Enuresi notturna secondaria a tre anni


Gentile dottoressa, innanzitutto grazie infinite per la sua disponibilità.

Mio figlio ora 3enne è stato spannolinato con successo a partire da fine aprile, dapprima solo di giorno, poi anche di notte da inizio luglio. Da agosto a dicembre compreso, non ha MAI bagnato il letto, tenendo quindi la pipì dalle 20,30 alle 7,30 senza problemi.

A metà dicembre abbiamo scoperto, a seguito di un’importante tachicardia sopraventricolare, che è affetto dalla sindrome di Wolff Parkinson White, ora tenuta sotto controllo con un antiaritmico (flecainide, assunto 3v al giorno in dosi di 20mg ciascuna).
È stato ricoverato in ospedale per 10gg, di cui una settimana in terapia con digitale per ripristinare la normale attività cardiaca a seguito dell’affaticamento da tachicardia che aveva dilatato un ventricolo e successivamente per monitorare la terapia farmacologica.
Non sono stati giorni facili per nessuno, ovviamente, malgrado il piccolo avesse sempre un genitore presente e ci fossero le volontarie ABIO a rallegrare i bimbi.
Al rientro a casa era molto debilitato, diceva di voler dormire con noi (cosa mai avvenuta, nemmeno da neonato), aveva incubi ricorrenti, solo a sentir parlare di medici si toccava il braccio dove gli hanno lasciato un ago infilato per tutta la durata del ricovero etc.

Ora si è ripreso, mangia e dorme bene, frequenta la scuola materna come prima, accetta il farmaco spalancando la bocca e riesce a simbolizzare il ricordo dell’ospedalizzazione con racconti di un amico inventato che fa visite ripetute da medici e viene ricoverato.

Da circa una settimana dopo il rientro a casa però bagna sistematicamente il letto la notte! Le mattine in cui si risveglia asciutto sono davvero rare. Ormai è un mese e mezzo che lavo e stiro lenzuola e traverse quotidianamente e mi sto interrogando su come affrontare il problema.

Ha senso rimettergli il pannolino dopo tanto tempo? Quando ho provato a proporglielo ha detto che non lo vuole.
Gli do tempo e mi rassegno alle lavatrici continue?
O forse è il caso di pensare ad una psicoterapia per elaborare l’evento traumatico (con EMDR magari)?
Potrebbe esserci anche un effetto diuretico del Flecainide ad effetto ritardato? (le lenzuola dell’ospedale non sono mai state bagnate e nemmeno quelle di casa i primi giorni dopo le dimissioni)

Colgo l’occasione per comunicarle la mia stima per la competenza e la completezza con cui risponde a tutte noi

Non è dimostrato che, con un dosaggio corretto, la flecainide possa indurre un aumento della diuresi, però dei disturbi del sonno si, così come degli stati di ansia. Il bimbo sta piano piano elaborando lo stress del periodo di ricovero. Però, a mio avviso, il vissuto che potrebbe avere di quei giorni, non dovrebbe essere così drammaticamente traumatico da dover ricorrere a terapie di supporto tipo EMDR o altre. In fondo non si è trattato di un lutto o di una catastrofe come terremoto, incidente stradale, stupro o altre di questa portata.

Si è trattato di qualcosa di cui ha visto la fine e che ha vissuto sempre con la presenza di un genitore a fianco. Avrà sofferto il sentimento di impotenza di fronte a medici e infermieri che, nonostrante i suoi probabili pianti, gli hanno comunque messo aghi nel braccio e soministrato medicine contro la sua volontà, questo si; qualche medico potrebbe non essere stato nei suoi confronti particolarmente empatico o rassicurante e 10 giorni di questi vissuti non sono pochi per un bimbo di tre anni.

Però da qui a temere ripercussioni permanenti nella psiche del bimbo tanto da rendere opportuna una psicoterapia di supporto mi sembra che vi sia una differenza. Il bambino sta elaborando bene, anche se con un po’ di difficoltà, il suo trauma, tanto è vero che il suo comportamento di giorno si è totalmente normalizzato. Resta da attendere la normalizzazione anche a livello inconscio e a mio avviso, dopo solo un mese dall’accaduto, non ci si può attendere che tutto sia completamente risolto. Io credo che continuando a fare parlare molto il bimbo, ad ascoltarlo, a stimolarlo con disegni e con la drammatizzazione aiutata dall’amico immaginario che vive al posto suo le esperienze del bimbo, lavorando molto sulla sua autostima e cose varie, prima o poi il bimbo dovrebbe riuscire da solo ad elaborare i suoi ricordi in modo positivo. L’atteggiamento sereno dei genitori lo aiuterà molto e anche, perché no, il fatto di dovere ritornare da esterno e non da ricoverato, nel luogo del delitto, per gli inevitabili controlli periodici che credo non mancheranno, potrebbe essere una occasione per sdrammatizzare i ricordi, specialmente se con l’aiuto dei medici stessi che lo hanno avuto in cura che dovrebbero scherzare con lui e farlo sentire importante proprio perché ha avuto modo di affrontare il ricovero coraggiosamente ecc., ecc.

Però questa è solo una mia opinione: forse uno psicologo potrebbe essere la figura più idonea per consigliarti il da farsi. Il mio pensiero è che un solo mese di enuresi non sia sufficiente per dedurre che il piccolo abbia subito un trauma particolarmente importante, pertanto aspetterei ancora alcuni mesi, almeno fino alla primavera e nel frattempo cercherei di lavorare sull’amor proprio e sull’orgoglio del bimbo barattando qualche ricompensa la sera se di mattina si sveglierà asciutto: come funziona il trauma per la comparsa dell’enuresi potrebbe funzionare l’aspettativa positiva di una bella cosa per la sua scomparsa e comunque, anche se è vero, specialmente per quanto riguarda la EMDR, che prima si inizia rispetto al trauma subito, più facile sarà il recupero psicologico, tentare per qualche altra settimana non nuocerebbe se non per qualche lavatrice in più.

 Un caro saluto, Daniela

 

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