Cistite a dieci mesi


 

Gentile dottoressa,

 

a seguito di un esame delle urine, eseguito per disperazione, poiché non riuscivo a capire come mai la mia bambina, dieci mesi, non riuscisse a dormire e fosse molto nervosa, ho scoperto una cistite parecchio aggressiva.

 

Sono presenti 500 leucociti, il batterio è E. coli (un milione di colonie), ed è resistente praticamente a qualsiasi antibiotico, tranne ciprofloxacina, levofloxacina, piperacillina, amikacina, gentamicina, fosfomicina.

 

La pediatra mi ha comunque prescritto l’Augmentin sciroppo, perché secondo lei altri antibiotici non sarebbero adatti ad una bambina così piccola. Mi ha inoltre consigliato di eseguire un’ecografia ai reni e alle vie urinarie.

 

Dopo otto giorni di terapia antibiotica, ripeterò l’esame delle urine, e le confesso che sono onestamente molto preoccupata: e se questa terapia non dovesse dare buoni frutti? Inoltre, ci sarebbe sempre il rischio di recidive. Mi chiedo quale sia il fastidio o dolore che prova la bambina, a seguito del quale si sveglia più volte la notte.

 

Cos’altro posso fare per aiutarla?

 

Sono sicura che, come sempre, i suoi consigli mi saranno molto utili

 

 

 

 

In realtà non esiste un limite minimo di età sotto il quale sarebbe bene non somministrare, per esempio, la fosfomicina, più nota come Monuril, al dosaggio pediatrico, unico tra gli antibiotici idonei da te elencati che si può somministrare per bocca, quindi, vista l’effettiva necessità di tale terapia antibiotica, la scelta sarebbe potuta cadere su questo antibiotico.

 

Ma spesso anche l’amoxicillina è efficace e ben tollerata. Ti consiglio pertanto di ripetere a breve distanza di tempo quantomeno l’esame delle urine, anche in corso di terapia antibiotica e se esso evidenziasse l’assenza o la marcata riduzione della leucocituria, cioè della presenza di leucociti, sarebbe la prova dell’efficacia dell’antibiotico anche se non è stato testato o è risultato inefficace all’antibiogramma in laboratorio (spesso quello che succede nell’organismo è diverso da quello che succede in laboratorio) e se non era, quindi, tra gli antibiotici consigliati.

 

Qualora, invece, dopo quattro, cinque giorni dall’inizio della terapia antibiotica l’esame delle urine risultasse sostanzialmente invariato, io sospenderei questa terapia e opterei senz’altro per uno degli antibiotici segnalati: fosfomicina per la comodità di somministrarlo una sola volta e per bocca, oppure gentamicina o piperacillina che sono, purtroppo, intramuscolari.

 

L’agitazione e i frequenti risvegli notturni possono in parte essere dovuti ai dolori alla minzione, che nei piccoli non è controllata, ma anche ad un fastidio generico, uno stato di tensione di base, un dolore addominale mal delimitabile che può essere all’addome in caso di semplice cistite oppure estendersi anche al dorso e ai reni in caso di cistopielite, qualora l’infezione si fosse propagata ed estesa.

 

Per aiutarla non c’è altro da fare che una corretta terapia antibiotica e anche un aumento significativo della diluizione delle urine dando molto da bere alla bimba in modo che possa urinare di più e più spesso ed eliminare così più velocemente i batteri (acqua oligominerale, più diuretica).

 

Se dopo quattro giorni di terapia l’esame delle urine risulterà migliorato significativamente, l’antibiotico, come ti avranno spiegato, andrà continuato per almeno otto, dieci giorni, poi sospeso e dopo altri quattro giorni o poco più dalla sospensione si dovranno ripetere sia esame urine che urinocultura.

 

Se l’urinocultura risulterà sterile, l’antibiotico non verrà più ripreso ma bisognerà effettuare altri esami urine ogni 15, 20 giorni e solo quando almeno tre esami urine consecutivi risulteranno normali e almeno due urinoculture consecutive risulteranno sterili si potranno sospendere i controlli ravvicinati per passare a controlli preventivi più distanziati, diciamo ogni sei mesi per altre due o tre volte. Gli approfondimenti diagnostici, a mio parere, si mettono in programma, in una femmina, dopo il terzo episodio consecutivo di infezione alle vie urinarie che si presenta nonostante sia stata condotta una corretta terapia antibiotica, cioè dopo la terza recidiva, non prima.

 

Naturalmente sarebbe bene valutare se l’infezione che risulta recidivante sia effettivamente limitata alla vescica o se si è di fronte ad una infezione più alta o più diffusa, cioè cistopielite: in tal caso non penso sia il caso di attendere la terza recidiva per approfondire le indagini finalizzate ad evidenziare una possibile malformazione alle vie urinarie responsabile di questi episodi infettivi.

 

Un caro saluto, Daniela

Ti è piaciuto? Condividilo!Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Lascia un commento