Disaccordo tra i genitori sulla linea educativa


 

Buongiorno dottoressa,

sono la madre di Riccardo che ha 34 mesi e sono disperata perché non riesco più a gestirlo. È un bambino molto movimentato e prepotente.

Quest’anno ha iniziato a frequentare l’asilo nido ma non gli basta. Scappa in continuazione e non riesco a fargli rispettare le regole. Quando ci sono altre persone davanti non riesco a creare un equilibrio con lui, perché ogni volta che lo riprendo si mettono in mezzo e di conseguenza lui ne approfitta per scappare dalle situazioni.

Quando siamo da soli alcune volte riesco a farmi ascoltare, ma ho notato che all’asilo si comporta in una maniera e con me si lamenta per ogni cosa.

Nel profilo di quest’anno la psicologa ci ha scritto: nell’esecuzione delle prove ha mostrato interesse ed attenzione ed è stato collaborativo. Buoni risultati ottenuti in tutte le aree. Sono solo da stimolare la capacità di collegare due sostantivi e l’arricchimento del vocabolario.

Cosa dobbiamo fare noi genitori per questo?

Io e mio marito litighiamo spesso proprio perché non riusciamo a gestirlo. Non riusciamo a metterci d’accordo sul tipo di educazione che vogliamo dargli. Io ho già letto dei libri e ho accennato qualcosa anche a lui, ma niente.

La prego mi aiuti, inizio a non capirci più nulla. Spero di essere riuscita a spiegarmi bene e scusi gli errori. Grazie

Una delle conseguenze più nefaste del disaccordo tra i genitori e dell’incoerenza della loro linea educativa è proprio, non solo l’indisciplina dei figli, ma il loro atteggiamento provocatorio e tirannico nei loro confronti esteso, poi, facilmente alla scuola e alla comunità dei compagni. 

Quando un bambino si sente disorientato e incapace di riconoscere quali sono le figure alle quali deve fare riferimento, in lui si sviluppano angosce e insicurezze; assorbe le tensioni che si manifestano tra i genitori e ne soffre e questa sofferenza interiore si esprime con atti violenti, provocatori e incoerenti che non fanno altro che instaurare un circolo vizioso che, a sua volta, crea violenza e sofferenza.

Per romperlo bisogna ricominciare da capo, cioè dai genitori. Essi devono chiarirsi tra loro, stabilire dei ruoli ben definiti sull’educazione del loro figlio e dei punti di sintonia sui quali lavorare sulla stessa lunghezza d’onda imparando a rispettarsi a vicenda e a dare le stesse risposte autorevoli al bambino a parità di situazione provocatoria.

Il bambino deve imparare a capire chiaramente e senza tentennamenti cosa è no e cosa è si, cosa è bianco e cosa è nero e i suoi atteggiamenti provocatori spesso non sono altro che una richiesta larvata di questa chiarezza e di questo spartiacque netto tra le cose da non fare e quelle permesse, cioè dei limiti da non valicare.

Il suo corretto comportamento al cospetto di figure a lui estranee delle quali riconosce l’autorità, o meglio, l’autorevolezza è significativo di quanto il bambino abbia bisogno di rapportarsi con questa autorevolezza e di quanto soffra quando non la trova nell’ambito famigliare.

Credo, quindi, che il problema, più che del bambino, sia vostro, di voi genitori e forse nemmeno di un genitore piuttosto che di un altro ma della coppia genitoriale, in disaccordo sui principi educativi e su come procedere per attuarli.

Forse le vostre personalità, invece di completarsi, tendono a distruggersi a vicenda e nell’ambito della coppia ognuno si sente insicuro e più debole di quanto sarebbe se fosse da solo a gestire la situazione. Mi sembra, quindi, che sia necessario affidarsi ai consigli e alla guida di uno psicologo che si occupi anche della coppia e non solo del bambino.

Un chiarimento tra voi, a mio parere, è necessario perché ho l’impressione che vi sia poca comunicazione e poca abitudine alla comunicazione e al dialogo e poca valorizzazione reciproca.

L’arricchimento del vocabolario che è stato consigliato per il bimbo può essere lo specchio di quanto poco o forse in modo insufficiente si dialoghi in famiglia. Io non sono psicologa e tutto quanto ho detto – ti chiedo scusa qualora mi fossi spinta troppo in là – è una mia semplice supposizione o intuizione, ma penso che il bambino sia l’ultimo degli ingranaggi che hanno bisogno di essere un po’ oleati per riprendere a funzionare e se non si ripartirà dalla coppia genitoriale e dalla ricerca del suo equilibrio interno non si riuscirà ad arrivare al bambino e alla costruzione di un ambiente psicologico ed educativo favorevole alla costruzione della sua serenità.

Se i genitori non imparano a rispettarsi, a dialogare e a volersi bene non potranno infondere adeguatamente al loro figlio la sensazione di essere amato nel modo giusto, rispettato nelle caratteristiche peculiari della sua personalità emergente, valorizzato nelle sue eccellenze e incoraggiato a crescere in maturità e consapevolezza.

L’autostima del bimbo è fondamentale per infondergli la voglia di migliorare e di piacere a se stesso e agli altri, ma l’autostima non si impara teoricamente sui libri, si respira nell’armonia del nucleo famigliare e nell’esempio che il comportamento dei genitori tra loro sapranno dare.

Un caro saluto, Daniela

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