Che dramma mangiare!


Buongiorno,
sono mamma di due bimbi, Giulia quasi 6 anni e Tommaso 18 mesi.
La prima mi ha fatto impazzire da piccola ( fino a 3/4 anni ) perchè mangiava 4 cose e si rifiutava categoricamente di assaggiare altro e di masticare, ma quanto meno beveva tantissimo latte. Naturalmente sono diventata super apprensiva e adesso col secondo, che pare anche peggio, non
so cosa fare.
Da quando ho iniziato a dargli le pappe ( irca a 6 mesi) ha smesso di bere del tutto il latte (beve solo acqua e poca) e di volere il biberon.
Quindi al mattino la colazione è un problema. Biscotti non ne vuole di nessun tipo, mangia solo pane, yogurth nemmeno.
A pranzo solo pastina col pomodoro, oggi ho tentato con un "niente" di ragu’ ed ha rifiutato tutta la pasta rimanente, ha mangiato solo pane.
Mangia carne che devo però omogeneizzargli, nonostante sia pieno di denti, perchè il tentativo di dargli qualche pezzettino da masticare non è andato a buon fine (dopo aver sputato i pezzi, non ha più aperto la bocca).
Rifiuta ogni novità, non apre neppure la bocca per assaggiare ed adesso da qualche giorno, se non gradisce, mi allontana anche il cucchiaio con la mano.
So di trasmettere ai miei bimbi un’ansia incredibile, ma non riesco a fare diversamente.
Qualcuno mi dice di lasciarlo senza mangiare che mangerà, ma io non ne sono convinta… Con Giulia non ha mai funzionato, ho sempre ceduto io e anche Tommaso pare un gran "testone"!!!
La prego, mi dia un consiglio. Vedo i figli delle mie amiche aprire bocca in ogni occasione e so che i miei non saranno mai così…. Ma dopo Giulia pensavo il peggio fosse passato…..
Grazie, cordiali saluti
Paola

