Difficoltà di concentrazione

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Cara "nostra" dott.ssa Daniela,
non vorrei diventare pedante come chi chiama le trasmissioni televisive e non lesina gli odiosi "complimenti per la trasmissione" per cui mi asterrò da ogni complimento, passando però per un veloce ringraziamento di tutto cuore.
 
Le scrivo per chiederle un parere su mio figlio Matteo, 2 anni e 10 mesi.
Frequenta il nido da quando ha 15 mesi, è un bambino riservato, estremamente osservatore, molto dolce, timido il giusto, non agitato, testardo, affettuoso. Parla piuttosto bene e verbalizza già qualche sua paura o preoccupazione.
Non le pongo la domanda diretta. Le descrivo la situazione, vediamo se capisce qual è la mia preoccupazione.
 
Matteo non gioca da solo quasi mai e se lo fa ha sempre bisogno di un adulto al suo fianco. Passa da un gioco all'altro nel giro di 2-3 minuti. Vuole disegnare: tiro fuori fogli e pennarelli e dopo massimo 7-8 minuti si è stufato. Stessa cosa con Didò e creta.
Non guarda la televisione. Mai. Ora lei forse mi dirà che è un bene ma io lo vedo più come un fatto sintomatico. Davanti al più bello dei cartoni animati resiste sempre 7-8 minuti e poi si alza.
Non l'ho mai visto concentrato su un gioco, un disegno, un cartone animato per almeno una mezzoretta. Stessa cosa con i libri e con l'ascolto delle favole. Non siamo mai riusciti a leggergli una favola per intero.
Credo che al nido sia diverso nel senso che le educatrici non hanno mai rilevato "anomalie", anche se quando lo vado a prendere e lo trovo ad ascoltare un favola, lo vedo sempre un po' distratto.
 
Cosa ne pensa?
Grazie.
Silvia

 

Cara Silvia, non è facile per me formulare una risposta esauriente con le sole informazioni – anche se precise – che la tua lettera fornisce. I problemi comportamentali dei bambini non possono necessariamente essere valutati in modo obiettivo da un'unica figura professionale, specie se un pediatra e non uno psicologo, che, per di più, non conosce nulla né del bambino né della famiglia. Allora chiedo aiuto alla mia esperienza e al mio modesto intuito, ammesso che ne abbia abbastanza per chiarirmi e chiarirti le idee.

Se dovessi ricevere a studio una mamma che mi porta il suo bambino di tre anni per la prima volta per il problema che mi poni, oltre all'osservazione del comportamento spontaneo di entrambe comincerei con la valutazione della mamma: età, livello di istruzione, stile di vita, livello di soddisfazione e serenità nei rapporti con i famigliari e con il papà del bambino, qualità della comunicazione reciproca madre-bambino, suoi ricordi di com'era il suo comportamento da piccola (introversa, estroversa, ansiosa, insicura, fantasiosa ecc.), quanto tempo riesce a passare assieme al suo bimbo, se poco, a chi è affidato oltre che alle figure professionali dell'asilo, prima o seconda gravidanza o terza ecc, desiderata o conflittuale e perché, quali aspettative nei confronti di questo bambino, dal punto di vista clinico com'è decorsa la gestazione, nato a termine o prematuro, parto spontaneo o cesareo, fisiologico o complicato, fumo, alcool, stress di qualsiasi genere in gravidanza, condizioni del bambino alla nascita (APGAR, si è attaccato subito al seno, ha avuto problemi nei primi giorni, è stato medicalizzato in seguito a questi problemi), come ha vissuto l'esperienza della maternità ecc. Poi la storia del bambino, sviluppo fisico e psicomotorio dalla nascita ad oggi, malattie pregresse, screening sensoriali (ci sente bene, ci vede bene…), allattamento materno o artificiale, se materno per quanto tempo, eventuali allergie o intolleranze, comportamento del bambino, suo stato generale di soddisfazione e serenità, comportamento nei confronti del sonno, del cibo, delle funzioni fisiologiche (controllo sfinteri, pannolino, ecc), come si svolgono le sue giornate, rapporto con il papà (gioca con lui, lo cerca,ecc), caratteristiche della casa dove vive (grande, troppo piccola, ordinata, caotica, rumorosa, silenziosa), ha uno spazio suo dove giocare, riceve giochi in continuazione o solo in certe ricorrenze, come gli vengono proposti, qualcuno ha la pazienza di giocare con lui strutturando il gioco come una storia compiuta, che sia un disegno o una costruzione o altro, e stando con lui fino a conclusione, completamente con lui anche con la mente, le occupazioni che gli vengono proposte sono realmente alla portata di un bimbo di meno di due anni o comunque sono esattamente quelle cose che lo interessano in quel momento, durante la giornata è abbastanza assecondato se per esempio prediligesse più attività motorie e giochi di pura fisicità piuttosto che giochi sedentari o troppo immaginativi, ascolterebbe forse più volentieri una fiaba inventata lì per lì con personaggi che il bambino predilige piuttosto che una fiaba preconfezionata tradizionale,c'è un'attività, un gioco, una musica, un personaggio che lui predilige in modo particolare o che attira di più la sua attenzione, è rispettato nelle sue inclinazioni e nei suoi tempi oppure gli si chiede di essere soprattutto come i genitori e l'ambiente famigliare lo vorrebbero, in linea di massima come lo descriverebbe la mamma, un bambino felice o infelice, sfuggente o comunicativo; e come si sente la mamma nei confronti del figlio e del suo ruolo di madre, adeguata o insicura, esigente o comprensiva; come ricorda di essere stata educata da piccola, a sua volta si sentiva una bambina felice o infelice, e perché…

