Dubbi su esavalente e antipneumococcica


Gentile Dottoressa,

il mio bimbo di quasi 4 mesi ha effettuato dopo i tre mesi l’esavalente e contemporaneamente il vaccino contro lo pneumococco.

Ha reagito benissimo con solo un po’ di febbricola il giorno dopo prontamente scomparsa dopo una suppostina di tachipirina, come consigliato all’ASL.

Ora, guardando in giro, ho letto che l’anti epatite B protrebbe essere portatrice di sclerosi a placche e la cosa mi ha letteralmente gelata…ma è vera questa notizia? Come è possibile, se hanno dei dubbi, includere questo vaccino tra gli obbligatori? E come posso comportarmi in futuro? Posso evitare di fargli il richiamo o una volta assunto il vaccino, c’è poco da fare?

Ma non finisce qui…quando ho raccontato che ha fatto pure l’antipneumococco, mia cognata mi ha guardata come se mi fossi impazzita…"Glielo hai fatto? E perché? Mica è obbligatorio! Io non glielo ho fatto, per carità…"

Ma dottoressa, sono una povera idiota e ignorante io che mi fido della pediatra e dell’ASL o sono stata davvero poco attenta e disinformata? Cosa comporta il vaccino contro lo pneumococco? Cosa devo fare? Mi sento impotente e vorrei una sua opinione, l’unica che, leggendo la sua rubrica, mi appare davvero autorevole e degna di nota…

Mamma terrorizzata


Puoi stare tranquilla e tapparti le orecchie quando qualcuno tenta di inculcarti sensi di colpa per avere vaccinato il tuo bimbo per l’epatiteB e per di più per avere acconsentito che gli praticassero contemporaneamente anche la vaccinazione antipneumococco.

L’esavalente e la vaccinazione antipneumococcica sono vaccini preparati con componenti dei vari virus e batteri implicati e non con agenti patogeni vivi com’è, per esempio, il vaccino MPR contro morbillo parotite e rosolia e i vaccini non composti da virus vivi possono tranquillamente essere praticati nella stessa seduta vaccinale senza che questo comporti complicazioni particolari per il bambino né in termini di formazione di anticorpi specifici né in termini di reazioni collaterali particolari.

Per quanto riguarda, poi, il rischio legato alla vaccinazione antiepatite B, cioè il rischio di malattie demielinizzanti in generale e non solo della sclerosi amiotrofica, ci sono stati allarmismi in questo senso, partiti soprattutto da articoli scientifici non sempre accreditati di medici e ricercatori francesi, ma altrettanti studi effettuati un po’ in tutto il mondo, da anni, smentiscono i precedenti, nel senso che il riscontro di una frequenza tre volte superiore di malattie demielinizzanti nei soggetti vaccinati contro l’epatite B non è stato confermato in altri paesi sia europei che americani e anche nei casi menzionati dai ricercatori francesi.

In realtà gli studi non hanno potuto mettere in relazione stretta e univoca la vaccinazione con la malattia, anche perché le malattie demielinizzanti possono iniziare in modo del tutto asintomatico anche anni prima dell’esordio dei loro sintomi e diagnosticare una sclerosi a placche dopo alcuni mesi o anni dalla vaccinazione antiepatiteB non vuol dire proprio nulla perché il periodo asintomatico della malattia, essendo lunghissimo, potrebbe essere iniziato addirittura, come ho detto, anni prima della vaccinazione per manifestarsi poi, casualmente, a poca distanza dalla vaccinazione stessa.

Gli allarmismi ingiustificati sono inutili ma soprattutto dannosi e rinunciare a una vaccinazione per delle paure non scientificamente motivate e giustificate può voler dire esporre i bambini a rischi ben più conosciuti e calcolati derivanti dalla malattia stessa contro la quale si intende vaccinare il bambino.

Per esempio, se improvvisamente non venissero più vaccinati i bambini contro l’epatiteB (ma il discorso vale anche per tutte le altre malattie per le quali esiste un vaccino), ci sarebbero molti ma molti più malati o morti per cirrosi o carcinoma epatico di quanti ce ne sarebbero per sclerosi a placche. Inoltre ci si può ampiamente fidare degli osservatori epidemiologici e dei controlli che si attuano sui vaccini: su di essi vi possono, forse, essere anche molte speculazioni di tipo commerciale, ma puoi stare sicura che se un vaccino è autorizzato dal Ministero della Sanità e ottiene di essere commercializzato e praticato a tappeto vuol dire che i suoi benefici sono di gran lunga superiori ai suoi rischi.

Decidere se vaccinare o meno un bambino è, ovviamente, responsabilità del genitore, aiutato in questo dall’opera di educazione sanitaria e di medicina preventiva attuata dal medico di famiglia in primis ma anche da altri organi sociali, ma il genitore, al momento di far vaccinare il suo bambino, deve ragionare in termini sociali oltre che individuali: vaccinare a tappeto tutti i bambini significa fare scomparire la malattia dala faccia della terra; fare scomparire la malattia dalla faccia della terra vuol dire non dovere più vaccinare nessun bambino per quella malattia dopo alcuni anni o decenni evitando così tutte le morti o le conseguenze a vita che la malattia stessa potrebbe dare.

È difficile capire la portata di questo vantaggio quando si vive in una società di relativo benessere dove la salute viene adeguatamente tutelata, anche se tutto è sempre perfettibile e dove le malattie, soprattutto quelle infettive gravi, sono sempre più rare, ma chi ha vissuto in epoca in cui i vaccini non erano praticati se non da una elite di persone, chi ha visto le conseguenze del vaiolo e della polio sui bambini, chi ha visto morire di difterite, chi ha visto gli esiti di alcune forme gravi di morbillo e questo nemmeno troppi anni fa, ti assicuro, i vaccini li benedice; con tutti i loro rischi, minimi in termini di probabilità e molto spesso non comprovati, li benedice comunque!

Quindi mi assumo tutta la responsabilità di tranquillizzarti in merito ai tuoi dubbi e esorto vivamente le persone che più che legittimamente desiderano essere adeguatamente informate sui rischi e i benefici delle vaccinazioni di discriminare tra le innumerevoli fonti di informazione facendosi indicare solo quelle più scientificamente attendibili e, se i dubbi dovessero persistere, di non avere paura ad andare direttamente alla fonte interpellando, per esempio, l’Istituto Superiore di Sanità che è sempre in grado di suggerire delle documentazioni dettagliatissime sui vari argomenti, oppure qualsiasi altro organo sanitario ufficiale che si occupi di osservazioni epidemiologiche, centro vaccinale stesso, in primis, evitando così di fermarsi all’articolo sensazionalistico pubblicato su riviste più o meno scientifiche o a notizie terrorizzanti provenienti, a volte, da organi di impostazione vicina alle medicine alternative.

Un caro saluto,

Daniela

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