Il momento della pappa è un incubo

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Gentile dottoressa,

volevo farle i miei complimenti per la sua rubrica, che trovo sempre molto utile. Sono la mamma di un bimbo di 13 mesi e sono molto preoccupata per il suo accrescimento ponderale.

Le scrivo alcuni dati inerenti il peso e l’altezza:

alla nascita il piccolo pesava 3.250 gr per 50cm, alle dimissioni 2.900 gr;
a 3mesi 5.920 gr per 60cm;
a 6 mesi 8 kg per 68 cm (inizia lo svezzamento);
a 9 mesi 9 kg per 72 cm;
adesso ha 13 mesi e pesa 9,5 kg per 76 cm di altezza.

Il problema è che dall’inizio dello svezzamento la sua crescita sembra essere nettamente rallentata, inoltre alterna periodi di stipsi a scariche un po’ mucose e maleodoranti. Ha sempre avuto molta difficoltà a bere il latte dal biberon, così a 11mesi, sotto consiglio del pediatra, siamo passati dal latte Plasmon 2 al David.

Questo passaggio è avvenuto in modo graduale, tutto sembrava andare per il meglio: il piccolo gradiva il nuovo latte e finalmente a colazione riusciva a finire il suo biberon da 250 e più ml. Dopo circa una settimana dall’introduzione del latte David, ha avuto una forte diarrea durata circa due settimane e curata prima col Diosmectal, poi col Bactrim, e ha perso circa 100 grammi.

Dopo poco più di una decina di giorni dalla sospensione del Bactrim, ha avuto febbre e tosse forte, e anche questa volta dopo due giorni di febbre alta siamo dovuti ricorrere all’antibiotico. Naturalmente questo ha influito sulla crescita del bambino, e anche sul suo appetito.

Stiamo attraversando una fase davvero molto critica: il piccolo fa tantissimi capricci per mangiare, serra la bocca, rifiuta totalmente il latte, fargli finire la pappa è diventata un’impresa apocalittica, che richiede il coinvolgimento di nonni, zii… Io e il suo papà siamo davvero molto stanchi, e il momento della pappa sta diventando un incubo per tutti!

Secondo lei è il caso di fare degli esami più approfonditi, per rilevare eventuali intolleranze o allergie? Inoltre volevo da lei qualche suggerimento per rendere il momento del pasto più tranquillo e anche delucidazioni su quanto latte deve assumere nell’arco della giornata (lui ne prende a stento 170 ml solo a colazione, addensati con crema di riso e biscotti Plasmon, insistendo molto e usando il cucchiaino).

Mi scuso per la lunghezza della mail e spero in una sua risposta.

Grazie di cuore da una mamma un po’ stanca!

Il bimbo, secondo me, non ha problemi, la sua crescita non deve preoccupare. Nel primo anno, specie attorno ai sei, otto mesi, tutti i bambini attraversano il classico periodo florido e sembrano promettere benissimo in peso e altezza. È un periodo di grande e veloce crescita, aumento esponenziale di nuove cellule e soprattutto aumento della massa grassa piuttosto che della massa magra, cioè muscoli e scheletro.

Questo fa sembrare tutti i bimbi floridi e paffuti, spesso anche in sovrappeso. Poi, però, la natura riequilibra le cose, l’aumento di peso si riduce molto e il bambino, per fortuna, tende al più magro proprio nel momento dei primi passetti. Guai se non fosse così! Avrebbe più difficoltà di movimenti e le sue iniziative motorie sarebbero ridotte con conseguente riduzione anche delle esperienze e delle acquisizioni nuove.

Per di più, nel secondo semestre, i bambini tendono ad acquisire la loro costituzione definitiva, quella che in gran parte dipende dalla genetica, dalla costituzione dei genitori. Pertanto, due genitori normopeso o snelli e di altezza nella media, ad un anno di vita vedranno il loro bimbo avvicinarsi sempre più a questa costituzione e se nel primo semestre il bimbo, invece, appariva florido e paffuto, cominciano inutilmente a preoccuparsi.