Può darsi che a questo punto si sia già evidenziato qualche dubbio o sia emerso qualche nodo del problema, oppure si sia arrivati alla conclusione che problema proprio non c'è. Allora possono succedere tre cose: o alla mamma scatta una scintilla e si illumina una lampadina e pensa di avere trovato il nodo che cercava: in tal caso si lascia il tempo per una riflessione e ci si aggiorna dopo qualche mese. Oppure i dubbi restano e emerge l'esigenza di confrontarsi con una figura che ha maggiore competenza per inquadrare il problema in modo più sistematico: parlo dello psicologo infantile, dal quale ci si reca con una relazione completa del pediatra curante e delle maestre d'asilo. In base agli elementi in suo possesso lo psicologo farà poi le sue valutazioni, magari sottoponendo il bambino ad alcuni test comportamentali ormai standardizzati, osservando il comportamento dei genitori in presenza del bambino e sottoponendoli ad un colloquio senza il bambino, e darà ai genitori i consigli opportuni. Anche la figura dello psicopedagogista può essere utile. In casi estremi ( lungi da me pensare che sia il tuo, intendiamoci!) interviene il neuropsichiatra infantile.

Dico tutto questo perché non solo penso che sia molto giusto non trascurare nulla nel comportamento dei bambini in età evolutiva, ma credo anche che tali problematiche possano essere ben gestite e valutate solo con un lavoro di equipe. Meglio avere un dubbio che può rivelarsi superfluo piuttosto che un atteggiamento superficiale. Quello che conta non sono le domande ma le risposte, anche se, come ho già avuto modo di dire, nella domanda spesso è già contenuta la risposta.

Il tuo bimbo che hai descritto senza mezzi termini riservato grande osservatore, testardo e timido quanto basta penso stia organizzando la sua mente nella direzione di un carattere tanto forte e determinato quanto sensibile e scrutatore dei meandri della psiche. Forse intuisce già che questo connubio non lo porterà ad avere una vita molto facile. Non sarà un bambino che si accontenterà facilmente, forse tenderà sempre ad andare oltre, a voler superare se stesso e i propri limiti. Ma chissà che non dovrà anche combattere con una tendenza alla malinconia, o alla pigrizia o all'ansia o alla depressione?

Allora, al di là di quanto detto fin'ora, cerca di rendergli la vita facile: la sua cameretta o il suo angolino di spazio riservato con pochi giochi alla volta, quelli che lui predilige. Non cambiarglieli finché non lo vedi stanco e desideroso di altro. Fa che sia lui a scegliere i giochi, non pensare di dovergli per forza insegnare le cose, non camminargli davanti (in senso metaforico), ma fai sentire la tua presenza al suo fianco, pronta ad esserci quando lui lo chiede. Dagli la libertà sufficiente perché lui possa guardare lontano e impari a mettere a fuoco le sue predilezioni, i suoi gusti. Fai in modo che impari a conoscere se stesso attraverso il senso di libertà e la sicurezza di essere non solo capito ma accettato semplicemente per quello che è. Il nucleo della personalità futura è già nel bambino: l'educazione consiste nel saperlo "tirare fuori", "ex-ducere", più che nell'insegnarlo dall'esterno. E come sempre, per poterlo tirare fuori, bisogna averlo per lo meno "acchiappato", cioè capito nella sua essenza più profonda. E per capire una cosa bisogna prima conoscerla, saper andare "verso" quella cosa, sapere ascoltare la sua musica, intuire la sua poesia, contemplare la sua bellezza, aiutandola a prendere forma per quella che è e non per quella che si vorrebbe che fosse. In tutto ciò cerca di dare l'esempio per prima "stando" con tutti i sentimenti nelle grandi e piccole cose che fai: se cucini fallo con amore e dedizione, se riordini casa fallo con pazienza e precisione (senza essere maniacale s'intende), in tutte le piccole e meno piccole occupazioni quotidiane mettici amore, stacci con il cuore oltre che con la testa: Fai capire che ogni piccolo dettaglio è degno di importanza. Cerca di lasciare la fretta fuori di casa: concedi anche a te stessa di essere felice cominciando dalle piccole cose.

Un caro saluto,

Daniela

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Medico chirurgo specializzato in Pediatria e Neonatologia con lunga esperienza Ospedaliera.