Disturbi nel sonno dopo gli otto mesi

0
298

 


Buongiorno Dottoressa,

mio figlio non ha mai sofferto di disturbi del sonno notturno, riuscendo a dormire anche 8 ore filate sin dal primo mese di vita.

Tuttavia, a partire dagli 8 mesi (ora ne ha 9) soffre di risvegli intorno all’1.00/2.00 di notte, la cui unica "cura" sembra essere portarlo nel letto con me. In tale caso, infatti, si riaddormenta sino alla mattina senza ulteriori risvegli né problemi.

Se invece non viene sollevato dal suo lettino o vi viene ricollocato una volta riaddormentato tra le mie braccia, dorme solo per una ventina di minuti, riprendendo poi a piangere.

La mia stanchezza notturna mi spinge spesso a dormire con lui in un letto posto nella sua stanza (dunque non nel lettone), ma mi chiedo se questa sia una buona prassi.

Le aggiungo che mio figlio non sembra avere altri disturbi (tipo otite, etc.) e che giusto quattro giorni fa ha avuto il suo primo dentino. In quell’occasione però non ha avuto febbre né altri malesseri particolari.

Ha qualche consiglio da darmi, per cortesia, al fine di rendere le sue (e le nostre) nottate più tranquille?

La ringrazio per il Suo aiuto prezioso e costante!

I migliori saluti, Vanessa

Se avessi un farmaco miracoloso, vi giuro che ve lo regalerei a tonnellate, care NoiMamme, costasse anche un occhio della testa, tanto è disarmante dover rispondere a così tante domande ogni giorno tutte sullo stesso argomento!

Ho già avuto modo di spiegare molte volte che i nove mesi sono una età un po’ critica dal punto di vista psicologico, alla quale si somma l’eruzione dei primi dentini, a volte l’ingresso al nido e la separazione della mamma per motivi di lavoro. Per di più, vi possono essere problemi di adattamento allo svezzamento, specie quando si introduce la seconda pappa serale eliminando, magari, una poppata di latte o eliminando l’allattamento materno.

I cambiamenti di abitudini del bimbo possono essere molti e a volte concentrati tutti nello stesso periodo. Altre volte i bimbi, sempre molto curiosi e vivaci, tendono ad essere iperstimolati, non solo dalle esperienze che possono fare all’asilo nido, se lo frequentano, ma anche dai regali e giochi che i genitori regalano loro a profusione, dai giochi allegri e vivaci che fanno la sera al rientro del papà dal lavoro, per esempio, oppure sono sensibili alla stanchezza e al nervosismo della mamma quando è costretta a dormire poco, oppure a loro non sono state sufficientemente insegnate regole e create abitudini con orari e stile di vita regolari.

I
motivi possono, quindi, essere infiniti, come infinita deve essere la pazienza di chi accudisce il bimbo così come la sua capacità di ascolto e di decodifica dei bisogni del piccolo.

Tutte le soluzioni frettolose e di comodo come il fatto di dormire assieme al bimbo nella sua stanzetta, fare dormire il bimbo nel lettone, farlo addormentare in braccio, non possono che essere palliativi momentanei non idonei a diventare sistema.

Quando si decide che è giunta l’ora, per il bimbo, di addormentarsi da solo, non c’è altra via che metterlo nel suo lettino ancora sveglio, cullarlo e stargli vicino fino all’arrivo del sonno e anche qualche minuto in più, accarezzandolo o cantando o raccontando qualche fiaba, se più grandino.

Questi riti possono durare dai 30 ai 45 minuti, ma non di più: se il bimbo non riesce a dormire in questo lungo lasso di tempo, le soluzioni sono varie. Si può uscire dalla stanza lasciandolo piangere per poi tornare dopo qualche minuto ecc. ecc. come suggerisce il famigerato Estivill, si può capitolare e riprenderlo in braccio per farlo addormentare per poi tentare nuovamente di rimetterlo addormentato nel lettino, si può dormire accanto a lui trascurando marito o partner, si può portare il bimbo nel lettone, si può accettare di attaccarlo al seno tutte le volte che lo richiede, anche non a scopo nutritivo, si può somministrare la solita niaprazina per disperazione, si può, infine, chiedere una consulenza in un centro specializzato nei disturbi del sonno dei bambini.

La scelta della via più idonea da seguire non può prescindere dalla conoscenza approfondita del bambino sia dal punto di vista medico che psicologico, dalla conoscenza del carattere e dello stile di vita dei genitori e dell’ambiente dove vive in piccolo.

Solo così il medico si potrà fare una idea precisa dei reali bisogni del piccolo, altrimenti, siccome soluzioni da manuale o da protocollo non ve ne sono, grazie a Dio, visto che un bambino non è un pollo allevato in batteria, ma un essere umano con mille sfaccettature che lo rendono unico tra milioni e milioni di altri esseri umani, qualsiasi suggerimento non può andare al di là di un semplice spunto di riflessione e di spunti di riflessione, soltanto su questo sito, rileggendo sia le dispense di pediatria sull’argomento, sia le risposte alle domande di moltissime mamme sia mie che della psicologa, credo che ce ne siano veramente tanti.

Un caro saluto, Daniela

Disturbi nel sonno dopo gli otto mesi
Vota questo articolo