Curiosità sul sistema immunitario



Salve,

la mia è una curiosità… perché quando si prende un virus non ci si può ammalare nuovamente dello stesso virus, mentre si può prendere più volte lo stesso batterio?

Non capisco come si potenziano le nostre difese immunitarie… la domanda mi sorge perché mio figlio si è già ammalato varie volte quest’anno ed ha fatto 2 volte ricorso ad antibiotici per 2 bronchiti… in sostanza mi chiedevo se il fatto di averne già prese due in qualche modo lo renderà meno vulnerabile in futuro o meno.
Esiste un libro per persone al di fuori del mestiere che spiega come funzionano le difese immunitarie… è voglia di capire non di curare mio figlio in autonomia o cos’altro.

Grazie mille
Maria

 

Il sistema immunitario è molto complesso: si tratta di una rete di cellule, di tessuti, di organi e di molecole che si muovono in concerto tra loro per difendere l’organismo non solo dai virus e dai batteri ma anche dai funghi, dai parassiti, dalle tossine e dai tumori. Si ha una infezione quando penetrano e si moltiplicano nell’organismo virus, batteri, protozoi, miceti, capaci non solo di moltiplicarsi ma anche di ledere le cellule e i tessuti nei quali si installano e si riproducono. I virus, contrariamente ai batteri, non sono delle cellule viventi, pertanto, per vivere, hanno bisogno di accomodarsi come parassiti all’interno di una cellula vivente e di utilizzare tutti i suoi processi vitali e il suo dna condizionandoli secondo le loro esigenze con la fusione del loro dna con quello della cellula ospitante che si mette in questo modo a funzionare per loro e non più sotto le direttive dell’organismo al quale appartiene.

I virus, infatti, sono dei semplici frammenti di dna o di rna rivestiti da una capsula di natura proteica. Privi di apparato cellulare non possiedono metabolismo e sono inattaccabili dagli antibiotici che, come dice il nome, sono tipicamente sostanze "anti vita" cioè adatte a distruggere qualcosa di vivente, non qualcosa che non vive di vita propria. I virus penetrano nelle cellule dell’ospite, fondono il loro dna con quello della cellula, obbligano la cellula a riprodurre nuovi virus  e quando la produzione di virus è ritenuta sufficiente escono dalle cellule e prima di abbandonarle del tutto le distruggono. Una volta fuori dalle cellule si ammassano sotto forma di cristalli di natura inorganica inattaccabili dagli antibiotici e aggredibili soltanto da anticorpi e antivirali. Ogni virus tende ad accomodarsi e a colpire un determinato organo. I batteri sono invece dei microrganismi di solito formati da una sola cellula che hanno un loro metabolismo proprio che sono in grado di crescere e riprodursi se trovano condizioni di vita a loro favorevoli.

Il sistema immunitario è formato da tutta una serie di cellule che in vario modo concorrono a combattere l’infezione. Vi sono i globuli bianchi circolanti nel sangue – neutrofili, linfociti, basofili, monociti, eosinofili – che, quando serve, si allontanano dal sangue richiamati dai tessuti infiammati o infettati mettendo in moto tutta una serie di difese coordinate tra loro e tra loro e le cellule che intendono proteggere. Il richiamo di queste cellule circolanti verso i tessuti si ha tramite la fuoriuscita dalle cellule danneggiate di sostanze che le cellule stesse sintetizzano e che comunicano ai globuli bianchi circolanti che in esse c’è qualcosa che non va e che hanno bisogno del loro aiuto per ritornare alla normalità. Queste stesse sostanze fungono da corrieri dell’informazione tra i vari tipi di globuli bianchi e permettono una azione coordinata di tutte queste cellule circolanti. Inoltre vi sono molecole proteiche più semplici di una cellula che aggrediscono direttamente il microrganismo come, per esempio, il complemento. I globuli bianchi originano dal midollo osseo come i globuli rossi e le piastrine ma nei bambini anche nel timo si producono e maturano i globuli bianchi. Vi sono poi degli organi come tonsille adenoidi, ghiandole linfatiche dove vengono accumulati e stoccati i globuli bianchi in attesa di un loro utilizzo in caso di necessità.

Essi sono chiamati organi linfoidi secondari mentre il midollo osseo e il timo sono chiamati organi linfoidi primari. Ma come si difende un organismo da una infezione? Ha delle barriere chimiche come i succhi gastrici, il muco delle vie respiratorie e di tutte le mucose che sono in contatto con l’esterno, ha la pelle, ha i batteri simbionti, quelli così detti buoni presenti nell’intestino, ha il complemento che è stato menzionato prima e che aggredisce direttamente i patogeni, ha la fagocitosi che è la proprietà che hanno i globuli bianchi macrofagi e neutrofili di inglobare tutto quanto considerano estraneo esercitando così una azione di pulizia dell’organismo, non solo sui batteri o sui virus ma anche sulle particelle chimiche, sulle tossine, ecc. Poi vi è la reazione chimica delle cellule colpite dall’infiammazione che rilasciano istamina più altre molecole che fungono da segnale, appunto, per le cellule del sistema immunitario.

L’istamina favorisce la dilatazione dei capillari sanguigni quindi un maggior afflusso di sangue e di cellule in esso circolanti nel punto dell’infiammazione e le altre molecole segnale come le citochine, prodotte sempre dalle cellule infiammate, servono ad attirare sul posto i globuli bianchi. Questo per quanto riguarda le difese aspecifiche dell’organismo. Le difese specifiche sono, invece, costituite dai linfociti B prodotti dal midollo osseo che sintetizzano anticorpi, cioè immunoglobuline capaci di legarsi in modo specifico agli antigeni circolanti, che siano batterici o virali o altro.

Cosa succede nell’organismo al momento della prima infezione cioè del primo incontro con un agente patogeno? L’agente patogeno si comporta da antigene e stimola la produzione di linfociti B in grado di riconoscerlo e di formare nei suoi confronti degli anticorpi specifici. I linfociti B aumentano quindi di numero e generano due tipi di cellule: le plasmacellule, deputate alla produzione di anticorpi circolanti e le cellule della memoria immunitaria che in un certo senso fotografano l’agente patogeno per metterlo in archivio e non dimenticarlo ma che non entrano direttamente in azione al primo contatto del patogeno con l’organismo ma rimangono a disposizione per eventuali altre infezioni dovute allo stesso agente infettivo.

E qui viene il punto interessante: per ottenere plasmacellule "memoria" attive in quantità sufficiente bisogna che l’agente patogeno stazioni nell’organismo per un tempo sufficiente ai processi biologici e questo tempo è calcolato attorno ai 5 giorni. Quando ci si affretta a somministrare antibiotici che bloccano la replicazione batterica e distruggono i batteri sin dai primissimi giorni di malattia, della malattia si guarisce in fretta ma le plasmacellule della memoria immunitaria non hanno tempo di formarsi, pertanto il soggetto guarisce bene e in fretta ma in lui non resta memoria immunitaria di quanto ha avuto e questo è il rovescio della medaglia delle terapie antibiotiche troppo precoci e troppo premurose. Questo inconveniente non può verificarsi con le infezioni virali proprio perché i virus sono insensibili agli antibiotici e possono essere aggrediti soltanto da alcuni farmaci antivirali, attivi per altro solo se dati molto precocemente, o dagli anticorpi specifici dell’organismo.

Pertanto è molto più facile che un virus stazioni nell’organismo per cinque o più giorni dal momento dei primi sintomi clinici che un batterio. Cosa succede al momento di una seconda infezione dovuta allo stesso patogeno? Succede che le cellule della memoria immunitaria sono già presenti nell’organismo e pronte ad agire immediatamente prima ancora che i sintomi clinici della malattia si manifestino. Esse si attivano immediatamente producendo anticorpi specifici identici a quelli prodotti la prima volta dai linfociti B circolanti al momento di venire in contatto con lo stesso patogeno, ma producendoli e mettendoli in circolo molto più velocemente. Nel midollo osseo vengono inoltre prodotti altri linfociti detti T per distinguerli da quelli B.

