Inappetenza di una bimba e inizio svezzamento del fratellino


Gentilissima Dottoressa,

le scrivo questa lettera per esporle un problema sicuramente frequente a tante mamme.
Cristina, la mia primogenita di 4 anni, nata di 4,320 kg, ha un cattivo rapporto col cibo, almeno credo.
È stata svezzata molto presto, a soli 4 mesi. Prima prendeva il latte artificiale perché sembrava che del latte non le interessasse più nulla, visto che non finiva mai il biberon e spesso lo lasciava a metà, facendo già a 20 giorni 5 pasti e a 2 mesi 4 pasti.
Mi facevano aggiungere al latte la farina di mais e tapioca e mi facevano dare dell’omo alla prugna e alla pera tra un pasto e l’altro (visti i suoi problemi di stitichezza) per poi cominciare a sostituire il pasto della merenda con farina lattea e a 5 mesi il pranzo con la minestra, che per altro ha rifiutato per molto tempo, quasi digiunando per molti pasti.
Il suo rapporto col cibo non è cambiato; il latte non l’ha quasi più bevuto, sostituendolo per diverso tempo con lo yogurt, e non ha quasi mai svuotato il piatto. Ancora oggi, la colazione per lei non esiste, se non dopo 2-3 ore che si è svegliata, però a quell’ora è all’asilo quindi la salta spesso, idem la cena perché è troppo stanca, andando tutto il giorno alla scuola materna, e spesso alle 18 si addormenta sul divano.
All’asilo mangia tutto mi dicono, anche se lei di solito mi dice cosa ha mangiato e spesso non è molto.
Pesa 16,500 da circa un anno, ed è alta 1 metro.
Il pediatra dice che sta bene e anzi non è magra. Io però mi esaurisco e la imbocco per farle mangiare qualcosa.
La mia paura è che lei si porti questo "disinteresse" per il cibo anche crescendo e possa soffrire in futuro di malattie come l’anoressia o la bulimia. Capisco che è presto per preoccuparsene ma credo che un buon rapporto col cibo si intauri fin dalla tenera età.

Premetto che io ho un cattivo rapporto col cibo, ossia mi piace molto mangiare e cucinare e passo periodi in cui mangio molto, ingrassando 10/15 kg, a periodi in cui non mangio, perdendo kg, e ho sofferto in adolescenza di bulimia.

Altro discorso è Alessio, 4 mesi, nato di 4,340 kg, che ancora oggi fa 6-8 pasti al seno spesso prendendo l’aggiunta di circa 200 ml perché anche dopo un’ora di seno ha ancora fame!
Io penso come molte mamme che più lo attacco e più latte viene ma forse non è così, non sempre.
Mangia ancora la notte, non ha ancora dei ritmi anche solo accennati, e non riesce a dormire abbastanza, dormendo di giorno solo 2-3 ore e la notte 4-5 diventando molto nervoso perché vistosamente stanco.
Molti mi dicono che a 4 mesi, con un peso di 7 kg e una lunghezza di 66 cm, il bimbo non si sazia più col mio latte, che dovrei alternarlo all’artificiale con magari l’aggiunta di farina di riso, che non è possibile produrre 1 litro di latte e più per saziarlo.
È vero? Può essere? Insomma, io sto facendo i salti mortali per allattarlo al seno almeno fino ai 6 mesi ma forse è tutto inutile?

La ringrazio affettuosamente,

Giusy

 

Cara Giusy,

prima di tutto i dati obiettivi: la tua bimba grande è più o meno al 70° centile per quanto riguarda il peso e al 50° per quanto riguarda l’altezza: questo vuol dire che anche se pesasse un chilo di meno andrebbe benissimo lo stesso.

