Crisi di pianto in assenza della mamma


Gentile dottoressa,

mi trovo in seria difficoltà.

La mia bimba ha 5 mesi e 1/2 e come ovvio è cresciuta prevalentemente con me. È una bimba abbastanza tranquilla, sorridente e festosa.

Il problema è che se io mi allontano anche solo quindici minuti per andare al supermercato, inizia a piangere, trattiene il fiato e singhiozza finché non è madida di sudore, trema e non si calma con niente e nessuno, neanche con il papà , solo con me.

Non so se ho reso l’idea ma non è una situazione facile: i nonni e le zie non se la sentono più di tenerla visto che si spaventano e io non posso più uscire di casa se non con lei. E in più tra un mese devo riprendere a lavorare.

Perché si comporta così? Posso fare qualcosa per aiutarla?

La prego, mi risponda.

Grazie di cuore.

 


Qualsiasi bambino di questa età, abituato, com’è logico che sia, alla costante presenza della mamma, si troverebbe a disagio vedendola allontanarsi senza poterla seguire.

Il problema non è, quindi, il disappunto della piccola e, in un certo senso, nemmeno questo suo modo così eclatante di esprimerlo, con vere e proprie crisi isteriche, ma l’incapacità dell’ambiente che circonda la bimba a gestire la situazione in tua assenza.

A cinque mesi, un bambino che vede la mamma allontanarsi o non la trova con lo sguardo quando la cerca in un momento in cui è abituato ad averla vicina, non può sapere né capire che si tratta di una situazione assolutamente transitoria, che altre persone amorevoli sono pronte a dargli lo stesso affetto e le stesse attenzioni fino al suo ritorno e via discorrendo…

Un bambino vede la mamma sparire e basta e per lui è un po’ come se sparisse per sempre, visto che vive al presente e non ha ancora il senso del tempo.

Per superare questo momento, quindi, secondo me, bisogna lavorare su due fronti: il primo è abituare gradatamente la bimba a stare con una figura sostitutiva della mamma, sempre la stessa possibilmente, prima solo per pochi minuti e con la presenza della mamma nelle vicinanze, poi sempre più a lungo con la mamma un po’ più lontana, magari in un’altra stanza ma abbastanza vicina da poter far sentire la propria voce anche senza farsi vedere, in caso di pianto e, ogni volta, dopo questi pochi minuti, fingere di ritornare festosamente facendole molte feste, così da abituare la bimba ai distacchi, alle assenze, ma sempre, immancabilmente, seguite dal tuo ritorno in allegria.

Il secondo fronte sul quale lavorare è quello della preparazione psicologica delle persone che si rendono disponibili ad accudire la piccola in tua assenza che non si devono perdere in un bicchiere d’acqua e impressionarsi per una crisi di pianto, per forte e insistente che sia.

Vi sarebbe poi un terzo fronte, che è quello di lavorare su te stessa e sul tuo timore delle reazioni della piccola in tua assenza: dovresti imparare a conoscerle, a capire che entro certi limiti sono fisiologiche, che ci sarebbero lo stesso anche se tu potessi aspettare ancora alcuni mesi prima di tornare al lavoro perché la prima volta è sempre la prima volta per qualsiasi situazione e che non è tanto importante la qualità e l’intensità della reazione di disappunto della bimba quanto la sua capacità di adattarsi alla nuova situazione e di consolarsi ogni volta più facilmente e più velocemente.

Quindi, dopo avere scelto accuratamente la o le persone di accudimento che dovranno sostituirti al momento delle tue assenze, dopo avere adeguatamente abituato la bimba a questa loro presenza, inizia pure sin d’ora ad allontanarti tutti i giorni, le prime volte solo per 10 minuti, poi 15, poi 20 e cerca di farlo anche se non hai bisogno impellente di allontanarti ma solo per abituare la piccola alla tua assenza quando dovrai tornare al lavoro.

Tieni a bada i tuoi sensi di colpa per staccarti dalla bimba perché ti porterebbero ad assumere atteggiamenti poco coerenti del tipo: un giorno resisto e quello successivo cedo e rinuncio a uscire, che sarebbero deleteri per la bimba. Considera anche che non è tutta angoscia quella espressa dagli urli della bimba: in parte essi sono anche dovuti al sentimento di frustrazione che prova quando non ti vede tornare al primo suo strillo.

I bambini esprimono le loro frustrazioni con pianti e strilli nella speranza di attirare l’attenzione e nella speranza che essi possano compiere la piccola magia di portare la soddisfazione dei loro desideri, ma l’esperienza della frustrazione, quando non eccessiva e obiettivamente sopportabile, è utile per stimolare nel bambino la ricerca di soluzioni alternative alla disperazione, per imparare strategie di autoconsolazione e di adattamento alla realtà molto importanti per la loro crescita psicologica.

Quindi, nonostante la pena e le difficoltà psicologiche che l’atteggiamento della bimba ti potranno suscitare, non hai altra scelta che farvi fronte e tenervi testa nel modo più equilibrato pensando anche che, all’età che ha la tua bimba ora, anche tu, con molta probabilità, ti sarai comportata nello stesso modo e, nonostante tutto, come succede a tutti i bambini equilibrati, avrai comunque imparato velocemente a superare questa inevitabile fase di crescita.

Vedrai che se la bimba avrà di fronte una mamma serena, forte e risoluta nei suoi comportamenti, non tarderà ad adattarsi alla nuova situazione che si troverà ad affrontare e potrà anche stupirti per come riuscirà ad abituarsi velocemente: ma deve sentire che tu credi in lei. La bimba acquisterà tanta più fiducia in se stessa quanta più tu riuscirai a dargliene.

Un caro saluto,

Daniela

 

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