Disegni, tutto un mondo da capire


Buongiorno Dottoressa,
ho due bimbe splendide: una ha 2 anni, l’altra più grande, di 3 anni e 8 mesi.
Quest’ultima è molto intelligente e parla bene da quando aveva 18 mesi.
Ora, per le prime volte, si affaccia in modo interessato al disegno, però ha un modo particolare di disegnare: disegna alberi di Natale benissimo, ricchi di colori; quando fa la famiglia disegna in basso, fa la mamma sulla destra, se stessa in mezzo, il papà e poi altri componenti della famiglia, zii o cugine, sue coetanee.
Il problema è, per me, che le facce sono tutte colorate, praticamente cancellate, in modo che i visi non si possano vedere. In più usa colori scuri: fa tutto nero o tutto blu.
Se nel disegno fa se stessa, non c’è la sorella; se invece fa la sorella con noi, lei non c’è. Come posso capire il suo stato  emotivo?
Questi colori che usa (nero, viola, blu), sono negativi.
Devo levarli dalla scatola e vedere se li cerca e me li chiede?
Questi sono i primi disegni sulla famiglia che fa, io la lascio molto libera e non le ho mai imposto di disegnare. Dimenticavo, fa le braccia e le mani con un cerchio e le dita o unghie lunghe.
Un saluto,
grazie infinite e Buon Natale di cuore!
Valeria


Cara Valeria,
durante tutta l’età pre-scolare, i bambini disegnano quello che "sentono", non quello che realmente vedono: disegnano nel modo che procura loro più emozioni; in un certo senso, espongono sul foglio bianco, senza saperlo, non solo lo stupore eccitante di vederlo piano piano riempirsi di colori, ma anche la complessità delle loro emozioni.
Sono ancora egocentrici e narcisisti, a loro non interessa uscire dal loro mondo per esplorare e analizzare lucidamente la realtà e riprodurla fedelmente, come faranno quando andranno a scuola. Non fanno distinzione tra quello che è fuori di loro e dentro di loro.
Se imparano comportamenti educati e si dimostrano ubbidienti, per esempio, è solo per compiacere a chi li sta educando, non perché abbiano realmente assimilato i concetti di bene e di male, di bello e di brutto, di "è opportuno" e "non è opportuno", la legge morale non è ancora dentro di loro.
Solo emozioni, quindi, che vanno lasciate libere di uscire senza sforzarsi troppo di "capire": perché per capire bisogna usare processi mentali razionali, bisogna usare prevalentemente l’emisfero sinistro, analitico, tendente a separare per studiare i concetti uno ad uno e riassemblarli dopo averli classificati.
Al bambino non serve molto questo modo di procedere. Il bambino pensa, gioisce, soffre e agisce col cuore ed è col cuore che vuole che gli adulti si relazionino con lui.
Per capire i bambini bisogna ritornare bambini, dimenticare pregiudizi, preconcetti, non associare il nero o il viola a idee cupe o negative, ma solo a lunghezze d’onda di un certo tipo, com’è l’essenza della luce e del colore, pura vibrazione, pure energia, come la musica, come il suono. E anche l’uomo è musica, suono, vibrazione, energia. Solo crescendo diventa pensiero e scorda in parte le sue origini. Allora, ritornando bambini, forse il viola e il nero non fanno più paura, forse restano solo colori dalle vibrazioni "interessanti" dal punto di vista emotivo e nulla più. Così come per la tua bimba devono essere interessanti le luci e i mille colori dell’albero di natale che la emozionano più per l’effetto che fanno brillando tutti insieme piuttosto che per ogni singolo colore.
Allora, nel disegno, cerca di riprodurre l’emozione suscitata da tutti i colori insieme e cerca, appunto, di metterli tutti i colori che ha visto, perché se ne riproducesse solo qualcuno non riuscirebbe ad esprimere la gioia che ha provato vedendoli tutti assieme. Non è così per i singoli personaggi che, essendo di per se stessi rappresentativi di figure parentali alle quali è legata, danno emozione più per quello che rappresentano, tanto più se disegnate assieme o vicine, che per la forma o il colore.
Quest’ultimo viene poi scelto non realisticamente ma spontaneamente tra quelli che, in questa fase della sua vita e della sua sensibilità, regalano maggior piacere, tutto quì. Se poi non si sofferma ancora sui tratti del viso è perché ancora non è in grado di percepire, non tanto i contorni, quanto il concetto di "dentro" e "fuori": penso, infatti, che non sia ancora capace di rispettare i limiti costituiti dal contorno delle figure e che le riempia di colore ancora in modo maldestro, un po dentro e un po fuori e che, pur sapendo, a modo suo, come disegnare un occhio o una bocca, lo faccia o non lo faccia a suo capriccio o lo faccia, magari, anche fuori dalla faccia. Non ha assolutamente nessuna importanza.
Quanto a non disegnarsi assieme alla sorella, può dipendere dal fatto che è ancora in un’ età di pieno egocentrismo e non è in grado di "vedersi" a fianco di qualcun’altro che ricopre lo stesso suo "ruolo" di bambina o figlia beneamata, oppure soffre ancora di un po’ di ambivalenza e di gelosia e soffre a vedere la realtà "in faccia", cioè sul disegno in mezzo ai genitori assieme alla sorella.
Probabilmente, la secondogenita, crescendo, non avendo mai conosciuto la realtà di figlia unica, non passerà mai attraverso questa fase e disegnerà presto mamma e papà e se stessa con la sorella. Non toglierle quindi nessun colore ma anzi, se ama disegnare, regalale pure per Natale fogli grandi, lavagnette e colori di tutti i tipi. Questo come consiglio di pediatra, ma come dico sempre, non sono una psicologa e certe sfumature dell’argomento potrei non averle colte a dovere.
Buon Natale!
Daniela

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