Clamidia in gravidanza e contagio in famiglia


 

Gentile Dottoressa,

sono alla 35ma settimana di gravidanza e dal tampone effettuato circa 2 mesi fa -fine novembre- mi è stata diagnosticata una clamidia, che tuttavia mi è stata segnalata solo in questi giorni.

Mi è stato detto che i rischi maggiori sono connessi ad infezioni che il bambino potrebbe contrarre al momento della nascita e per questo attendo con un pò di preoccupazione gli esiti del nuovo tampone cui mi sono sottoposta ieri. Se riconfermata, mi è stato detto che dovrò sottopormi a terapia insieme a mio marito.

La cosa mi preoccupa in quanto in un tampone precedente non c’era (l’inizio della gravidanza risale ai primi giorni di giugno ed il tampone negativo era stato eseguito a fine luglio).

Sono preoccupata anche della possibilità che il mio bambino di 2 anni e mezzo possa esserne contagiato, magari con l’uso del nostro bagno o con contatti con la nostra biancheria. È possibile che ciò avvenga o possiamo stare tranquilli almeno per lui?

La ringrazio e La saluto

Antonia

La presenza della clamydia in vagina di solito non da nessun sintomo alla donna. Contratta in gravidanza potrebbe favorire un parto prematuro, una rottura precoce delle membrane, la nascita di un feto di peso inferiore a quello aspettato. Non curata prima del parto, quindi ancora presente in vagina al momento del parto, potrebbe contagiare il nascituro al momento del passaggio attraverso il canale da parto che dopo alcuni giorni potrebbe sviluppare congiuntivite e/o polmonite.

Curare una clamydia in gravidanza è sicuramente utile, ma l’infezione è nota per recidivare molto facilmente e non è pensabile che si debbano assumere continuamente antibiotici in via preventiva per evitare, appunto, le recidive. Pertanto, non è un grosso problema se hai avuto la risposta di questa analisi soltanto dopo due mesi, a mio parere perché avresti potuto curarti lì per lì con molte probabilità di doverti nuovamente curare in prossimità del parto.

Se non vi sono minacce di parto prematuro, se non vi è stata rottura delle acque, se il feto cresce e si sta sviluppando regolarmente, ti prescriveranno antibiotici – di solito eritromicina o amoxicillina – in prossimità del parto per una settimana e si limiteranno a monitorare il bimbo nei primi giorni, eventualmente con analisi volte a scoprire la presenza di una infezione in atto prima che abbia dato segni di sé (emocromo, pcr, tampone oculare) in modo da potere eventualmente intervenire con gli antibiotici giocando sul tempo.

Per quanto riguarda l’altro figlio: le comuni corrette e scrupolose norme igieniche saranno più che sufficienti. La clamydia si trasmette prevalentemente per via sessuale visto che colonizza facilmente gli organi genitali, più difficilmente in altri modi: questo per quanto riguarda la clamydia che colonizza gli organi genitali e che non si trasmette semplicemente utilizzando lo stesso bagno o gli stessi asciugamani. Infezioni oculari o broncopolmonari da clamydia non sono molto rare nei bambini ma si tratta di altri ceppi, non di quello che colonizza i genitali degli adulti. Solo il neonato, a causa del passaggio attraverso il canale da parto al momento della nascita, può essere infettato da questo tipo di clamyda (clamydia trachomatis)

Un caro saluto, Daniela

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