Questi linfociti agiscono direttamente contro le cellule infettate da virus oppure degenerate in cellule tumorali e questa risposta viene denominata risposta cellulo mediata. Si tratta di un particolare tipo di linfocita che, a parte quelli denominati killer perché vanno a colpire direttamente l’agente patogeno o la cellula che lo contiene, lavora u po più in sordina e di nascosto rispetto ai linfociti B circolanti nel sangue che agiscono producendo e immettendo in circolo anticorpi. Esistono infatti, oltre ai linfociti killer, i linfociti "helper" ce aiutano i killer oppure aiutano i macrofagi che inglobano le cellule infette e i batteri, oppure aiutano i linfociti B a produrre velocemente anticorpi, oppure si incaricano di fare cessare o di modulare la risposta immunitaria di tutte le altre cellule una volta cessato il pericolo e vinta la battaglia. Si tratta di cellule che lavorano più in sordina rispetto alle prime, ma che hanno un ruolo modulatore altrettanto importante.

Per tornare alla tua domanda: non è vero che tutti i virus lasciano una immunità permanente e che con i batteri questo non succede. Sia per i virus che per i batteri l’immunità si forma lo stesso e la memoria immunitaria idem. Quando un soggetto si ammala ripetutamente, come avviene frequentemente nei bambini, questo dipende sostanzialmente dal gran numero di agenti patogeni esistenti per i quali è necessario possedere una immunità specifica per non ammalarsi una seconda volta della stessa malattia. Ma a causa del numero infinito di virus batteri e altri agenti patogeni e anche del gran numero di ceppi immunologicamente diversi fra loro che esistono per uno stesso patogeno, quando ci si ammala una prima volta di una infezione, mettiamo, dovuta allo streptococco o ad un virus influenzale, si formano anticorpi per quello specifico germe, di quel ceppo e non per altri simili, pertanto malattie apparentemente simili possono tornare ma non sono mai le stesse.

La scarlattina, per esempio, può essere data da 4 tipi specifici di streptococco beta emolitico di gruppo A quindi può venire fino a 4 volte nello stesso soggetto, ma non è sempre la stessa scarlattina, così come essendoci innumerevoli virus simil influenzali, una sindrome influenzale può affacciarsi più volte nello stesso soggetto. Per l’influenza stagionale il concetto è simile: i virus si modificano un pochino ogni anno, pertanto, chi ha avuto una influenza stagionale un anno, può considerarsi immunizzato per quell’anno e per pochi anni successivi, fintanto che il virus stesso non sia talmente mutato da non essere più riconosciuto dall’organismo che lo ha ospitato una volta. Alcune malattie, invece, riconoscono un solo agente patogeno, per esempio la rosolia, il morbillo, la varicella ed è per questo che la malattia non si presenta più nella vita di un soggetto che si è ammalato una prima  volta. Ma questo succede solo per un numero relativamente esiguo d malattie, non per tutte. Man mano che un soggetto viene in contatto con i vari agenti patogeni, comunque, sia che sviluppi ogni volta i sintomi della malattia sia che l’infezione decorra in modo inapparente, il suo sistema immunitario si arricchisce di sempre nuove e ulteriori informazioni di archivio e con il trascorrere degli anni il sistema immunitario di un soggetto adulto ha un archivio talmente ben fornito che le sue possibilità di ammalarsi si riducono drasticamente mentre il sistema immunitario, almeno per il periodo centrale della sua vita, continua a funzionare a pieno regime.

Da anziano queste difese cominceranno a calare gradualmente e, decennio dopo decennio, diventerà sempre più simile a quello di un bambino, anche se questo è un modo un po semplicistico di spiegare la cosa. Spero di averti chiarito un poi le idee in tema di sistema immunitario. Leggere qualcosa di divulgativo in merito non è semplice perché l’argomento è vastissimo, molto complesso, senz’altro enormemente più complesso di quanto possa avere esposto qui e non sarei indicarti nulla di semplice da leggere in merito. Si tratta di argomenti inerenti la biologia, la biologia molecolare, la chimica, molto più specifici di quelli che possono essere trattati, per esempio, dai libri divulgativi di argomenti di puericultura o di pediatria e non me ne viene in mente nessuno da consigliarti come "profana "dell’argomento. Se credi, però, posso informarti meglio.

Un caro saluto, Daniela

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