Complesso di Edipo


Cara Dott.ssa Daniela,

dopo le mie domande sulla suzione del pollice, oggi ti scrivo per il complesso di Edipo (o di Elettra? non ho mai capito).

Mia figlia Sofia ha tre anni e mezzo. E' sempre stata una bimba molto indipendente, curiosa di fare e esplorare. Una delle prime frasette che ha imparato è stata "da sola!", da ripetere in continuazione, oltre ai mitici "io!", "mio!" e "NO!" tipici dei 18/24 mesi.

Quando aveva 16 mesi, sono rimasta incinta del suo fratellino. Nel periodo della mia gravidanza, un po' per alleviarmi della fatica (sono dovuta rimanere a riposo per un periodo) e un po' per preparare il terreno per l'arrivo di un neonato, mio marito si è coinvolto sempre più nella gestione della bimba. La metteva a letto, le faceva il bagno e cose simili.

Poi è nato il fratellino, che Sofia – che aveva appena compiuto 2 anni – ha accolto con molto affetto e partecipazione: l'ha sempre trattato con grande amore ed attenzione. Credo che si sia sentita "parte" attiva della novità in famiglia, visto che ha iniziato ad allattare, vestire, fare il bagnetto a tutta una serie di "suoi" bambini … la scena tipica ero io che allattavo Leonardo sul divano e Sofia, con la maglietta alzata, allattava il bambolotto di turno.

Le vere crisi di gelosia sono state dirette verso di me: mi mandava via, voleva solo il papà per le cose importanti come andare a nanna o simili. Io ho sempre reagito con affetto e serenità in queste situazioni perchè ho sempre pensato che fosse un bene che se la prendesse con me e non con il neonato.

La situazione è fortemente migliorata quando ho smesso di allattare: a quel punto era passato un anno e Sofia aveva 3 anni. Però era subentrato un ulteriore fattore: un amore smisurato per il papà. "Papà facciamo che io sono la principessa e tu il principe e ci sposiamo. La mamma è la strega" oppure "io voglio il MIO papà e basta!" sono frasi che ogni tanto ricorrono in casa nostra. Mi fanno sorridere … ma a volte non so bene che atteggiamento tenere di fronte ad essi.

Sarò sincera: a volte mi rattrista che mi mandi via in malo modo anche se so che potrebbe essere normale, sia per età che per l'esperienza della nascita di Leonardo.

Mi pongo questo quesito: che atteggiamento devo avere? Devo essere sempre affettuosa e far finta di nulla quando mi manda via? Devi dirle che così facendo mi rattrista? 

Aggiungo che mio marito ha piacere delle attenzioni di sua figlia ma allo stesso tempo quando Sofia mi tratta in maniera poco gentile, la richiama e le chiede di essere affettuosa, o di fare pace con me, o cose simili. Questo per dire che ha attenzione per quello che sta succedendo.

Grazie!

Patrizia

 

Cara Patrizia,

facciamo un po di chiarezza sul complesso di Edipo e di Elettra. Ma prima permettimi di dire che la tua bimba, nei primi tempi dopo la nascita del fratellino giocava con lui e imitava i tuoi comportamenti perché si stava identificando con te e con il tuo ruolo. Tra l'altro imparava da te l'atteggiamento da tenere nei confronti del fratello, ancora sconosciuto sia fisicamente che affettivamente. Per capire se stessa  si specchiava in te. Poi, per capire ancora meglio, per assimilare la faccenda, giocava a fare la mamma. La drammatizzazione è un processo importantissimo sia per l'apprendimento che per l'elaborazione dei vissuti: un po come i sogni. Avrai forse fatto caso a come giocano a fare il dottore i bambini dopo essere stati dal pediatra e quanto a lungo insistono su queste sceneggiate. In questo modo si identificano con chi ha suscitato in loro ansie o disagi ed esorcizzano le loro paure più o meno consce. Anche la tua bimba ha voluto esorcizzare col gioco e con l'imitazione il disagio dell'arrivo del fratellino.

Ma passiamo al complesso di Edipo.

Il complesso di Edipo e il complesso di Elettra sono due fasi dello stesso processo psicologico. Il complesso di Edipo – intuizione di Freud sviluppata poi da Jung – è una teoria che spiega la maturazione del bambino maschio attraverso l'identificazione con il genitore dello stesso sesso e il desiderio (amoroso e sessuale) nei confronti del genitore di sesso opposto.

