Difficoltà a socializzare del bimbo


Buongiorno Dott.ssa,
mio figlio di quasi 4 anni piange spesso per nulla.
Soprattutto al risveglio, sia la mattina che ne pomeriggio dopo il sonnellino, ci vuole un po’ di tempo prima che gli passi la "crisi" di pianto senza motivi apparenti.
Ho provato a sgridarlo e qualche volta anche con una sculacciata ma senza successo.
L’altro giorno, io e mia moglie abbiamo avuto un colloquio con le insegnanti della scuola materna che frequenta, le quali, sconsolate, ci hanno detto di non saper più come prenderlo, che per qualsiasi motivo piange, si fa venire il vomito e reagisce con rabbia, in più non socializza con nessuno e non riesce ad integrarsi con gli altri bambini.
Devo aggiungere che è molto attaccato alla mamma, forse perché è molto più paziente di me, e che avendo iniziato la scuola materna, da ottobre 2007 ad oggi, tutte le mattine quando la nonna lo porta all’asilo, sembra che lo stia portando al patibolo.
La ringrazio per l’attenzione e per le risposte che mi saprà dare.
Sergio

Gentile signor Sergio,
se il piccolo è figlio unico e se ha cominciato a frequentare la scuola materna solo da quest’anno, penso che debba ancora superare un grosso problema di adattamento all’ambiente extra famigliare.
Potrebbe essere un bimbo molto sensibile ma altrettanto chiuso, timido e insicuro. In famiglia potrebbe essere stato cresciuto iperprotetto e ipercoccolato dai nonni (in fondo è il loro mestiere coccolare e viziare) e potrebbe quindi percepire una differenza talmente grande a scuola dove non puo’ più essere il centro del mondo, da sentirsi a disagio. Ma potrebbe anche soltanto non essere stato abituato a comunicare con i coetanei e, a fronte di una situazione di iperprotezione in famiglia, non avere vissuto sufficienti esperienze di gioco "alla pari" dove era necessario lottare per conquistare posizioni.
A fronte di queste difficoltà, potrebbe esserci anche un ambiente scolastico non sufficientemente comprensivo e paziente nei confronti della sua difficoltà e questo non farebbe altro che aumentare l’ansia del piccolo e la sua convinzione di essere solo in mezzo ad una folla di bambini che, più che opportunità di gioco e di esperienze, è vissuta come minaccia della sua integrità psichica e forse anche fisica se il bimbo non è stato abituato alla fisicità e al contatto con i coetanei.
Bisogna quindi lavorare su più fronti: da un lato capire cosa (se qualcosa c’è) nelle dinamiche famigliari può avere ostacolato l’acquisizione di una normale sicurezza psicologica del bambino (genitori spesso assenti per lavoro, soprattutto il papà, madre un po’ distratta o depressa, qualche trauma anche luttuoso vissuto in famiglia oppure semplicemente una educazione troppo normativa o troppo protettiva tendente a fare sentire il bambino sempre piccolo e dipendente, poco ascoltato e via discorrendo..); bisogna capire se, al di là di tutto, al bambino è stato insegnata la comunicazione delle proprie emozioni o è cresciuto un po’ in solitario, giocando spesso da solo.
Naturalmente, non sapendo nulla del piccolo e soprattutto non essendo una psicologa, azzardo ipotesi un po’ a tentoni e posso facilmente sbagliare.
Bisogna poi non cedere ai suoi capricci, costi quel che costi, e continuare a portarlo regolarmente a scuola nonostante le sceneggiate, magari accompagnato invece che dai nonni, da una figura che lui percepisce come più autorevole come forse Lei che è il papà, o la mamma.
Come terzo passo, bisognerebbe individuare un amichetto, possibilmente dello stesso sesso ma non è fondamentale, con il quale, anche se di poco, il bimbo riesce a socializzare più che con gli altri e trovare occasioni di incontro dei due anche fuori dalla scuola in modo che si crei un legame di amicizia più intimo e di conseguenza anche il desiderio di rivederlo a scuola il giorno dopo. Questo passo si potrebbe compiere cominciando ad invitare a casa per una festicciola un piccolo gruppo di bambini della classe e osservando con chi ha maggiori affinità, o per carattere simile o anche, al contrario, con carattere completamente diverso e complementare.
Infine bisogna parlare molto con lui, dedicargli tempo e farlo parlare facendosi raccontare le cose che avvengono durante le ore di scuola.
Il bimbo, comunque, avrà sicuramente un suo carattere particolare, una sensibilità anche molto forte e molto probabilmente una fantasia e una creatività un po’ sopra le righe che sarebbe bene valorizzare e fare emergere non solo con il gioco o verbalmente, ma anche con il disegno e con qualsiasi altra espressione corporea. Ma per questo, meglio di me uno psicologo saprà sicuramente orientare voi genitori.
Se, infine, riflettendo bene, a voi genitori l’ambiente scolastico nel suo insieme e le maestre non vi hanno fatto una impressione più che soddisfacente, non sarebbe da scartare del tutto l’ipotesi di cambiare scuola individuandone una più adatta allo sviluppo sereno della personalità del bimbo: quando un bambino dimostra una forte difficoltà di adattamento non ha sempre torto lui e l’ipotesi di cambiare scuola, anche se per ultima, va sempre vagliata, anche se alla fine può non essere attuata. 
Un cordiale saluto,
Daniela Sannicandro

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