Evidente allergia al latte non confermata dai medici: che fare? 3


Gent.ma Pediatra,

Le ho scritto qualche settimana fa relativamente al problema CC/Vit.D e La ringrazio ancora per la Sua risposta.
Vorrei esporle un altro “problema”, visto che con la nostra Pediatra non ne veniamo a capo.
La bimba ha ora 17 mesi  e pesa 9,6 kg x 84 cm (CC 45,5 cm ). Nata  a 36 sett  – 2,315 kg x 44 cm (CC 32,5 cm)
Un po’ di background: con il passaggio al LA esclusivo (non sono riuscita ad attaccarla ma tiravo il latte) verso i 3 mesi ha iniziato a manifestare muco verde nelle feci, un po’ di dermatite sul viso, tanta aria nella pancia, scarsa crescita in peso ma soprattutto progressivo rifiuto del latte (piangeva alla sola vista del biberon). Allora la vecchia Pediatra ci ha fatto svezzare la bimba a 5 mesi con la frutta e 5 mesi/mezzo con la minestrina “perché sicuramente si era stancata del latte”. Invece la bimba ha rifiutato anche le pappe nonostante fossero preparate con tutti ingredienti freschi.  Abbiamo fatto fatica anche con la frutta!!! Le pappe al formaggio sistematicamente le vomitava dopo mezz’ora circa. Abbiamo cambiato pediatra e a 9 mesi abbiamo iniziato con il LA di soia (escludendo dalla dieta tutti i latticini) e nel giro di un paio di settimane non ho più trovato muco nelle feci , e la bimba ha ripreso a bere serenamente il latte.  A 14 mesi siamo stati da un’allergologa e visto l’esito negativo dei prick test ci ha consigliato di introdurre il latte vaccino o il LA 3.  La bimba ha rifiutato entrambi, ora beve LA 2 (senza nemmeno tanta voglia). Da allora, complici i dentini messi tutti insieme e 2 cistiti (ne ha fatte 3 in totale) ha avuto una completa regressione per quanto riguarda l’alimentazione e già non è mai stata una mangiona!
A 17 mesi mangia ancora solo minestrina con multicereali e un po’ di pastina (formati piccoli tipo stelline). Solo zucchine e carote e SOLO CARNE. Fino ai 14 mesi mangiava pesce, legumi, prosciutto, etc… ora rifiuta tutto che non sia carne.
Ma soprattutto rifiuta il nostro cibo. Le abbiamo provate tutte: si siede a tavola con noi, la lascio sperimentare e sporcarsi, pasta con formati divertenti, polpette, arancini, frittate, torte salate, etc  Le propongo torte fatte in casa, crostate e altre cose golose (suggerite dalla Pediatra come budini, panna cotta sempre fatte da me) ma ne mangia una briciola poi sputa o butta via tutto.  Eppure sa masticare perché ad es. la pizza la mangia eccome!
La cacca è tornata ad essere molto morbida, quasi appiccicosa e ogni tanto trovo del muco (ma ha anche preso l’antibiotico quindi non so se attribuirlo al latte – le diamo fermenti e anche il Betotal dopo la cura).
Non sappiamo più che pesci prendere…  spero possa darci qualche suggerimento.
Grazie!

 