Si basa sul mito greco di Edipo, re di Tebe e figlio di Laio e di Giocasta. Quando Giocasta annunciò a Laio di essere incinta, un oracolo predisse a Laio che la nascita di questo bambino avrebbe causato eventi funesti al suo regno. Laio allora promise a se stesso e annunciò alla moglie che appena nato avrebbe ucciso il figlioletto Edipo. Quando partorì, per salvarlo, Giocasta decise di allontanarlo dal padre e lo abbandonò. Fu salvato da un pastore che lo condusse presso il re di Corinto (Polibio). Questi lo allevò spacciandolo per suo figlio. Ma, diventato grandicello, Edipo volle ritornare nella sua Tebe per conoscere la madre. Lungo il sentiero si scontrò con un viandante che non voleva cedergli il passo. Ne nacque una collutazione e Edipo uccise il viandante che si scoprì poi essere Laio, il suo vero padre. La profezia quindi si avverò. Raggiunta Tebe incontrò la mitica sfinge che con il suo famoso enigma teneva prigioniera la città. Edipo risolse l'enigma e liberò la città. La sfinge si uccise lanciandosi da una rupe. L'enigma, per inciso, era:" chi è quell'animale che la mattina cammina su 4 zampe, il giorno su 2 e la sera su 3?" La risposta era : l'uomo. Edipo poi sposa Giocastra (nessuno dei due sapeva di essere madre e figlio). Dal matrimonio incestuoso nacquero 4 figli, uno dei quali era Antigone. Ma gli dei non perdonarono l'incesto e inviarono su Tebe una serie infinita di sventure. Quando a Edipo e Giocastra fu rivelata la verità, Giocastra, per la vergogna si impiccò e Edipo si accecò. da quel momento vagò per la città in preda ai tormenti fino alla morte. Da questa immane tragedia nasceranno i più famosi drammi dell'antica Grecia nonché l'arte della psicanalisi.

Il complesso di Elettra è simile a quello di Edipo. Durante le tre fasi della presa di coscienza della sessualità (orale anale e genitale) le femmine sviluppano il desiderio di possedere il pene. Quando la bambina scopre la differenza con il maschio e si accorge di non averlo sviluppa un rancore nei confronti della madre poiché le attribuisce la responsabilità di questa sua mancanza. Nello stesso tempo la bambina comincia ad essere attratta dal padre per il suo pene (anche simbolico) e si innamora di lui desiderando da lui la maternità, cioè desiderando di sostituirsi alla madre nel cuore del padre. Considera il pene simbolo di potere e tende, oltre che ad innamorarsi, a sottomettersi al padre sviluppando gelosia nei confronti della madre.

Nel mito greco, Elettra era figlia di Agamennone e Clitennestra: quest'ultima, con il suo amante Egisto, uccide il marito Agamennone. Ma la figlia Elettra scopre il crimine e spinge il fratello Oreste ad uccidere i due (madre e amante) per vendicare il padre.

Secondo Freud, il complesso di Edipo indica tutto quell'insieme di desideri amorosi ambivalenti che il bambino prova verso i genitori. Insorge durante la fase fallica dello sviluppo sessuale (3 anni in su) e al suo superamento inizia la fase di latenza sessuale di cui ho fatto cenno in altra occasione, durante la quale nel bambino inizia a svilupparsi quell'insieme di norme morali e di pudori che lo indurranno a sublimare gli impulsi sessuali più primitivi e meno elaborati trasfoermandoli in situazioni più creative e moralmente elevate (5 anni in su).

Ma sulle fasi dello sviluppo psicosessuale dei bambini mi riprometto, sempre che a voi mamme interessi, di scrivere un articoletto a parte.

Il complesso di Edipo è quindi un atteggiamento ambivalente che esprimerebbe da una parte desiderio di morte del genitore dello stesso sesso al fine di sostituirsi a lui nel cuore del genitore di sesso opposto e dall'altra amore e invidia per il genitore di sesso opposto che trova pace soltanto nell'esclusione del genitore rivale. A fasi alterne, sentimenti e ruoli si invertono, e il genitore amato diventa quello dello stesso sesso mentre quello odiato è quello di sesso opposto. Lacan, psichiatra e filosofo francese dell'inizio del secolo scorso, modifica un po l'interpretazione di questi due complessi di Edipo e Elettra rendendo tutta la faccenda più mentalizzata e meno sessuale: cioè l'innamoramento per il genitore di sesso opposto deriverebbe, secondo Lacan, dal piacere che il bambino proverebbe nell'identificarsi con lui (o lei), in quanto piacere di sentirsi ormai grande, appartenente cioè, alla società degli adulti, più che una questionedi piacere sessuale in senso stretto.

I primi 5 anni della vita sono scanditi dal complesso di Edipo, e sembrano caratterizzati da un susseguirsi di frustrazioni che hanno inizio al momento dello svezzamento, vissuto come primo allontanamento dalla e della madre, fino a quando il bambino realizza che in realtà la madre non riversa il suo affetto esclusivamente su di lui ma anche sul padre. Da lì l'attrazione per il genitore di sesso opposto.

Ecco come nel maschio, verso i tre anni, si rafforza l'amore e l'attaccamento alla madre e, nei confronti del padre, da una parte amore ma nello stesso tempo ambigua rivalità. E' tutto un vero rompicapo!

Quindi l'atteggiamento della tua bimba va prima di tutto capito: in questo spero di esserti stata utile, anche se colgo l'occasione per ricordare a te e a tutte le mamme che mi gratificano con domande così importanti, che in fondo io sono solo una pediatra, al massimo una neonatologa, e non una psicologa o una psicanalista, e quindi rispondo a questi argomenti come meglio posso ma temo di essere spesso incompleta.

Poi la comprensione farà il resto ed è giusto come fai continuando con un atteggiamento di paziente dialogo, cercando, assieme al papà, di fare capire alla piccola che l'amore è un sentimento grande e pieno di sfumature dove ogni membro della famiglia trova comodamente il posto che a a lui è più consono senza bisogno di defenestrare nessuno.

Un caro saluto,

Daniela

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