Crisi convulsive nell’infanzia


Salve,

sono la mamma di una bambina di 4 anni a cui è stato diagnosticata un problema neurologico cioè crisi convulsive nella zona temporale sinistra. Ora la bambina è sotto farmaco, il depakin, somministrato 3 volte al dì con un dosaggio da 150 mg.

La bambina è stata ricoverata presso il policlinico di catania dove hanno effettuato tramite una leggera anestesia la risonanza magnetica ma fortunatamente non hanno riscontrato nessun problema; ora è spesso sottoposta a prelievo veneso per vedere come procede.

Volevo sapere un suo parere sulla situazione certo non molto definita per quello che le posso dire.

La ringrazio in anticipo

La frequenza di crisi convulsive nell’infanzia, escludendo quelle tipicamente e sicuramente febbrili, è svariate volte superiore a quanto si può riscontrare nella popolazione adulta in quanto la funzionalità dei neuroni, cioè delle cellule cerebrali infantili, è ancora immatura e di gran lunga più soggetta a presentare scariche elettriche anomale anche solo occasionali di tipo parossistico. Pertanto, stando a queste statistiche, in linea generale, ci si aspetta che molti bambini che soffrono di crisi epilettiche risolvano il loro problema con la crescita in quanto i farmaci normalmente utilizzati per diminuire la frequenza delle crisi o farle scomparire del tutto sono solo dei sintomatici, dei regolatori di flussi ionici di membrana, non dei farmaci curativi.

La benignità relativa del problema dipende, ovviamente, dalla causa che scatena le crisi nella tua bimba, causa che nella grande maggioranza dei casi non si scopre, o meglio, che la scienza non è ancora in grado di scoprire anche se con molta probabilità sono in causa fattori genetici e/o metabolici ancora sconosciuti, dalle condizioni della bimba nella fase inter critica, cioè nel periodo che intercorre tra una crisi e la successiva, dalla normalità o meno del suo EEG tra una crisi e l’altra, dall’aspetto elettroencefalografico delle crisi, dalla loro frequenza e anche da come vengono tenute a bada dalla terapia.

Naturalmente, è ovvio, la prognosi delle crisi epilettiche, cioè non di una singola crisi ma l’evoluzione della sindrome epilettica, dipende anche dalla causa in quanto crisi epilettiche così dette secondarie e non idiopatiche riconoscono una causa anatomica come trauma cranico, tumore, incidente vascolare, malattia metabolica, sofferenza cerebrale e così via e la loro prognosi dipende dalla evoluzione o dalla possibilità di trattamento, medico o chirurgico che sia, del problema iniziale scatenante, mentre una epilessia senza causa apparente, o idiopatica, non può che avvalersi di una terapia farmacologica sintomatica che non ha altro scopo che quello di impedire il sopraggiungere di ulteriori crisi e solo il tempo e l’esperienza, cioè la statistica, possono fare azzardare cosa succederà in futuro alla piccola.

Comunque, in linea di massima, dopo minimo due, massimo cinque anni di terapia, se nel frattempo non sono sopraggiunte nuove crisi, si può pensare di iniziare a diminuire fino a sospendere i farmaci, il tutto con molta gradualità e se non si presenteranno nuove crisi il problema potrà considerarsi risolto, altrimenti la terapia dovrà essere proseguita.

L’epilessia di per sè non è una malattia ma la crisi epilettica rappresenta solo un sintomo, la spia di qualcosa che non va nella normale conduzione della scarica elettrica a livello di una particolare zona del cervello o di un particolare gruppo di neuroni. Purtroppo, assumendo farmaci tradizionali come il valproato, cioè il depakin, i frequenti controlli ematologici sono necessari anche se molto noiosi: d’altra parte si tratta di un farmaco ben collaudato che non ha perso ancora la sua validità anche a fronte della scoperta di molecole più nuove e che non necessitano di controlli e prelievi di sangue così frequenti, ma meno sperimentati nella loro validità a lungo termine. Nel complesso, pur non avendo informazioni sufficienti sulla tua bimba e sul suo eeg, io starei relativamente tranquilla per il suo futuro, come credo ti abbiano spiegato anche i medici che la stanno seguendo.

Un caro saluto, Daniela

 

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