuando le misure di igiene preventive e recandosi dal medico qualora comparissero sintomi anche minimi sospetti.

 

Comportamento prudente, quindi, per tutelare se stessi e i bimbi ma soprattutto con uno sguardo al problema sociale e alla responsabilità sociale che ognuno di noi deve sentire, che è altra cosa rispetto all’allarmismo esagerato.

 

Un caro saluto, Daniela

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