I classici capricci dei terribili due anni


Gent.ma Dott.ssa,

Le chiedo un parere sul mio bambino di due anni (a pochi giorni). È sempre stato molto testardo, ma questa testardaggine si scontra con una serie infinita di capricci, quello che ci lascia sgomenti, è che basta nulla che si arrabbi, per esempio gioca e dopo pochi minuti urla, si butta per terra, e si graffia la faccia.

Quando ciò avviene non lo placa nulla, le grida del padre (cosa che ritengo sbagliata), i miei contenimenti o parlargli. Questi capricci si sono andati intensificando, e questo ci pone il dubbio se lo abbiamo ahimé viziato, per un no succede una tragedia, per vestirlo idem…insomma lo fa per tutto.

Ora, da bambino mangione, si sono indirizzati al cibo (anche se al nido mangia tutto), a casa vuole solo le polpette e non accetta altro… Quando tento la pasta o le minestre si arrabbia e non mangia nulla, se non poi il latte che beve tanto (non mangia lo yogurt).

Come possiamo arginare questi capricci, e come fargli mangiare anche le minestre? Posso dargli tutte le sere le polpette, anche se mischiate con la verdura, è una dieta sana? È un bimbo robusto.

Grazie di cuore.

Serena


Dei terribili due anni non ci si stanca mai di parlare e di lamentarsi! Devono passare e la medicina migliore è la crescita, cioè il superamento del terzo anno, se non del quarto.

Per ora, cerca, prima di tutto, di non farti coinvolgere eccessivamente dai comportamenti del bimbo: al momento del capriccio, se mette in atto comportamenti che possono essere pericolosi per lui o per altri bimbi o per oggetti fragili, ecc., cerca di contenerlo per evitare che procuri danni o si faccia male, ma fallo senza alzare la voce, senza sgridarlo o altro.

Se anche questo contenimento, dopo alcuni minuti, massimo un quarto d’ora, non sortisce l’effetto di calmare il bimbo, mettilo in una situazione di non nuocere a se stesso e ad altri e lascialo sfogare da solo. Quando si sarà calmato, farai finta di nulla, gli asciugherai le lacrime, gli pulirai il nasino, insomma, tutti quei piccoli gesti che consolano un bimbo e sanciscono la fine della crisi.

Se noterai che i capricci si intensificano quando gli dai ascolto, cambierai atteggiamento e lo ignorerai del tutto. Lo farai anche dopo che il capriccio è terminato e il bimbo si è calmato: farai finta di non volergli più bene e di essere stata molto delusa dal suo comportamento; niente coccole anche se le chiede, niente latte e biscotti se li chiede, al massimo un po’ di acqua se ha pianto molto. Prima o poi capirà che urlando ed agitandosi non otterrà nulla e non userà più questo comportamento come arma di ricatto.

Per il cibo, ugualmente, o mangia la pappa preparata o nulla, niente latte e biscotti in sostituzione. Naturalmente lo accontenterai spesso preparandogli polpettine con verdure o altri cibi a lui graditi, ma non tutti i giorni, come forse vorrebbe lui. Quando li rifiuta: a letto senza cena se rifiuta qualsiasi altra cosa equivalente, cioè formaggino al posto della polpetta (non metterti a cucinare qualcos’altro, non ne varrebbe la pena).

Non sostituire, cioè, una cena mancata con un biberon di latte. A fronte di questo rigore, cerca di capire, al di là dei famosi due anni, se vi sono motivi particolari che inducono il bimbo a comportarsi così: orario troppo lungo all’asilo, stanchezza eccessiva, troppe ore lontano da te, vita un po’ monotona, priva del movimento all’aria aperta necessario per scaricare le inevitabili tensioni accumulate all’asilo e così via.

Quando è sereno cerca di sfruttare al massimo i momenti che trascorri con lui uscendo assieme a lui, giocando assieme a lui, raccontandogli delle favole, guardando i cartoni assieme a lui e via discorrendo. Ogni volta che si comporta bene lodalo e riconosci i suoi pregi per aumentare la sua autostima, ma quando arriva il momento di dire di no e di porre dei limiti sii inflessibile: pensa sempre che, con i suoi capricci, è il bambino che te lo chiede, è il bimbo che ti mette alla prova e cerca di capire, provocandoti, fin dove può arrivare.

Il bambino ha bisogno dei no come del pane e delle carezze, essi non devono assolutamente mancare nella sua educazione; però vanno espressi con eleganza oltre che con fermezza, cioè con autorevolezza: alzare la voce e, peggio ancora, le mani, non è indice di autorevolezza ma, bensì, di debolezza e di incapacità di gestire la situazione con la necessaria risolutezza.

Non comportarti mai in modo ambivalente, contradittorio, ambiguo o poco chiaro e non avere sensi di colpa quando è necessario dirli questi benedetti “no”: il bimbo sarà il primo a ringraziarti quando sarà un po’ più grandicello, ma anche ora, nel giro di poco tempo, noterai che diventerà più sereno lui stesso.

Un caro saluto,

Daniela

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