Capricci a sette mesi? 1


Buongiorno dottoressa,

la contatto per chiederle un consiglio in merito al comportamento del mio bimbo di 7 mesi.
È sempre stato molto impegnativo; spesso sveglio durante la giornata, mi ha sempre costretta a dargli attenzioni; cosa che ho davvero sempre fatto, praticamente sacrificando anche il tempo da dedicare agli aggiornamenti per la mia professione, alla casa, per non parlare proprio del parrucchiere piuttosto che di altri svaghi che erano già prima rari, ora sono inesistenti. L’ho fatto inizialmente con molto piacere ma ora penso che il bimbo stia approfittando di me. Sono sempre stata una donna molto attiva in casa e al lavoro ma da quando è nato non riesco a fare più nulla se non c’è qualcuno in casa che sta con il bimbo. Non sono ansiosa, né credo di essere pretenziosa, sono piuttosto autodidatta e chiedere aiuto mi  infastidisce da sempre. Da quando è nato non sono riuscita a fare nulla se non il minimo indispensabile.

Mio figlio non è stato abituato a stare in braccio perché ho dei problemi fisici, dorme nel suo lettino da sempre, sono stata la principale figura che vede tutto il giorno ( lo porto spesso in passeggiata, gioco, leggo) ma quando sta con la nonna lei mi dice che si comporta "bene" ed è tranquillo anche se lei non gli rivolge continuamente attenzioni. Il bimbo sta strillando anche ora che le scrivo pur essendo sul passeggino con il suo giochino e pur vedendomi. Mio marito ed io spesso non riusciamo nemmeno a cenare insieme per le sue urla ed i suoi pianti. In qualsiasi di queste situazioni quando lo si prende in braccio, si calma completamente. La sua pediatra dice che ha uno sviluppo psicomotorio di un bimbo di 8 mesi e mezzo e che ha l’occhio molto sveglio.
Mi creda sono disperata, consapevolmente disperata.
Vorrei sapere cosa posso fare per alleggerire la situazione; alcuni mi dicono di lasciarlo piangere anche per ore: ho provato due volte, forse non sono state sufficienti, ma non è servito  a nulla. Comprendo che le ho fornito forse pochi dati ma ho davvero bisogno di un indirizzo. Non so più come comportarmi e non vorrei ci fossero delle ripercussioni psicologiche sul bimbo negative qualora intraprendessi una strada sbagliata.
La ringrazio infinitamente per la sua disponibilità.
Cordiali saluti

Io credo che più che con il tuo bimbo, tu debba fare pace con te stessa e con il tuo nuovo ruolo di madre di cui sei investita da alcuni mesi. Un figlio stravolge la vita, questo lo sanno tutti, esige spazi e attenzione, procura fatica e fa entrare il genitore in una prospettiva del tutto nuova:
obbliga ad allargare il proprio orizzonte, cioè non più doveri, responsabilità, decisioni, organizzazione del tempo , dei propri interessi e della propria vita solo pensando a se stesso ma condividendoli con questo nuovo essere, tanto meraviglioso, tenero e amorevole quanto esigente, ingombrante e pervasivo.

E’ facile esercitare la propria libertà quando si è soli, un po’ più difficile ma sempre piuttosto agevole quando si decide di vivere in due se ci si sa rispettare, molto ma molto più difficile quando da coppia si diventa famiglia e da coniugi o amanti si diventa genitori. Questo passaggio da due a tre è la sfida che ogni madre come ogni padre anche se in misura leggermente minore o quantomeno meno acuta sono chiamati ad affrontare sostenendo una lotta psicologica a volte durissima con le esigenze di quell’io, di quella immagine di sé faticosamente costruita nel corso degli anni. Questa lotta crea conflitti interni inevitabili che rendono meno incisive le manifestazioni di amore nei confronti del figlio e molto più difficili da sopportare tutte le sue esigenze e richieste di attenzione.