Cara Paola,
la tua apprensione forse deriva dal fatto che non conosci altre mamme con bambini che si comportano come i tuoi e pensi di essere un caso isolato, ma io credo che se qualcuno avesse l’idea di creare un forum, se non un vero e proprio sito internet, su questo argomento (forse esiste già, non so), in pochissimi giorni supererebbe qualsiasi aspettativa quanto a numero di utenti collegati!
Verrebbe da pensare che, forse, bestie rare sono proprio i bambini che mangiano tutto quello che la mamma decide di mettere loro nel piatto!
Allora penso che tu debba proprio cambiare atteggiamento. Prima di tutto devi pensare che mangiare è una necessità per fare funzionare al meglio quella meravigliosa macchina che è il nostro organismo e che pertanto questa occupazione dovrà durare per tutta la nostra vita: non può quindi essere una lotta continua, deve assolutamente diventare un semplice e sano piacere, oltre che una responsabilità e nulla di più.
A questo punto cerca di capire, nell’ambito dei cibi che responsabilmente avrai scelto per i tuoi figli, quelli che possono maggiormente costituire un piacere per loro.
Mi spiego: sai che per avere una alimentazione corretta e bilanciata è necessario assumere quotidianamente un tot di cereali, un tot di cibi prevalentemente proteici, un tot di fibre, un tot di vitamine ecc., ecc.
Allora, nell’ambito dei cereali, cosa mangia più volentieri il tuo bimbo? Pane? Fette biscottate? Fiocchi di mais o di avena? e via discorrendo…questo lo sai tu. Mettiamo che sia il pane: ok, vuol dire che la mattina i suoi cereali saranno il pane, che male c’è.
Poi la parte proteica: la colazione è un mini pasto, un po’ di proteine la mattina servono, anche se il pane ne contiene. Non beve latte? Neanche con orzo o cacao? Bene, andrai o proverai con i derivati del latte: un po’ di ricotta spalmata sulla fetta di pane con miele o marmellata? Una fetta di formaggio tipo caciotta, anch’essa con un velo di miele che è un abbinamento da grande chef e tanto di moda ora? Preferisce il salato? Va bene, senza miele, il miele o lo zucchero, in piccola quantità, lo metterai in quel bicchiere di liquido che accompagnerà il panino. Vuole frutta frullata? Frutta a pezzi? Solo un po’ di tè o karkadè? Non ha nessuna importanza purché introduca un po’ di cereali, un po’ di proteine e un po’ di fibre, meglio se con la frutta, ma il tutto anche diviso tra la prima colazione e lo spuntino di metà mattina.
A pranzo e a cena il ragionamento è lo stesso: abbina i cibi che vuole lui nel modo giusto che sai tu, cioè non solo pasta ma anche un po’ di carne, però pasta in bianco e carne frullata, almeno per ora, se lui desidera così.
Il rapporto deve essere alla pari: io ti concedo i sapori che preferisci e ti presento i cibi frullati nel modo che vuoi tu ma tu devi concedermi di mangiare le cose che ti dò io non perché questa è la mia volontà ma perché questa è la cosa giusta per te.
Tutto questo con elasticità, mettendo assolutamente da parte ogni atteggiamento di contrapposizione, di sfida, di rabbia, di ansia, di lotta a corpo libero, insomma, tra due caratteri altrettanto capoccioni.
Il cibo deve essere un atto di amore di chi accudisce il bambino verso il bambino e del bambino verso se stesso e al bambino deve essere fornito l’esempio di un comportamento rispettoso verso le sue esigenze, verso i suoi gusti ma anche soprattutto fermo, coerente e autorevole senza che vi sia esercizio di muscoli e di prepotenza all’ora del pasto e segni di cedimento e di pentimento nell’intervallo tra i pasti quando il bambino, che al pasto ha rifiutato tutto per lottare contro l’atteggiamento materno, poi riceve di tutto e di più, in piena contraddizione con il comportamento precedente, solo perché nel genitore si sono sviluppati sensi di colpa.
E’ questo il classico modo per allevare un piccolo tiranno che imparerà così a fare dei suoi "no" un’arma ricattatoria validissima ed efficace perdendo completamente di vista il vero significato del cibo, non solo dal punto di vista nutritivo ma anche conviviale e di condivisione. E non sarà stata solo colpa sua.
Per pretendere dal figlio una acquisizione bisogna quindi prima avergli dato molto, anche di più di quanto chiede: bisogna avere rispettato i suoi gusti e la sua volontà, assecondato buona parte delle sue richieste, accettato il suo modo di fare, bisogna aver saputo ascoltarlo: solo a questo punto si può legittimamente cominciare a scendere politicamente a patti con lui per insegnargli a crescere accettando nuovi cibi e nuovi sapori, convincendolo a masticare e via discorrendo.
Ma se non saprai superare questo tuo atteggiamento di ansiosa contrapposizione non riuscirai facilmente nel tuo intento e finirai col viziarlo, paradossalmente anche a suon di sgridate e di arrabbiature.
Quindi, per finire, ti consiglio: assecondalo finché capisci che, così facendo, in fondo si alimenta correttamente anche se in modo monotono. Quando tra di voi le acque si saranno calmate e lui avrà riacquistato fiducia nel vostro rapporto, comincerai a fargli un bel discorso preannunciandogli un cambiamento e presentandoglielo come una cosa gustosissima, facendolo magari anche partecipare alla sua preparazione in modo attivo come impastare le polpette per non frullare più la carne e così via, come se la preparazione del cibo fosse un bel gioco nel quale lui può diventare bravissimo. A polpette fatte, tutta la famiglia le deve mangiare e mostrarsene entusiasta, ovviamente, come altrettanto ovviamente il bambino, se non lo fa già, deve imparare a mangiare assieme agli adulti e a comportarsi educatamente come tutti, nel rispetto, ovviamente, dei limiti della sua età.
Detto ciò, i cibi sostitutivi di quanto a pranzo rifiuta di mangiare, piano piano, vanno eliminati: dopo il guanto di velluto entra in campo il pugno di ferro: essi verranno concessi solo ed esclusivamente se avranno il significato di un premio per una buona o bella azione fatta, una gratificazione, insomma. Il bambino deve imparare a responsabilizzarsi. In questo modo, educando il più piccolo, darai il buon esempio anche alla grande e arricchirai così il suo bagaglio di esperienza per quando anche lei sarà mamma e dovrà combattere delle battaglie simili.
Un caro saluto,
Daniela

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