Come far addormetare un bimbo di tredici mesi


 

 

Gentile Dottoressa,

 

Valerio, il mio bimbo, ha quasi 13 mesi e non è mai stato un gran dormiglione, lui dorme nel suo lettino ma ancora nella nostra stanza, non ha mai dormito nel lettone tranne le volte che si addormenta al seno.

 

A quel punto o lo lascio nel lettone perché sono cotta di sonno, oppure lo prendo e lo metto nel lettino suo e lui dorme tranquillo. Prende il mio seno ancora la mattina e il pomeriggio, la poppata notturna l’ha abbandonata da solo e quella serale gliel’ho tolta dolcemente io per abituarlo ad addormentarsi nel lettino, inoltre non è un bimbo che possiede alcun oggetto transizionale o simili, non porta il ciuccio, non si succhia il dito, non ha pupazzi, insomma, sotto questo punto di vista il bimbo è facilissimo da gestire ed è per questo che vorrei un consiglio su come portarlo a ninna la sera nel modo più dolce possibile, sottolineando che ha iniziato da un po’ ad arrampicarsi, camminare poggiandosi ai mobili e muoversi continuamente, gli sta uscendo l’ennesimo dentino ed è reduce dall’ultimo vaccino.

 

Ha le sue piccole noie e nonostante ciò è sempre amabile, dolcissimo, allegro e sorridente, mangia e fa il doppio sonnellino (mattino durante la passeggiata mattutina e spesso il pomeriggio dopo la poppata al seno o durante la passeggiata).

 

Detto ciò sottolineo che prima delle 21,30 – 22 il bimbo non va a letto e se lo porto prima è una disperazione (inutile) di pianti.

 

Tra l’altro io sto tutto il giorno con lui tranne dalle 17 alle 21 (orario in cui lavoro e in cui lui resta con il papà) di conseguenza lo metto a letto comunque io (e lui sembra che mi aspetti), per fortuna e credo sia un bene che veda me per ultima, visto che da un po’ di giorni a questa parte mi cerca sempre con una certa insistenza. La notte anche cerca me, insomma, perdoni nuovamente la lunghissima premessa,io lo metto nel lettino e quasi sempre si gira sul suo fianchetto e si addormenta, sempre stando con lui, accarezzandolo, cullandolo e cantandogli la ninna.

 

Come posso provare a farlo addormentare da solo? Lo so che è un angelo e sarebbe pretendere troppo, ma lo faccio anche per lui, se lo lascio inizia a piangere, singhiozzi da strappacuore.

Devo limitare il sonno pomeridiano? Quanto farlo dormire per non interferire con il sonno notturno?

 

La ringrazio molto.

 

Stefania

 

 

 

No, non credo che ci siano ricette, o meglio, forse di ricette se ne possono scrivere quante se ne vuole perché per fortuna ogni mamma è diversa e ogni bimbo è diverso, sia da un altro bambino, sia da com’era il giorno prima.

 

Pertanto il mestiere di genitore si compie stando, in un certo senso, al balcone, ad osservare i bisogni del figlio giorno dopo giorno, con la testa piena di buoni ragionamenti e propositi, di tanti libri letti e riletti, di tanti forum partecipati, di tanti blog scritti col cuore in una notte, magari, di scoramento o di intensa gioia, ma con il cuore ed il corpo lì dove sta il bimbo, lì dove vuole il bimbo che stia.

 

Con i bambini si raccoglie l’attimo: questo è quello che vogliono e di cui hanno bisogno. Loro esprimono come possono, con i loro sistemi comunicativi intensi ma ancora incompleti e relativamente poco raffinati, i loro bisogni e i loro stati d’animo e i genitori sono lì per ascoltarli, per raccogliere le loro richieste, capirle, metterle, in un certo senso, nel giusto posto, metterli in ordine, dare ai loro bisogni il giusto valore e rimandare al bimbo l’eco e l’immagine di tutto ciò con le dovute correzioni e i dovuti aggiustamenti affinché la cacofonia di stati d’animo si trasformi in armonia e l’energia da cui provengono si incanali su binari che portano nella direzione giusta, quella dell’equilibrio e della maturazione psicologica.

 

Il genitore è, così, un correttore di bozze, un traduttore di sensazioni e di stati d’animo e in questo modo è chiamato a giocare di fino, sia di fronte ai sentimenti del bimbo, sia di fronte alle oscure e remote memorie della propria lontana infanzia, perché ogni parola, ogni gesto possono avere diversi significati, varie sfumature e bisogna cogliere proprio quello giusto ogni volta affinché il senso globale del testo non sia snaturato o lo sia il meno possibile. Non è, quindi, soltanto una questione di linguaggio, di semantica, di regole grammaticali, è questione di saper leggere oltre le parole per cogliere ogni minima sfumatura che nel contesto può fare la differenza, mettendo in luce e valorizzando, oppure, all’opposto, snaturando il significato originario del testo da tradurre.

 

Ecco, un buon genitore deve essere un buon interprete simultaneo e un buon traduttore di testi; testi che giorno dopo giorno presentano livelli di complessità sempre maggiore ai quali non può non saper far fronte pena errori che difficilmente potranno essere simulati o cancellati in un secondo tempo. Il traduttore non sa quale testo gli toccherà tradurre fintanto che non gli viene posto davanti, quale discorso dovrà interpretare prima che il personaggio inizi a parlare, quindi non può programmare il suo intervento se non nelle linee di principio e per non sbagliare deve essere concentrato, attento, pronto a rispettare la tempistica delle parole, delle frasi, dei paragrafi, dei capitoli, a dare a tutto la giusta intonazione. E il tutto deve venire velocemente, deve dare l’impressione di fluidità e di leggerezza.

 

Per fare ciò non si può rifugiare dietro alla sicurezza di schemi precostituiti, troppo rigidi per il suo ruolo, ma deve "inventarsi" attimo per attimo questo benedetto ruolo. In questo, solo poche cose lo faciliteranno: lo spirito di autenticità, la capacità di vivere il quotidiano e saperlo accogliere così come viene, attimo per attimo, senza proiettarsi né al passato né al futuro, la capacità di stupirsi della vita in ogni momento, lasciandosi contagiare dal figlio se non gli appartiene di suo e la capacità di rimmedesimarsi nel bimbo che a sua volta è stato, che non è mai morto ma, anzi, in certe circostanze non vede l’ora di rivedere finalmente la luce. E tutto questo è perfezione pur essendo lontanissimo da voler apparire tale, tutto questo è"dolce e perfetto come lui"…proprio come scrivi tu.

 

Un caro saluto, Daniela

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