Disfonia e fibroscopia


Buonasera,

la mia bimba (4 anni a luglio) ha spesso la voce un po’ rauca (soprattutto a fine giornata). 

È molto vivace, non è mai ferma, urla e canta sempre. Questo fenomeno si protrae da una quindicina di giorni, ovvero da quando la bimba passa tutta la giornata ai giardinetti.
La pediatra mi ha suggerito una fibroscopia e, in caso, una terapia da un logopedista per imparare a gestire la voce.
La porterò al più presto, ma sono molto spaventata. Ci può essere qualcosa di serio che non va o è una condizione comune, come mi sembra di ricordare dalla mia infanzia?
Grazie

Francesca

Cara Francesca,
le raucedini e le disfonie sono eventi piuttosto frequenti nei bambini e mi complimento con te per avere saputo focalizzare il problema abbastanza presto dal momento che si è manifestato, perché spesso capita che i genitori non diano subito molta importanza alla alterazione del timbro vocale dei loro bambini, pensando che la voce dipenda da organi e funzioni ancora in evoluzione e che sia necessario attendere la loro maturazione prima di giudicare la normalità o meno di un tono e di un timbro di voce.
Tra l’altro, inizialmente, le disfonie si manifestano in modo del tutto transitorio e presentano risoluzioni spontanee in breve tempo: è solo quando gli episodi di raucedine si fanno più frequenti e duraturi che il genitore inizia a preoccuparsi, mentre invece sarebbe meglio porvi attenzione subito, al primo episodio, onde evitare che il bambino con cronico o frequente abbassamento di voce prenda delle errate abitudini fonatorie e, pur di mantenere alto e normale il suo timbro di voce, sottoponga ripetutamente le sue corde vocale e il suo apparato fonatorio ancora immaturo a sforzi e atteggiamenti di ipertono muscolare dei muscoli accessori, che non farebbero altro che diseducare ulteriormente le modalità di produzione della voce stessa e dei suoni.
Nei bambini le disfonie possono avere una origine multifattoriale: varie cause, infatti, possono combinarsi fra loro e contribuire al fenomeno.
La prima fra tutte è l’errato uso della voce per una errata tecnica di emissione dei suoni a causa, per esempio, dell’abitudine a strillare, gridare o cantare continuamente durante il giorno, a mantenere un tono di voce eccessivamente alto, spesso influenzato dall’ambiente rumoroso nel quale vive, o dalla stessa abitudine dei famigliari di parlare ad alta voce, o tutti assieme o con la televisione ad alto volume in sottofondo sempre accesa, che obbliga ad aumentare il tono della voce di chi parla, oppure, semplicemente, quando un bambino è abituato ad emettere spesso grida improvvise e violente.
Si parla, in questo caso, di stress vocale o surmenage vocale. Anche tensioni emotive continue legate alla personalità o al vissuto quotidiano del bambino possono influire nel creare errate abitudini vocali, così come una incoordinazione dei muscoli deputati alla fonazione e della respirazione, un deficit uditivo che non permette al bambino di avere una buona ricezione dei suoni provenienti dall’esterno e un corretto feed-back dei suoni da lui stesso emessi.
Ma, come è stato detto, l’origine delle disfonie è spesso multifattoriale e a queste cause funzionali se ne possono aggiungere altre di tipo infiammatorio (laringiti croniche), irritativo (inquinanti ambientali, smog, ozono), malformativo (malformazione delle corde vocali, anelli vascolari che possono alterare forma e mobilità delle corde vocali e delle strutture limitrofe) neoformativo (angiomi, linfangiomi, cisti che crescono sulle corde vocali) e infettivi (infezioni virali o batteriche ricorrenti che colpiscono proprio quella parte delle prime vie respiratorie).
La diagnosi precisa va fatta al più presto perché può capitare che gli episodi ricorrenti di laringite vengano spesso trattati sempre allo stesso modo, cioè con cortisonici, antinfiammatori e, a volte, antibiotici e la terapia stessa può essere causa delle riduzione delle difese immunitarie locali e del ripetersi delle infezioni proprio nella stessa sede.
Non vanno dimenticati neanche il reflusso gastroesofageo e le allergie come causa di laringotracheiti croniche o ripetute.
Ne è stato già fatto cenno prima, ma una attenzione particolare va data ai danni irritativi procurati dall’ozono sulle prime vie respiratorie dei bambini che frequentano abitualmente i parchi delle grandi città nelle ore centrali della giornata durante le quali questo gas si accumula proprio dove ci sono alberi perché, paradossalmente, nelle zone dove circolano le auto e il traffico è intenso, i gas di scarico lo neutralizzano in parte.
L’ozono è un gas molto irritante per le mucose delle prime vie respiratorie e per le congiuntive e, soprattutto nelle grandi città maggiormente inquinate, i genitori dovrebbero sapere che non è corretto tenere i bambini molto tempo a giocare in un parco che si trova al centro della città, soprattutto se in una radura assolata e non in piena ombra e nelle ore centrali della giornata, cioè tra le 12 e le 17, perché quelli che una volta erano chiamati i polmoni verdi e le riserve di ossigeno di una città, ora dovrebbero chiamarsi le riserve di ozono, purtroppo.
Nei parchi al centro delle grandi città è bene andare, invece, nelle prime ore della mattina, purtroppo proprio quando i bambini, solitamente, sono a scuola o all’asilo oppure nelle giornate molto nuvolose.
Anche le cure termali, a questo proposito, hanno mostrato la loro utilità per ripristinare l’equilibrio funzionale delle corde vocali irritate cronicamente a causa dell’inquinamento.
Ma prima di impostare una terapia è, ovviamente, necessaria una diagnosi precisa della disfonia.
Per fare ciò la fibroscopia è un ausilio, direi, indispensabile: tramite essa si possono evidenziare o escludere tutte le patologie malformative e neoformative che possono essere alla base della disfonia per poterle, poi, eventualmente, eliminare chirurgicamente. Si potrebbero ritrovare dei noduletti fibrosi, dei polipi, delle cisti mucose, delle piccole cicatrici sulle corde vocali, delle malformazioni vascolari, degli angiomi e via discorrendo, alcune delle quali potrebbero anche essere congenite.
In tutte le lesioni o patologie non congenite, solitamente, la scelta di operare per rimuoverle si attua dopo aver tentato la rieducazione o riabilitazione logopedica. Quest’ultima va comunque attuata anche dopo l’intervento chirurgico, qualora si decidesse di attuarlo.
La riabilitazione e rieducazione logopedica serve a ricondurre il bambino con disfonia ad un uso corretto della sua voce eliminando tutti gli errori e tutte le strategie compensatorie che si era abituato a mettere in atto per cercare da solo di rimediare alla sua carenza vocale. Si insegna al bambino una corretta respirazione e un corretto coordinamento tra atti respiratori e produzione vocale; gli si insegna anche una corretta postura di tutto il corpo affinché si sciolgano le tensioni mantenute inconsciamente per lo sforzo fonatorio.
A volte, nei bambini più grandicelli, si attuano anche terapie di gruppo in modo da abituare il bambino a riconoscere i difetti e il corretto uso della voce degli altri e, attraverso questa osservazione, ad imparare a correggersi.
Un caro saluto,
Daniela

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