Enuresi notturna


 

Salve gentile Dottoressa,

Le ho già scritto in passato sull’argomento e mi perdoni se ci ritorno ma ho bisogno di alcuni chiarimenti. Il mio bambino ha ormai 4 anni e 9 mesi ed ancora ha il panno molto zuppo la notte. Si fa almeno due o tre pipì notturne. Lei in passato mi aveva consigliato, sempre che volessi provarci, di togliergli il panno e svegliarlo dopo 3 ore circa dal suo addormentamento. Non ci ho mai provato perché nel frattempo a maggio scorso si è ammalato di leucemia (si ricorderà di noi). Ora la situazione è che, avendogli proposto dei regalini qualora avessimo trovato il panno asciutto, lui si è offeso perché è molto insicuro ed è convinto di non riuscirci.

In effetti credo che non sia affatto pronto ed io e mio marito abbiamo fatto un errore a promettergli ricompense, perché ora è convinto di non riuscire a meritarsele. Lui vuole togliersi il panno e vorrebbe che noi lo svegliassimo. Le chiedo allora: dovremmo svegliarlo ogni tre ore per quanto tempo, giorni, settimane, mesi??

Ho letto inoltre da molte parti pareri contrari su questo metodo, adducendo che se il bambino non si abitua a svegliarsi da solo non si risolve affatto il problema. Si promuovono invece gli allarmi notturni, cosa che io però non condivido.

Le chiedo allora un chiarimento: ma che differenza c’è tra l’utilizzo di un allarme sulle mutandine e invece lo svegliare il bambino poco prima che faccia la pipì? Come rimediare ora visto che ho capito che sta diventando un problema per il bambino?

Purtroppo c’è anche il problema della leucemia ed io avrei aspettato questa primavera, a 5 anni compiuti, ma ora? Le confesso che inizio a preoccuparmi del problema e tra l’altro né io né mio marito abbiamo avuto il panno così a lungo da piccoli. Solo un cugino di primo grado di mio marito lo ha tolto a 10 anni; può essere questo un fattore ereditario?

Mi scuso ancora per questa mia richiesta già parecchio trattata da lei.

La saluto caldamente.

L’ereditarietà ha un peso non indifferente nel determinare la durata dell’incontinenza notturna di un bambino, ma è più facile ipotizzare una sua influenza se anche uno dei genitori è stato a lungo enuretico piuttosto che un cugino. Quindi è possibile che ci sia una componente ereditaria ma, a mio avviso, non è certo.

L’enuresi notturna è maggiormente condizionata dalle caratteristiche del sonno del bambino che, se ancora molto profondo e di tipo immaturo soprattutto nelle fasi non rem, cioè nelle fasi di sonno profondo durante le quali il bambino non sogna, può bloccare i meccanismi inconsci di percezione dello stimolo ad urinare.

Il tipo di sonno del bambino, cioè se molto profondo o meno, si può dedurre dal comportamento del bambino addormentato, cioè se quando è stanco si addormenta ovunque si trovi nonostante i rumori o le luci, se si sveglia con molta difficoltà o se ha o ha avuto in passato dei periodi di parasonnie, come i pavor notturni, le apnee notturne e così via. In questi casi l’enuresi dipenderebbe dal sonno ancora molto profondo e si tratterebbe di attendere la maturazione, anche in ritardo, di questa funzione, che può avvenire anche dopo il sesto anno di vita.

Però esiste una esperienza oggettiva di base costituita dalla malattia che ha vissuto e sta vivendo il piccolo, dal ricovero o i ricoveri, dalle terapie, dal senso di ansia e di insicurezza che tutto questo vissuto può avere procurato al bambino, incluso il fatto di avere percepito e assorbito l’ansia dei genitori e in questo caso la soluzione si avrà con il tempo e magari con un sostegno psicologico qualora fosse necessario. Solo su questo punto si può lavorare, mentre sulla struttura del sonno molto meno.

Per quanto riguarda la gestione del problema: la componente psicologica si sostiene cercando di fare esprimere molto il bambino e di lavorare sulla sua autostima nonché sulla riduzione dell’ansia dei genitori nei confronti del suo problema, non solo di enuresi ma di salute, anche in questo caso, se necessario, con l’aiuto di uno psicologo.

Senza caricare il bimbo di troppe responsabilità con aspettative che non è ancora in grado di soddisfare, si può fare in modo che lui stesso partecipi alla soluzione del problema, non tanto promettendo ricompense in caso di successo, ma facendo in modo che partecipi, per esempio, alla preparazione del letto con traverse di plastica per non bagnare il materasso ecc. in modo che lui sia rassicurato sul fatto che anche se si dovesse bagnare questo non comporterà un grosso problema igienico o troppe conseguenze faticose e si sentirà più rassicurato. Poi si potrebbe farlo cenare un po’ prima del solito cercando di non preparare un pasto con molti liquidi e cercando di farlo bere poco o nulla – ma senza costrizioni se ha sete, ovviamente – fino a tre ore circa prima di andare a dormire. Ovviamente dovrà sempre svuotare la vescica prima di andare a letto e, se te la senti, potresti portarlo in bagno anche addormentato tre ore dopo l’addormentamento, ma non certo ogni tre ore per tutta la notte!

Io sono piuttosto contraria al pannolino notturno negli enuretici perché è anche attraverso il disagio percepito dal fatto di sentirsi bagnati che passa l’attivazione di quei meccanismi inconsci che non sono solo automatici e puramente fisiologici ma anche psicologici che promuovono la continenza notturna. Non è necessario che siano i genitori a stimolare la responsabilizzazione del bambino attraverso promesse, ricompense o rimproveri, pur sempre a volte utili, a volte basta, il disagio percepito dal fatto di ritrovarsi bagnato a fare scattare nel bambino dei meccanismi di responsabilizzazione.

Quindi: valutazione di quanto la malattia possa incidere su questo ritardo di acquisizione, messa in atto di protezioni come traverse assorbenti, teli di plastica, ecc. magari posizionati anche con l’aiuto, anche solo formale, del bambino prima di andare a letto, eliminazione del pannolino se te la senti, ma questa volta in via definitiva, paziente e costante ascolto del bambino e dei suoi stati d’animo, stimolando le sue confidenze anche con giochi partecipati, disegni, ecc., magari racconto di qualche favola, anche inventata, dove il protagonista principale, che può essere anche un animaletto o un personaggio molto amato dal bimbo, vive e risolve il suo stesso problema, piccoli semplici accorgimenti dietetici e gratificazione quando la mattina si sveglia asciutto evitando, questa volta, promesse di ricompense che potrebbero non arrivare, ma dandole soltanto a successo avvenuto.

Comunque nessuna fretta o eccessiva preoccupazione fino a sei anni: fino a quella età, l’enuresi notturna interessa un così grande numero di bambini da essere considerata para fisiologica.

Un caro saluto, Daniela

Ti è piaciuto? Condividilo!Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone