Inappetenza durante le malattie

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Buongiorno,

ho un bimbo di venti mesi, Luca, che dalla nascita è inappetente (peso nascita 2.610 kg nato a termine). Ha sofferto di reflusso i primi mesi. È stato allattato con latte materno il primo mese e poi un misto materno artificiale fino a cinque mesi, perché già il pediatra notava la scarsa crescita (Luca preferiva dormire che mangiare e capitava che si svegliasse solo dopo 5/6 per fare la poppata).

Da un anno ormai va al nido, dove, dopo un periodo di adattamento un po’ difficile, mangia (gli piace molto il nido e stare con gli altri bimbi). Cosa importante: Luca non è un mangione di solito ma quando è malato, e quindi chiuso a casa, man mano che passano i giorni, diminuisce la quantità di cibo ingerita fino ad arrivare a rifiutare il biberon la mattina e andare avanti nella giornata con un cucchiaio di pasta a pranzo e stessa cosa la sera.

Da quando lo porto al nido, si ammala continuamente e quindi non mangia, e quindi non cresce. Oggi, a venti mesi, pesa 8.7 kg per 51 cm di altezza. Però, se lo riporto al nido, come per miracolo ricomincia a mangiare. Gli abbiamo fatto fare diversi esami dove è apparso che aveva il ferro, l’IGF1, un po’ bassi (ma niente di che), l’esame della celiachia è risultato negativo (fatto due volte).

Comunque il problema è che il bimbo mangia poco e cresce lentamente quando sta bene, ma non si nutre quando è ammalato e a casa; invece mangia al nido.

Mi sembra opportuno segnalare che il papà è eccessivamente premuroso (abbiamo fatto numerosi visite dai medici e/o pronto soccorso inutili) e che come coppia stiamo passando un periodo un po’ difficile. Vorrei sapere se devo preoccuparmi e continuare con le indagine mediche o proprio lasciarlo in pace perché è una sua costituzione.

La ringrazio in anticipo della sua gentile risposta.

 


Innanzitutto penso che tu ti sia sbagliata riferendomi l’altezza, quindi non sono in grado di valutare con chiarezza i suoi percentili. Per il resto, sulla base di un bambino senza un particolare appetito proprio come sua costituzione, cioè senza un particolare interesse per il cibo in generale, il fatto che all’asilo mangi con un appetito normale è buon segno e il comportamento che assume quando è a casa può dipendere da vari motivi: si muove meno perché resta molto in casa mentre, forse, sarebbe un bambino portato al movimento in spazi aperti e a giochi di corsa o altro.

Restando a casa, ovviamente, quando si ammala, tu lo devi gestire proprio nei giorni di fisiologica riduzione dell’appetito dovuta alla malattia; nel secondo anno di vita, poi, i bambini, nei confronti dei genitori (e non degli estranei) hanno le classiche crisi di opposizione per affermare la loro personalità contro quella di chi ha sempre, inevitabilmente, imposto loro cosa devono o non devono fare, come devono o non devono comportarsi e il rifiuto sistematico del cibo è una, se non la più comune di queste espressioni che tenderà a risolversi solo dopo il terzo anno.

Aggiungi, poi, la situazione non troppo serena in famiglia, un possibile stato di tensione e di depressione da parte tua che il piccolo, probabilmente, recepisce come generico disagio tendendo a volere attirare l’attenzione tutta su di se con i capricci, soprattutto i capricci sul cibo, visto che ha capito che fanno breccia su di te, soprattutto ora che sei, forse, più fragile, più nervosa e con meno risorse emotive.

Quindi, al di là del fatto che, se credi, dovresti riscrivermi le misure di altezza, peso e circonferenza cranica del bimbo affinché possa capire a che punto sta della sua crescita, ti consiglio, prima di tutto, di non impegnare troppe energie sul problema alimentazione; poi, di cercare di offrire al bimbo cibi piuttosto allettanti o vari, oppure sempre gli stessi se vedi che il piccolo preferisce non cambiare e ha delle spiccate preferenze per qualcosa, sempre che, così facendo, la sua alimentazione non sia troppo squilibrata e sbagliata.

Ti consiglio quindi di non caricare di troppa ansia i momenti dei suoi pasti ma di cercare di renderli divertenti; poi dovresti saperlo anche un po’ rimproverare quando e se ti accorgi che il suo comportamento è un partito preso o un capriccio e devi trovare il coraggio di togliergli il piatto da davanti e non dargli altro fino a sera senza assolutamente assecondarlo con fuoripasto o altri cibi inutili.

A questo puoi aggiungere alcuni cicli di terapia con vitamine del gruppo B più vitamine A,C e D e i soliti stimolati dell’appetito (per quello che possono fare). Altri consigli, eventualmente, possono essere dati dopo avere valutato con esattezza la sua crescita, magari anche conoscendo la costituzione dei genitori.

Un caro saluto,

Daniela

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