Il cortisone: uso e paura


Buongiorno dottoressa,

le scrivo per chiarirmi un dubbio circa la somministrazione dei medicinali. Premesso che io non sono molto favorevole all’utilizzo delle medicine, volevo sapere quali sono le controindicazioni dei cortisoonici (Bentelan).

Quando il mio bimbo (di un anno) ha avuto problemi di tosse, mi hanno sempre consigliato di dare subito il cortisone, ma io ho avuto sempre un po’ di paura.

La ringrazio per la disponibilità.

Saluti


Del cortisone non bisogna avere paura quando somministrato per brevi periodi, a dosi corrette, tanto più se per uso locale, cioè per aereosol o gocce nasali oppure in pomate o creme nei problemi dermatologici.

Il cortisone è un farmaco che può risolvere molte problematiche e che, come tutti i farmaci, non è privo di effetti collaterali che possono diventare anche importanti, ma, come al solito, bisogna mettere sulla bilancia i vantaggi e gli svantaggi ed essere sempre certi della opportunità di prescriverlo in quel dato caso e per quel dato problema.

Attualmente, i cortisonici di nuova generazione, nelle varie formulazioni per uso generale o locale, sono sempre meglio tollerati e hanno minori effetti collaterali, però è bene riassumerli questi potenziali effetti collaterali, iniziando col dire, però, che essi iniziano a verificarsi dopo più di due settimane di terapia, almeno i più eclatanti e meno desiderati, mentre quelli che possono insorgere con una terapia di durata inferiore, specie se per bocca o comunque per via generale più che nelle terapie locali, sono molto meno preoccupanti.

Una terapia ad alte dosi, prolungata per mesi, cioè più di sei mesi, può causare demineralizzazione ossea, cioè osteoporosi, ritardo della crescita lineare, cioè staturale, aumento della glicemia, aumento del peso sia per ritenzione idrica, sia per neoformazione di grasso, sia per ipertrofia delle masse muscolari (oltre i 18 mesi di terapia, però), ipertensione sanguigna (anche con terapie di pochi mesi o settimane), irritabilità, nervosismo o, viceversa, depressione (anche con terapie brevi), sanguinamento gastrico per ulcera gastrica (con dosaggi altri e senza associazione con gastroprotettori), acne, cataratta, riduzione della statura definitiva del bambino, irsutismo (solo se terapia prolungata, però).

Un bambino che ha assoluto bisogno di una terapia cortisonica va, quindi, monitorato costantemente e frequentemente e quando compaiono sintomi importanti che preoccupano, la terapia deve essere modulata e ridotta di conseguenza, se le condizioni cliniche e la gravità della malattia lo consentono.

Il cortisone è un farmaco molto efficace perché penetra velocemente nelle cellule e inibisce la moltiplicazione e l’azione delle cellule che producono le reazioni infiammatorie. I sintomi di qualsiasi infiammazione, quindi, tendono a regredire velocemente e il soggetto avverte un miglioramento clinico veloce ed evidente.

Il farmaco ha lo stesso effetto del cortisolo, ormone normalmente prodotto dalle ghiandole surrenali, quindi non si può considerare una sostanza estranea all’organismo, però, proprio perché non viene riconosciuta come estranea, la sua assunzione produce un effetto di feedback negativo sulla secrezione di cortisolo che diminuisce.

Pertanto, se si vogliono evitare gli effetti negativi di una brusca sospensione del cortisolo, cioè di un periodo di insufficiente funzionamento delle ghiandole surrenali, per abituare queste ultime a rifunzionare a pieno ritmo dopo la sospensione della terapia, questa deve essere ridotta molto gradualmente a fine terapia e non sospesa tutta assieme, anche se la sua durata non è stata particolarmente lunga.

Certo, detto ciò, è sempre bene valutare la reale utilità di prescrivere questa terapia volta per volta: in un soggetto asmatico, sicuramente sì; come pronto soccorso in caso di shock anafilattico o di altra evenienza acuta, non si discute sicuramente sì; quando si desidera tentare di non arrivare all’intervento di adenotonsillectomia in un bambino che respira male e ha adenoidi e tonsille molto ingrossate e perennemente infiammate, per alcuni mesi e per via locale e non generale molto probabilmente sì; nel broncospasmo e nel laringospasmo acuto sicuramente sì; in una bronchite con forte componente infiammatoria bronchiale che impedisce al bambino di respirare agevolmente a mio avviso sì; ma in un semplice raffreddore no, così come in altre patologie minori dove, ammetto, a volte, se ne abusa.

Cortisone non demonizzato, quindi, ma prescritto in modo corretto e oculato con stretta e costante osservazione del bambino per tutta la durata della terapia, quando si prevede che sia lunga, continuata e a dosaggio medio alto. Spero di essere stata sufficientemente chiara: purtroppo la medicina non è sempre una scienza esatta e due più due non fa sempre quattro.

Un caro saluto,

Daniela

Ti è piaciuto? Condividilo!Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone