Crosta lattea, dermatite atopica e dermatite seborroica


Gentile dottoressa,

sono la mamma di Giorgio, un bambino di 5 mesi che presenta sul cuoio capelluto una evidente e spessa crosta lattea.

Da circa due mesi, su prescrizione del pediatria, gli somministro tutti i giorni 15 gocce di olio di borragine e applico la crema Kelual DS senza però alcun miglioramento. Cosa si può fare in questi casi? È opportuno rivolgersi al dermatologo?

Inoltre, le chiedo se c’è una relazione tra la dermatite seborroica e l’alimentazione; consideri che allatto e che lo svezzamento è proprio agli inizi. Un bambino come mio figlio dai colori chiari e con una ostinata dermatite seborroica, può considerarsi a rischio di allergie?

La ringrazio.

Giusi


Cara Giusi,

la crosta lattea è una manifestazione cutanea molto frequente nei lattanti, soprattutto nel primo trimestre di vita. Essa si localizza sul cuoio capelluto e si manifesta tipicamente con lo sviluppo di cute dall’aspetto crostoso e squamoso dal colorito giallastro a volte tendente al rosa e di aspetto a volte secco e a volte untuoso.

La crosta lattea è comunque un termine generico che non definisce le due patologie che ad essa possono sottostare: cioé essenzialmente la dermatite seborroica e la dermatite atopica.

La crosta lattea, cioé, è la tipica manifestazione iniziale di una dermatite seborroica di un lattante come può essere anche la manifestazione iniziale di quella che poi diventerà una dermatite atopica anche se, nei casi più lievi, può tranquillamente limitarsi al solo cuoio capelluto per poi scomparire spontaneamentre dopo il primo trimestre di vita del piccolo.

La dermatite seborroica può manifestarsi sin dalle primissime settimane di vita con le caratteristiche squame untuose sul cuoio capelluto tendenti ad allargarsi per riunirsi in chiazze di grandezza tale da ricoprire anche tutta la testa.

Da questa sede le squame possono estendersi alla fronte, alle sopracciglia, dietro le orecchie, sulla parte centrale del volto (naso, solco naso-labiale, mento), sotto le ascelle e anche nelle pieghe cutanee dell’inguine e in tutta la cute ricoperta dal pannolino. La dermatite seborroica, quindi, predilige zone diverse rispetto alla dermatite atopica, tipica per risparmiare proprio il naso e la zona attorno alle labbra nonché le ascelle e l’inguine.

La dermatite seborroica, inoltre, normalmente non è pruriginosa, contrariamente alla dermatite atopica. Lo può diventare in caso di irritazione e infezione sovrapposte, ma normalmente non lo è.

La dermatite seborroica, contrariamente alla dermatite atopica, nella stragrande maggioranza dei casi scompare dopo il terzo mese di vita, mentre la dermatite atopica, di solito, compare proprio al terzo mese. La dermatite seborroica, contrariamente alla dermatite atopica, è solo un problema estetico e non riconosce una patologia allergica sottostante: l’alimentazione al seno oppure con latte artificiale così come lo svezzamento, non hanno nessuna influenza su di essa, contrariamente a quanto si ritiene, a volte, per la dermatite atopica.

La dermatite seborroica dipende da una eccessiva produzione di sebo in zone di cute dove il metabolismo cellulare è molto attivo, il ricambio cellulare idem e l’eccesso di sebo "impasta", in un certo senso e impedisce la rimozione delle cellule morte dell’epidermide che, di conseguenza, si stratificano una sull’altra incollate dal sebo e formano le classiche croste giallastre.

L’eccessiva produzione di sebo e il vivace ricambio cellulare sembrano dovuti alla presenza nell’organismo del bambino di una notevole quantità di ormoni di provenienza materna che, dopo il taglio del cordone ombelicale alla nascita restano nel circolo del neonato che ha difficoltà a metabolizzarli a causa dell’immaturità delle sue funzioni epatiche, oltre che alla presenza di funghi come la candida albicans nel neonato o di lieviti come il pityrosporum orbicolare nel bambino più grandicello che si sviluppano sulle lesioni perché si nutrono dei prodotti del metabolismo cellulare e di sebo.