Ammetto di essere rimasta un poco sconcertata dalla tua mail e ti spiego perché: la bimba, sin dai primi mesi di vita, al momento della introduzione del latte artificiale di derivazione, ovviamente, vaccina, ha presentato chiari sintomi di intolleranza alle proteine di questo alimento nuovo. Feci di colore anomalo, con muco, inappetenza, flatulenza, eczema o dermatite, coliche, scarso accrescimento… quale altro sintomo doveva comparire prima di porre diagnosi, anche solo presunta, di intolleranza al latte? E a questo punto la bimba è stata svezzata con lo scopo, penso, di ridurre la quota di latte assunto durante la giornata sostituendolo con frutta e minestrina. Questo mi sta bene, ma perché, allora, lasciare, come presumo sia avvenuto, alcuni pasti a base del solito latte e per di più prescrivere pappe con formaggio? La piccola continuava ad avere inappetenza e disgusto verso gli alimenti a base o contenenti latte vaccino. Sono passati altri mesi e finalmente hai cambiato pediatra nonché latte. Il latte di soia, miracolosamente, ha eliminato i sintomi. Assieme al latte di soia, poi, hai eliminato anche i derivati del latte. In questa fase alimentare, priva di allergeni derivanti da latte vaccino e suoi derivati, coincidente, guarda caso, con uno stato di relativo benessere della piccola, hai consultato una allergologa che ti ha prescritto prick test risultati, poi, negativi. Ma, sempre che io abbia capito bene, la bimba non assumeva da un po di tempo latte vaccino e derivati: come si poteva pensare che avesse anticorpi circolanti specifici per questi alimenti visto che non stava assumendo gli antigeni corrispondenti responsabili della produzione degli anticorpi IgE specifici? Questo potrebbe essere uno dei motivi della negatività dei prick test. Ma non esistono solo allergie al latte vaccino IgE mediate, cioè provocate da una specifica reazione tra le immunoglobuline E e gli antigeni costituiti dalle proteine vaccine (che sono, appunto, le allergie svelabili con il prick test). Quasi mai, infatti, un prick test negativo è sufficiente ad escludere una allergia alle proteine vaccine. Il prick test dosa le IgE, cioè le immunoglobuline di tipo E specifiche, ma vi sono allergie non mediate dalla IgE che si devono sospettare anche quando un prick test risulta negativo. Si tratta di allergie cosiddette cellulo mediate in quanto prodotte non da anticorpi circolanti ma da particolari linfociti chiamati T dalla loro origine nel timo. Esse sono più subdole, di solito prevalgono i sintomi gastro intestinali e scarsa crescita più che i sintomi cutanei o le più rare crisi anafilattiche tipiche dell’allergia IgEmediata. In queste forme, che, per distinguerle dalla vera e propria allergia, vengono chiamate spesso intolleranze piuttosto che allergie, la diagnosi non si può fare con nessun tipo di dosaggio di componenti del sangue e nemmeno con test cutanei come il prick test. Per diagnosticare una intolleranza alle proteine vaccine resta solo l’evidenza clinica, cioè l’osservazione dei sintomi che ha il bambino quando assume latte e derivati e la loro scomparsa quando vengono eliminati dalla dieta. Se proprio si vuole essere più sicuri ed avere una conferma, non resta che il test da carico che tu, comunque, anche senza saperlo, hai già fatto reintroducendo latte vaccino dopo un periodo di latte di soia e osservando la ricomparsa di inappetenza e rifiuto per i latti 3 e 2. Sarebbe bastato questo per suggerirti di farti tornare al latte di soia o di riso o comunque alla sospensione di latte vaccino e derivati. Siccome, però, la bimba si mostra ancora inappetente, riluttante ad assaggiare nuovi alimenti, riducendo le sue preferenze solo a poche cose come carne, pizza e non so cos’altro, tu cosa fai? per invogliarla le proponi la panna cotta, le crostate, suppongo, contenenti burro nella pasta frolla, budini a base di latte, arancini, suppongo, fritti e cos’altro ancora? Io non conosco la piccola, devo stare a quanto mi riferisci e non mi sento in diritto di criticare i consigli di un altro collega che ha la possibilità di avere la bimba sotto gli occhi, però mi sembra proprio che qualcosa non quadri nella gestione alimentare della tua bimba: in primis la reintroduzione del latte vaccino e suoi derivati che non mi sembra ancora pronta per accettare. Una volta sospesi questi alimenti, quello che importa è che la piccola riprenda appetito. Non è un grosso problema se i suoi gusti non sono, come dire? basati sulla curiosità di sperimentare le novità e tantomeno gli alimenti “dei grandi”. Quello che importa è che sappia comunque masticare le cose che a lei piacciono come la pizza o, magari, spicchi di frutta o pezzi di pane, che si alimenti in modo regolare intendo sia come orario dei pasti che come quantità ed equilibrio alimentare, che quello che rifiuta non sia sostituito da abbondanti alternative pur di vederla mangiare e che, in definitiva, vi sia una buona disciplina alimentare nel suo complesso. Ogni nuovo alimento, da lei, per ora, apparentemente poco gradito, potrà essere introdotto molto gradualmente, una novità alla settimana, magari inizialmente anche mischiato al suo cibo o alla sua minestrina abituale. I bambini hanno più bisogno, nel momento del pasto come in altri momenti della loro giornata,  di essere rassicurati trovando sapori conosciuti ed abituali che di essere troppo stimolati dalle novità. Finché non hanno ben assimilato, conosciuto un certo sapore, infatti, non hanno bisogno di sperimentarne un altro. Una certa monotonia alimentare, o almeno giudicata tale da un occhio adulto, serve alla loro crescita e al loro adattamento alla vita così come serve andare a letto alla stessa ora, sempre con gli stessi rituali, nella stessa cametretta, ascoltando la stessa ninna nanna o la stessa favoletta. Serve, questo, per il loro apprendimento, per lo sviluppo della loro memoria, cioè per memorizzare bene ogni esperienza che fanno. La vita è come una poesìa: che senso avrebbe passare alla seconda strofa quando ancora non si è imparata o capita la prima? I bambini vanno rispettati assecondati nei loro gusti, vanno, quindi, prima osservati e capiti e bisogna avere la pazienza di aspettare che maturi in essi la curiosità verso le novità; novità che, una volta conosciute, il bambino deve essere libero di accettare o rifiutare. Detto ciò, mi sembra che le sue attuali misure continuino a rispettare i percentili sui quali si sono sempre collocate, ammesso che io ricordi bene la tua mail precedente. Quindi, nulla di nuovo sotto il sole dal punto di vista della crescita.

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