Improvvisi disturbi del sonno a due anni 1


Salve,
Le scrivo perchè sto affrontando per la prima volta dalla sua nascita, il problema del sonno disturbato di mia figlia di 22 mesi.
 
Le premetto che la piccola è sempre stata abituata, sin da primi mesi, ad addormentarsi da sola, seguendo un rituale della nanna, che l’ha accompagnata durante la sua crescita, salvo brevi pause (vacanze, quando dorme dai nonni, malattie, ecc in cui veniva cullata per addormentarsi).
Nella sua casa, lei va a letto sempre alla stessa ora (21.30 circa), giocando con i suoi giochi preferiti, leggendo dei libri, abbracciando i suoi cuccioli, con una lucetta accesa… Addirittura, fino alla "crisi" mi salutava con la manina e mi tirava un bacio serena. Dormiva così tutta la notte fino alle 8.00.
 
E invece ora, da più di 15 gg, siamo entrati in piena crisi.
Non vuole saperne di addormentarsi da sola, urla a squarciagola appena provo ad allontanarmi, appena capisce che deve addormentarsi (ovvero appena finito di sfogliare i suoi libri) si fa prendere da attacchi di pianto disperato. Riesco a farla dormire solo dopo un’estenuante trattativa che dura anche un’ora, nella quale dopo averla rassicurata in tutti i modi (ma lasciandola nel lettino) la tengo giù con la mano (altrimenti si mette in piedi sul letto) e la "coccolo" con la mano finché non si addormenta. Puntualmente la notte si sveglia, 2-3-4-5 volte, piangendo e chiamando mamma e papà, se proviamo a non andare da lei, sveglia letteralmente il vicinato con le sue urla, e se andiamo si addormenta solo in braccio e appena proviamo a rimetterla nel lettino riprende a urlare.
Mio marito (che lei chiama molto) dorme spesso seduto sul divano con lei tra le braccia…..altrimenti rischia di non dormire affatto!
 
Mi sembra sia un problema per vari motivi:
1) Non lo ha mai fatto prima, o almeno quando è stata "educata" a dormire da sola, piangeva un po’ all’inizio ma poi si calmava e dormiva tranquilla
2) Non ci sono stati, almeno penso, episodi traumatici: va all’asilo da settembre, è abituata quindi alla sua vita, io la prendo alle 16.30 e sto con lei ed il padre è sempre molto presente
3) Ha avuto delle influenze, ma sta bene, quindi non penso ci siano motivi di salute (ha anche tutti i denti e finora non le hanno mai creato problemi)
4) Sia io che mio marito alla sua età dormivamo tranquilli
 
E’ come se fosse accaduto qualcosa che le ha fatto scattare una molla. In effetti, il primo giorno dell’inizio della crisi ha coinciso con:
Io ero fuori per lavoro per un paio di gg, ma lei è abituata, mi è già capitato in passato e lei non ha avuto problemi.
Lei aveva avuto l’influenza, quindi è rimasta a casa per una decina di gg, ma anche questo è già successo, visto che da quando va all’asilo si ammala spesso.
Anche mio marito aveva l’influenza, quindi lei forse lo ha visto un po’ giù e meno presente.
 
Non so, normalmente è veramente una bambina tranquilla, ora ci sta rendendo la vità difficile, perché non dormire per parecchie notti di seguito è pesante. L’abbiamo mandata a domire dalla nonna una volta in questo periodaccio, e stranamente da lei ha dormito serena tutta la notte, coincidenza o forse sta cercando solo di attirare la nostra attenzione? Come possiamo fare per aiutarla? Ripeto, noi siamo presenti, ci giochiamo…..
 
Ho un dubbio, potrebbe trattarsi di otite catarrale cronica? Ho letto che puo’ non avere altri sintomi… In effetti mia figlia quest’inverno si è raffreddata e ha avuto tosse e placche spesso, le ho fatto anche un tampone faringeo ma risultava tutto a posto, e la mia pediatra mi ha rassicurato dicendomi che dipendeva solo dall’asilo.
Anche ora ha secrezioni nasali, è raffredata e si tocca spesso l’orecchio….
Forse dovrei fare un esame specialistico? Quale?