La dermatite atopica, invece, si caratterizza per la particolare secchezza della cute nelle zone affette e per una alterazione dei lipidi cutanei e, contrariamente alla dermatite seborroica, dipende in buona misura da fattori genetici oltre che allergici. Non essendo una patologia, non dando, solitamente, sintomi fastidiosi e tendendo a regredire spontaneamente, semplici norme igieniche dovrebbero essere sufficienti per il suo trattamento.

I capelli e il cuoio capelluto, così come tutte le zone di cute interessata, devono essere lavati frequentemente – i capelli minimo due volte alla settimana e il resto del corpo tutti i giorni – con uno shampoo delicato o un detergente senza profumo altrettanto delicato, anche a base di sapone di marsiglia, purché quello vero e puro; in tale occasione si pratica un delicato massaggio finalizzato a rimuovere le croste o ad ammorbidirle per poi rimuoverle sia con la pettinina a denti fitti se sono tra i capelli, sia con un panno morbido e frizionando se sono su altre parti del corpo. Alternati a questi bagnetti sono i massaggi con olio di mandorle o altri oli emollienti, sempre per ammorbidire le croste e poi rimuoverle delicatamente.

La rimozione delle croste tra i capelli può avvenire anche con una spazzola morbida, sempre avendo cura di non traumatizzare la cute sottostante. Sulle altre parti del corpo colpite dalla dermatite seborroica basta applicare una crema base non profumata emolliente.

Nei casi più gravi e resistenti, si può applicare una crema a base di cortisone per alcuni giorni avendo cura di scalare la quantità gradatamente prima di sospenderla e di diradarne le applicazioni lentamente. La pulizia del cuoio capelluto può avvenire un giorno con uno shampoo molto delicato e successivo leggero frizionamento del capo e un altro giorno con l’applicazione di olio di mandorle o olio di borragine e rimozione successiva delle squame e crosticine con pettinina o mediante massaggio e frizione delicata con un panno morbido.

Dopo l’applicazione dell’olio di borragine e la rimozione delle croste, se la cute non è irritata si può tamponare con un batuffolo di cotone imbevuto in acqua bollita tiepida e bicarbonato (un cucchiaio da tavola di bicarbonato in un grosso bicchiere di acqua) oppure applicare una crema o una lozione a base di cortisone in preparazione non alogenata. Si dimostrano utili gli acidi grassi polinsaturi (omega 3 e omega 6), la vitamina E, l’ossido di zinco e l’acido 13-cis-retinoico.

Quando la dermatite insiste sulle pieghe cutanee (ascelle, inguine) si possono detergere con una soluzione al 5% di ipoclorito di sodio. Sul cuoio capelluto si usano spesso lozioni a base di idrocortisone allo 0,5-1% da applicare due o tre volte al giorno.

Quando le lesioni squamose persistono oltre il terzo mese, tendono a ricoprire buona parte del corpo e non solo il cuoio capelluto o il viso, quando si associano ad una certa irrequietezza del bimbo e a prurito frequente, oppure a chiazze in punti che non sono solo quelli tipici della dermatite seborroica, è lecito pensare che la crosta lattea stia virando verso una dermatite atopica più che parlare di dermatite seborroica diffusa.

Per tale motivo penso che una visita da un buon dermatologo possa essere utile per stabilire una diagnosi differenziale più fine e impostare una idonea terapia o semplicemente per la scelta dei prodotti di cosmesi più idonei che non sempre sono tra i farmaci da banco o tra quelli di automedicazione e tantomeno tra quelli più conosciuti, anche perché a un bambino di 5 mesi non si prescrivono gli shampoo al solfuro di selenio, allo zolfo o all’acido salicilico come negli adulti, che si dimostrano efficaci nella stragrande maggioranza dei casi.

Un caro saluto,

Daniela

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