Ennesimo dubbio sul vaccino H1N1


 

Cara dottoressa,

i miei due bimbi di 3 e 5 anni rientrano nelle categorie a rischio per la nuova influenza (con mia perplessità).

La pediatra mi ha spiegato che dato che hanno avuto episodi di bronchite e polmonite all’età di due anni devono essere vaccinati.

Io sono terrorizzata sia dal virus che dal vaccino e non so che fare. Ma i miei bambini sono davvero a rischio? Perché il vaccino contiene adiuvanti al contrario di quello americano? Ho paura per i rischi a lungo termine.

Grazie

I tuoi bimbi non sarebbero da includere in senso stretto tra le categorie ad alto rischio ma solo a rischio moderato o basso. Il vaccino pandemico, d’altro canto, non deve preoccupare né tanto meno terrorizzare per quanto riguarda gli adiuvanti, sostanzialmente lo squalene, che è una sostanza contenuta in quantità infinitesime nel vaccino e oltretutto che noi stessi, nel nostro organismo, produciamo.

I bambini sotto ai 10 anni di età non hanno un sistema immunitario sufficientemente in grado di produrre anticorpi durevoli nei confronti di alcuni vaccini, specialmente quando non sono mai venuti in contatto con quel particolare virus e sono quindi vergini dal punto di vista immunitario.

Pertanto, affinché il vaccino sia efficace anche nel tempo, almeno per quanto riguarda l’influenza A, che è nuova per i bambini e per tutti i giovani nati dopo il 1968, è necessario che venga potenziato con adiuvanti, i cui effetti collaterali sono comunque rarissimi e tra l’altro non sempre le malattie neurologiche comprese tra questi effetti collaterali sono state messe sicuramente in relazione con il vaccino.

Il vaccino pandemico è preparato nello stesso modo e con gli stessi metodi di molti altri vaccini che nessuno teme più di tanto e che vengono regolarmente somministrati ai bambini senza che nessuno venga preso dal panico, squalene a parte che, ripeto, non è in grado di produrre nulla di particolare sia per l’infinitesima quantità contenuta nei vaccini sia per il fatto che l’organismo umano stesso è in grado di produrlo.

Bisogna quindi sfatare e assolutamente contenere l’ondata irrazionale di diffidenza nei confronti del vaccino pandemico e fare vaccinare, per ora solo i soggetti a rischio, con tranquillità. Verso gennaio, inizierà anche la vaccinazione per i soggetti non a rischio, iniziando dai bambini sani che, rispetto agli adulti hanno maggiori probabilità di contrarre la malattia e di conseguenza di diffonderla in giro.

L’obiettivo della vaccinazione di massa, quindi non solo dei soggetti a rischio, è quello di arrivare a vaccinare almeno circa il 40% della popolazione, almeno di quella rimasta non contagiata e questo per evitare il più possibile il diffondersi della pandemia, ma non perché nei soggetti sani si tema in modo particolare eventuali complicazioni gravi post influenzali, sempre possibili comunque, ma perché si sa che un virus, specie se nuovo, più si diffonde passando da soggetto a soggetto, più probabilità ha di mutare il suo patrimoniogenetico, combinandosi, magari, con un altro virus per dare vita ad un virus potenzialmente molto più aggressivo (vedi quello dell’aviaria che, per fortuna, sembra non diffondersi ancora tra gli umani, ma il cui genoma è passato per un terzo nel genoma del virus h1n1).

Lasciando che questo virus, per ora apparentemente poco offensivo, si diffonda liberamente senza bloccarlo con una vaccinazione quanto più di massa possibile, esso, quindi, col tempo, potrebbe mutare se si combinasse nuovamente, con una specie di "restiling" genico, con altri virus, specialmente quello dell’aviaria h5n1, quello della suina e quello della classica influenza umana stagionale. Con questo rischio di ricombinazione genica, di restiling, l’attuale h1n1 potrebbe ipoteticamente diventare molto simile al temutissimo virus dell’aviaria, potenzialmente mortale per l’uomo, con l’aggravante di non limitarsi più agli uccelli, ma di diffondersi anche nell’uomo.

È chiaro che sulle ipotesi non si fa la medicina, ma i virologi e gli epidemiologi hanno il dovere di informare la popolazione e di mantenere un adeguato livello di allerta, che non significa panico, ma solo obiettività e buon senso. Ritornando al caso dei tuoi bimbi, quindi, se la pediatra che li conosce bene li ha classificati soggetti potenzialmente a rischio, il mio consiglio è di vaccinarli e di farlo con la stessa tranquillità con la quale li hai sottoposti a tutte le altre vaccinazioni dell’infanzia, in quanto il rischio di questo nuovo vaccino non ha nulla di diverso dal rischio generico incluso in qualsiasi altra vaccinazione.

Non è quindi sul rischio del vaccino che bisogna focalizzare la propria attenzione ma sulla opportunità o meno di vaccinarsi, e questa opportunità deve essere spiegata e valutata dal medico curante, almeno per quanto riguarda le varie priorità. D’altra parte, il rischio di non vaccinare i tuoi bambini, almeno in questa fase, non si può dire nemmeno particolarmente alto.

Pertanto io li vaccinerei comunque e con serenità, ma se non li vorrai vaccinare a mio avviso potrai stare ragionevolmente tranquilla lo stesso. Quello che a me preme sottolineare è che, anche considerando tutti i pro e i contro, sul piatto della bilancia prevalgono i pro in favore della vaccinazione qualsiasi considerazione si voglia mettere in primo piano.

Un caro saluto, Daniela

 

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