Grazie dottoressa


 

Buongiorno dottoressa Sannicandro,

 

solo poche righe di una mamma che fa fatica in questo periodo a gestire un bel po’ di cose. Soprattutto l’essere una mamma spensierata con i miei bambini.

 

Più volte le ho scritto chiedendole consigli su Alessandro e Federico e tutte le volte lei ha risposto donandomi una tranquillità ed una serenità che le assicuro in certi momenti sono fondamentali.

È questo il mio problema, l’angoscia che ai miei bambini possa succedere sempre qualcosa e qualcosa di irreparabile che credo sia un’angoscia comune a tutte le mamme ma che purtroppo in me è diventata piano piano oppressione e poi panico.

 

Ed è per questo che ho chiesto aiuto, un aiuto specializzato perché pian piano stavo cadendo nell’esaurimento (o forse ci sono caduta).

 

Ogni giorno, ogni momento è dura, dura cercare di far vivere ai miei bambini un’infanzia spensierata e priva di angosce di malattie e nei momenti in cui le ho scritto lei è sempre riuscita a trovare le parole giuste al momento giusto.

 

Come quella volta che mi ha scritto di usare le mie mani per accarezzare le guance di Alessandro e non per palpargli i linfonodi. Ogni volta mi ripeto quella frase.

 

Avevo qui a Milano una figura che come lei mi ha aiutata tanto in certi momenti, il pediatra dei miei bambini che purtroppo però quattro giorni fa è mancato improvvisamente.

 

Ecco, oggi io le scrivo per dirle GRAZIE per tutte le volte che a mamme come me che vorrebbero essere perfette e invincibili per i loro figli ma in realtà si sentono impotenti e inadeguate, persone uniche come lei e il dottor Adami, riescono a trovare il modo giusto (non solo medico), le parole giuste che toccano e arrivano a corde che per quanto mi riguarda scatenano anche attacchi di panico dolorosissimi.

 

Davvero, con il cuore, e con tutta la stima grazie, il mio percorso sarà complicato e doloroso lo so perché già lo è ma sono le persone come lei che anche solo attraverso una arida pagina elettronica fanno molto di più di quanto in realtà credono.

 

Un grazie anche al pediatra che per cinque anni ha seguito i miei bambini in modo paterno e amorevole e che non c’è più.. siete due persone speciali.

 

Un saluto

 

Giulia

 

Fai bene a servirti di un aiuto specializzato per i tuoi problemi di depressione e di crisi di panico. Il mestiere di mamma è difficile e bisogna inventarselo giorno dopo giorno: è una sfida che a volte può mettere in difficoltà perché il cambiamento esistenziale di una donna quando diventa madre è enorme, implica mutamenti profondi e richiede in modo particolare la buona elaborazione del proprio vissuto infantile, cioè del proprio vissuto di figlia, sia nei confronti della propria madre, ma anche del proprio padre.

 

Ripercorrere la propria infanzia, il rapporto con i genitori, i vissuti adolescenziali e fare pace con conflitti e paure irrisolti è la condizione indispensabile per affrontare in modo sereno una maternità, liberi da fantasmi che non devono ricadere sui figli.

 

La cura dell’anima è lunga e spesso dolorosa, ma se ne esce così come si supera una tonsillite o qualsiasi altra malattia, purché lo si voglia veramente. La scomparsa prematura del tuo pediatra che è stato per te una figura di riferimento e, penso, di ascolto, molto significativa, è stato un dolore per te ma credo anche per tante altre mamme che a lui affidavano la salute dei loro figli e le loro legittime preoccupazioni, ma affinché non sia sopraggiunta invano è bene che tu sappia elaborare anche questo di lutto, sia con la memoria, che sarà indelebile, ma anche cercando di far vivere nella pratica non solo tutti i suoi suggerimenti e i suoi consigli umani e professionali ma quell’insieme sottile e poco definibile di esempio che ti ha trasmesso, quel modo particolare che sicuramente deve avere avuto di rapportarsi con la vita, di infondere energia, nei momenti di responsabilità, nei momenti in cui emergevano i problemi.

 

In qualche modo, visto che hai avuto la fortuna di conoscerlo bene, sei ora chiamata a diventarne testimone vivente. Se prima era per te un punto di riferimento, se prima andavi da lui sapendo che potevi contare sul suo ascolto, sul suo aiuto, sui suoi suggerimenti, ora che non c’è più ti dovrai certamente rivolgere a qualcun altro, ma nei confronti della vita e delle sue difficoltà sei chiamata a far vivere attraverso di te proprio quello che lui è stato per te, quindi, nonostante le tue paure, le tue angosce e le difficoltà che ti fanno soffrire, tutto questo deve, in un certo senso, suggerirti di essere un po come lui, di fare vivere questa persona attraverso i tuoi gesti, il tuo approccio alla vita, in modo che la situazione si ribalti e tu, da persona che ora chiede aiuto, ti possa trasformare in persona che sa aiutare, che sa rasserenare, che sa suggerire vie di uscita: da persona che cerca riferimenti, insomma, dovrai trasformarti in persona di riferimento.

 

Solo così riuscirai a soffrire di meno, solo così la prematura scomparsa del tuo pediatra sarà per te meno dolorosa e non sarà avvenuta in vano. Se riuscirai in questo, un domani anche i tuoi figli, ormai grandi, porteranno dentro di sé un po’ dell’energia che gli fu trasmessa dal loro pediatra, anche senza saperlo perché, ovviamente, non ne avranno memoria.

 

Ma solo così si trasmette la memoria del mondo, che non è fatta soltanto di avvenimenti in successione, ma di sottili trasformazioni verso una consapevolezza che dovrebbe essere sempre più elevata.

 

Un caro saluto, Daniela

 

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