Il piccolo, invece, è assolutamente perfetto, con un giusto peso che corrisponde ad una giusta lunghezza per l’età. Non vedo, quindi, perché affannarsi tanto sul fronte dell’alimentazione. A 4 anni, poi, i bimbi sanno esprimere quello che vogliono ed evidentemente le richieste alimentari della bimba corrispondono ai suoi fabbisogni. Se realmente tende ad avere minor appetito rispetto ai coetanei (tutto da verificare perché l’ansia delle mamme puo’ falsare la percezione delle giuste quantità) puo’ dipendere da due motivi: digestione lunga con prolungato senso di ripienezza gastrica e/o metabolismo non brillantissimo con conseguente fabbisogno calorico inferiore alla media.

Fa in modo che mangi sempre in modo regolare, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo e come orari, svegliala un po’ prima la mattina in modo che abbia il tempo di svegliarsi per bene e di fare colazione con calma (se non è una bambina abituata a trangugiare i cibi, la fretta imposta dagli orari mattutini potrebbe indisporla e renderla rinunciataria e, in questo caso, avrebbe ragione lei). Se la vedi molto stanca di pomeriggio falle saltare la merenda (a meno che non la faccia all’asilo) e preparale direttamente la cena un po’ prima. Ma soprattutto fa che i momenti dei pasti (e questo vale anche per te e per tutte le persone che hanno un rapporto disordinato col cibo) siano come dei riti, cioé fai in modo che si mangi tutti seduti a tavola, solo a tavola e non fuori pasto e, possibilmente tutti insieme. Il cibo serve solamente a nutrire le nostre cellule, non ha e non deve avere altre funzioni consolatorie o sostitutive di una incapacità di essere felici e di volersi bene che sembra mancare a chi soffre di disordini alimentari. Ma, nello stesso tempo, visto che le esigenze del nostro organismo ci impongono la funzione del mangiare ogni giorno e più volte al giorno, è bene che il cibo sia anche un piacere: e qui si potrebbe aprire un capitolo immenso su cosa significhi piacere, ma ci porterebbe troppo lontano.

Per quanto riguarda il piccolino, fino ad otto chili, normalmente, a meno che il tuo latte non scarseggi in modo evidente, non vi è nessuna fretta di svezzarlo. Al massimo puoi fare in modo di ritardare una o due delle poppate della giornata iniziando a dare un omogeneizzato di frutta col cucchiaino, con o senza aggiunta di un cucchiaino di biscotto granulato, a metà tra una poppata e la successiva. Se anche questo non bastasse, sempre e solo se il bambino non sta più crescendo di peso, si puo’ optare o per una aggiunta di latte artificiale in un’ora della giornata in cui tende a volersi attaccare troppo spesso, oppure, con molta prudenza e gradualità, per una pappa fatta con brodo vegetale senza verdure verdi (solo carota e patata), più crema di riso o di mais e tapioca, olio e parmigiano. Meglio sarebbe aspettare il quinto mese, ma dipende dal tuo latte, dalla tua stanchezza e dalle esigenze del bimbo. Dall’insieme del tono della lettera mi sembra di intuire stanchezza generale e una certa voglia di "normalità", cioé di ritrovare dei ritmi di vita più tranquilli. Se così è, e se senti di non dormire abbastanza la notte, svezza pure il tuo bimbo: le regole e le raccomandazioni di un allattamento prolungato sono sicuramente belle e giuste ma devono fare i conti volta per volta con la realtà e fare la mamma eroica vale la pena certamente, ma per problemi più importanti, per situazioni limite da considerarsi dei veri e propri salvavita, non per prolungare un allattamento esclusivamente materno forse solo di poche settimane, soprattutto se in famiglia non vi sono casi di allergia, o atopia o compagnia bella. Se tu per prima riuscirai a recuperare un giusto equilibrio nei confronti del cibo, superando ansie più o meno latenti o una tendenza alla depressione, all’introversione o al senso di solitudine o di inadeguatezza (non ci sarebbe nulla di male a farsi aiutare da qualche esperto del problema anche quando, per averne fatta esperienza, si crede di sapere ormai tutto su questo argomento), diventeresti un faro anche per i tuoi figli e per tutta la famiglia: essere mamma vuol dire anche questo.

Un caro saluto,

Daniela

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