Saluti

Daniela


Cara Daniela,
i due anni (o giù di lì), sono considerati, assieme all’adolescenza, uno dei periodi più difficili da gestire di tutto l’arco dell’età evolutiva.
I bambini diventano improvvisamente capricciosi e cocciuti, sono spesso disobbedienti e reagiscono a qualsiasi tentativo di dialogo con gli adulti, ma in modo particolare con i genitori.
E’ veramente molto difficile anche per il più paziente dei genitori capire quale atteggiamento assumere per fronteggiare il problema e cercare di comunicare positivamente col piccolo.
Verso i due anni i bambini si oppongono a tutto: regole precedentemente acquisite e accettate di buon grado, giochi che prima divertivano adesso sono rifiutati e diventa una tragedia alzarsi, vestirsi, mangiare, andare a spasso, dormire… Il genitore deve sapere che rientra tutto nella norma e che è necessario che si armi di santa pazienza perché il tutto può durare anche un annetto se non di più.
Gli atteggiamenti oppositivi del bambino sono rivolti soprattutto al genitore con il quale, fino a quel momento, aveva vissuto maggiormente in simbiosi ma a volte anche al genitore che impone maggiormente la sua personalità sul piccolo. Il bambino sente una irrefrenabile pulsione alla crescita psicologica e alla indipendenza, indipendenza favorita anche dall’inserimento al nido e dalle sue prime esperienze di rapporto con i coetanei: ha voglia di crescere e cerca di farlo sia opponendosi alle figure dalle quali si sente "dipendente" e sottomesso, cioè delle quali ha bisogno, sia imitando i comportamenti di queste stesse figure, dicendo i no che gli sono stati rivolti fino a quel momento quando faceva qualcosa che non andava.
Questa conquista di indipendenza passa attraverso un inevitabile, doloroso ma volontario distacco sia fisico che psicologico dalle figure di accudimento principali e il bambino si sente solo. Questa solitudine diventa ancora più difficile da gestire nel momento di andare a letto: L’addormentamento, infatti, viene vissuto come un ulteriore distacco, un addio al mondo che, sommato agli altri sforzi di distaccarsi da modi di essere precedenti e dalla protezione dell’adulto, oltre all’ansia da separazione delle ore passate al nido, più o meno felicemente metabolizzata e forse al dispiacere che puo’ avere provato durante i tuoi brevi allontanamenti, diventa per il bambino ancora più insopportabile.
Cosa si puo’ fare in questa situazione? Prima di tutto il bambino va capito: i no del bambino servono a fargli capire fin dove puo’ arrivare la sua indipendenza, fin dove puo’ osare, in un certo senso, così come a lui servono per capire ed imprimersi bene nella memoria quello che si puo’ e si deve assolutamente fare e quello che non si puo’ e non si deve assolutamente fare.
Sono una provocazione senza cattiveria. La risposta a questi no deve quindi essere chiara e netta e mai ambivalente o contraddittoria, ma non autoritaria o con tono punitivo.
Nel tuo caso, se la sera la bimba non vuole addormentarsi, concedile delle opzioni: da alcune cose non si deroga, cioé dormire bisogna e anche dormire nel proprio letto bisogna, così come bisogna farlo non più tardi delle ore tot, ma entro questi limiti inderogabili, lo si puo’ fare con la luce accesa, con la porta aperta, con la mamma o il papà un po’ più a lungo presenti, con l’ascolto di una favola o di un po’ di ninne nanne, con un oggetto transizionale piuttosto che un altro che puo’ diventare, magari, anche protagonista principale di una bella favola inventata lì per lì.
Il lettino della bimba può essere spostato accanto al lettone e le si può dire "mi dispiace vederti piangere, ma nel lettino bisogna andare perché domani mattina ci si deve svegliare presto" oppure semplicemente perché questa è una regola inamovibile e basta. A fronte di questo rigore che è un bene per la bambina capire, è giusto rispettarla e cominciare a prepararla al sonno qualche minuto prima di portarla a letto.
Le regole complessive vanno poi ridotte all’osso mantenendo solo le più importanti e cercando di derogare su quelle non essenziali per evitare di dire troppi no che sarebbero controproducenti, anche perché la comunicazione con la piccola, ora che comincia a capire bene il linguaggio parlato pur non sapendo ancora usarlo bene, non va mai interrotta: essa deve essere semplice e immediata e quando si decide di gratificare la piccola con un sì o una concessione, essa deve avvenire immediatamente: "vuoi un giochino?" le va subito dato; "vuoi venire in braccio?", non bisogna farla aspettare e farle sperimentare la frustrazione dell’attesa: più sarà gratificata, meglio sopporterà la frustrazione dei no inderogabili.
Quando, però, i no decisi non possono essere evitati, essi vanno detti in modo fermo ma tranquillo e non autoritario "mi dispiace, non posso" e subito seguiti da una promessa possibile gratificante o da una concessione che puo’ far piacere alla bimba: "ora devi dormire, però domani andiamo…ecc.ecc."
Condisci poi tutto questo con la pazienza che tutte le mamme, proverbialmente, dimostrano e, ovviamente, non trascurare un controllo pediatrico se pensi che possa avere un’otite catarrale: quasi sempre una semplice visita otoscopica dirime ogni dubbio.
Un caro saluto,
Daniela

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