Per di più, avendo il bimbo minor bisogno di nutrirsi perché sta crescendo meno velocemente di prima, ha anche meno appetito e questo contribuisce a soffiare sul fuoco delle paranoie alimentari dei genitori che, con i loro teatrini, non fanno altro che instaurare nel bimbo un bel circolo vizioso del tipo: "tu mi irriti con questa insistenza nel volere a tutti i costi farmi aprire la bocca senza lasciarmi autonomia di scelta, io ti punisco serrando ulteriormente la bocca. Tu ti agiti e ti metti in ansia se non mangio, quindi ti occupi e ti preoccupi di me, quindi io continuo a non mangiare per essere sempre al centro della tua attenzione e dei tuoi pensieri e anche se ti arrabbi questo non mi dispiace perché vuol dire che mi vuoi bene e soffri per me".

Così cresce in famiglia un piccolo tiranno, gratificato dall’attenzione e dall’apprensione di tutti i familiari. Che fare allora? Ho risposto molte volte a domande simili, ma oggi ti voglio dare un suggerimento che non ho ancora mai dato: procuratevi una cinepresa e posizionatela in modo che inquadri il quadretto familiare al momento del pasto del tiranno; meglio se due, in modo che vi siano in contemporanea più inquadrature che riprendano il bimbo a mezzo busto, la mamma o chi lo sta alimentando e tutti gli altri che stanno intorno.

Lasciate riprendere l’apparecchio o gli apparecchi per tutta la durata del pasto, anche un’ora se necessario, poi rivedetevi il filmato. Quante volte il viso del bimbo si è girato da un lato opponendosi al cucchiaio ficcato in bocca e quante volte, invece di rispettare il rifiuto, avete insistito portando il cucchiaio contro le labbra del bimbo affinché si schiudessero per forza? Quante volte ha sputato la pappa e l’avete prontamente raccolta per metterla di nuovo in bocca incuranti del rifiuto palese? Quante volte il bimbo ha cercato invano il vostro sguardo mentre mangiava e i vostri occhi erano rivolti da un’altra parte? Quanti segnali non recepiti di comunicazione e di dialogo sono caduti nel nulla? Quante volte l’adulto ha tentato con un finto sorriso compiacente di imbrogliare il bimbo reticente che, magari, in quel momento era molto più interessato a qualcos’altro? Quante volte avete fermato alcuni suoi gesti che avrebbero portato a qualche pasticcio come la pappa sul vestitino o sul tavolo o sulle guance o altro, inibito una sua iniziativa pur di vincere a tutti i costi e fargli finire la porzione che voi adulti avete stabilito adeguata e necessaria?

Sono domande chiaramente provocatorie, perché è indubbio che un bimbo va adeguatamente convinto, sollecitato e incoraggiato a mangiare se tende a perdere tempo o se ha uno scarso stimolo della fame, ma fino a che punto è lecito comportarsi in un certo modo senza tenere conto del desiderio del bimbo o, al contrario, dannoso e controproducente? Non saranno, per caso, troppi i biscotti e i cucchiaini di cereali aggiunti al latte la mattina? Non toglieranno, per caso, eccessivamente l’appetito, visto che ora fa molto caldo e le esigenze caloriche si sono drasticamente ridotte? Quale equilibrio c’è tra cereali, zuccheri, proteine, grassi, fibre, frutta, sali minerali ecc.?

Insomma, un consiglio su argomenti di questi tipo parte dalla sollecitazione di un esame di coscienza. Dopo se ne potrà tranquillamente riparlare.

Il bimbo, comunque, ora si trova su un discreto percentile sia in peso che in altezza, anche se non brillantissimo, ma quello che più conta è che non vi è discrepanza ma, anzi, armonia tra i due percentili del peso e dell’altezza, sicché il bimbo non potrebbe pesare molto di più senza doversi considerare in sovrappeso. Pertanto: promosso e anche a pieni voti, nonostante la generale incredulità.

Un caro saluto, Daniela

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