Come essere certi che sia influenza A


 

Buongiorno dottoressa,

riguardo all’influenza A se ne sentono di tutti i colori e la confusione è tanta…

La prima settimana di ottobre mio figlio, che in quel momento frequentava il nido (ora ho deciso di tenerlo a casa, almeno per un altro po’) ha avuto per giorni la gola rossa e la tosse, associata a vomito (soffre di reflusso ed è molto delicato di stomaco, quindi la tosse lo stimolava ogni volta che toccava cibo).

Ho somministrato Bentelan, per attenuare l’infiammazione alla gola, su consiglio del pediatra. Dopo qualche giorno dalla comparsa della tosse, all’improvviso, un pomeriggio mio figlio si è sentito molto male, con pianti estenuanti alternati a momenti di sonno, quasi di sfinimento: alla sera è comparsa febbre alta (39,3 circa), che è durata solo qualche ora.

Poi, dopo due giorni, è ricomparsa di nuovo la febbre, e stavolta è durata per circa due-tre giorni. Non ho somministrato antibiotici (il tampone per lo streptococco era negativo), gli ho fatto lavaggi nasali frequenti, uso di aerosol per quanto possibile e ho somministrato Bentelan ancora per qualche giorno (il tutto sempre su consiglio del pediatra)-

Ora mi chiedo: non sarà stata influenza suina? In famiglia, tuttavia, nessuno si è ammalato a parte il bimbo (in ogni caso, noi genitori abbiamo più di trent’anni e i nonni dai 50 ai 70 anni, e forse siamo parzialmente immuni). C’è un modo per sapere se si è trattato o meno di influenza A? Questo mi solleverebbe da tante paure e dubbi, anche in merito a un possibile vaccino.

Grazie

Dopo la guarigione l’unico modo per sapere se si è trattato di influenza A sarebbe il dosaggio degli anticorpi specifici contro il virus H1N1, analisi molto costosa che solo pochi laboratori sono in grado di eseguire e che, a mio avviso, è assolutamente inutile fare.

Ci sono buone probabilità che il piccolo abbia contratto l’influenza A visto che, in mancanza di esantema, l’ipotesi della sesta malattia sfuma decisamente anche se non completamente. Però in questo periodo circolano moltissimi virus parainfluenzali, tutti con sintomatologia molto simile se non indistinguibile, quindi un po’ di dubbio rimarrà sempre.

Esistono tamponi piuttosto attendibili per la ricerca del virus H1N1, ma solo in caso di malattia acuta in atto, non dopo la guarigione e sono anche molto costosi. Se nella settimana in cui il bimbo si è ammalato, il reparto del nido che frequentava era decimato a causa di assenza per malattia con la stessa sintomatologia (diciamo attorno al 30% di assenza quasi in contemporanea) di molti altri bambini, l’ipotesi di influenza A sarebbe fortemente accreditata.

Il vaccino antipandemico, comunque, può essere eseguito anche se vi è il dubbio che il bimbo abbia contratto la malattia. In generale l’incertezza se vaccinare o meno non si estinguerà a breve perché a fronte dei vantaggi si sa anche che nei bambini piccoli anche il vaccino con adiuvanti, l’unico reperibile in Italia per quanto ne sappia io, nonostante sia più immunogenico, non immunizza se non una percentuale piuttosto bassa di bambini.

Quindi, anche coloro che chiudono un occhio sul timore di ipotetici effetti collaterali degli adiuvanti, possono tranquillamente e legittimamente continuare ad avere qualche dubbio sulla vaccinazione a causa di questa scarsa risposta immunitaria che ci si aspetta dal vaccino. Ma il problema è lo stesso per il vaccino antinfluenzale stagionale: rischi minimi ma potere immunogenico piuttosto scarso che aumenta percentualmente con l’età e supera il 50% dei vaccinati solo dai 10 anni in su.

La diatriba sui vaccini sarà quindi destinata a durare ancora a lungo, ma un primo punto fermo si può individuare: la paura degli effetti collaterali possibili del vaccino pandemico si deve assolutamente ridimensionare in quanto troppo lievitata ultimamente, la percentuale di bambini infettatisi e ammalatisi rispetto agli adulti e rispetto all’influenza tradizionale è altissima e la percentuale di complicanze polmonari gravi tra i bambini, anche a parità di soggetti infettati rispetto all’influenza tradizionale, è decisamente superiore.

I bambini, quindi, continuano ad essere i soggetti più esposti ed è ragionevole tutelarli con i mezzi in nostro possesso che sono costituiti essenzialmente dal vaccino, pur con tutti i limiti ormai conosciuti dei vaccini di cui disponiamo.

Un caro saluto, Daniela

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