Questa lotta è destinata però quasi sempre a portare buoni frutti ma nel frattempo rende fragili e consuma la mente: mentre si coccola il bimbo si pensa spesso ad altro, a quello che si sarebbe potuto fare se non ci fosse stato, alle cose e agli impegni che si lasciano indietro, a quanto sarebbe stata più semplice la vita senza di lui e nello stesso tempo si sviluppano sensi di colpa devastanti per questi pensieri e per questi stati d’animo che si cerca di rimuovere proprio perché ci si vergogna di provarli. In queste circostanze la depressione è alle porte se non sta già bussando prepotentemente e allora bisogna prendere provvedimenti. Lo si deve fare su due fronti: da una parte se ci si sente stanchi, ci si deve fare aiutare il più possibile dal punto di vista proprio strettamente materiale ma anche psicologico, imparando finalmente a delegare, a lasciare un po’ più lunghe le redini, a lasciarsi un po’ più andare ai sentimenti, ai pensieri che partono dal cuore più che dalla propria mente razionale.

Bisogna imparare a godere dell’attimo, a vivere, cioè, come fa il bimbo, di attimi singoli che si succedono gli uni dopo gli altri e che portano ognuno una meraviglia, uno stupore nel contemplare le cose, di un tempo, in un certo senso, frantumato, dove i progetti per il futuro si costruiscono attimo per attimo e non più pensando a lungo termine, dove il senso ultimo della vita
non risiede più nei progetti lungimiranti ma nel godere del presente con gioiosa passività, lasciandosi andare e sperimentando quella speciale forma di "accoglienza" e di accettazione di quello che la vita sta offrendo che sicuramente nulla ha a che vedere con la tensione e l’orgoglio della autosufficienza, con l’espansione del proprio narcisismo sacrificando molto di sé per la carriera o per lo studio o semplicemente per dimostrare a se stessi quali traguardi importanti si possono raggiungere.

La donna deve essere fiera ma soprattutto grata alla natura per avere ricevuto il potere di partecipare in prima persona al miracolo della vita. Ma questo miracolo deriva soprattutto da un gesto di accoglienza, di accettazione e di passività nei confronti della nuova vita che piano piano le cresce dentro. Il suo potere decisionale si limita al desiderio e a fare di tutto perché avvenga, almeno quando il figlio è desiderato e non arriva per caso. Il resto lo fa la natura con quella parte di mistero che la rende immensa. È proprio in questo "si" pronunciato in silenzio dal grembo materno prima ancora che la madre ne prenda coscienza che risiede l’essenza di essere madre, che coincide poi con la parte più femminile, misteriosa e autentica della natura femminile. È quel si che rende la donna felice di sé stessa e che il figlio chiede a gran voce che venga recuperato quando lo si è un po’ perso a causa di tutte quelle inevitabili sovrastrutture incrostate negli anni, regalate dalla educazione, dall’ambiente familiare, dalla società, dai tempi in cui si vive e da quant’altro…

Diventare madre significa, quindi, recuperare questa autenticità di donna, al di là di tutti i doveri sociali e familiari, al di là di tutte le belle immagini di efficienza, volitività, cultura di cui si ama far bella mostra quando si è giovani e, magari, da poco svincolati dal giogo della famiglia di origine. Ma il recupero di questa semplicità non toglie nulla a quanto faticosamente costruito in precedenza: si tratta di un processo che inizialmente richiede uno sforzo di allontanamento dal tempo precedentemente vissuto, uno sforzo per cambiare la scala dei propri valori, è vero, ma una volta raggiunto l’obiettivo, regalerà alla madre una nuova consapevolezza, una saggezza illuminata e più matura, una luce nuova che potrà essere realmente una nuova ricchezza di cui potranno godere prima di tutto il o i figli, poi tutta la famiglia e l’intera società.

Quindi, una volta per tutte, prendi in braccio il tuo bimbo quando chiede attenzione, recupera la fisicità che forse hai paura di dargli, non avere paura di concedergli quello di cui mostra di avere bisogno: perché tuo figlio ha bisogno di te più che del pane o della buona educazione e questo bisogno te lo sta gridando in tutti i modi. Non si comporta così con i nonni non perché siano più bravi ad accudirlo, ma semplicemente perché di loro non ha bisogno come di te. Concediti a questi suoi bisogni, impara a dire quel famoso si che ti renderà speciale non solo agli occhi del tuo bimbo ma di tutto il mondo che ti conosce e che, in questo modo e anche per merito tuo, diventerà anch’esso un po più felice e forse anche un po’ più in pace. Nella vita nulla si cancella: quel si che avrai imparato a pronunciare regalerà un valore aggiunto a tutte le conquiste da te realizzate nel corso della vita e di cui riuscirai ad essere ancora più fiera proprio perché ti accorgerai che non saranno andate perdute anche se deciderai di accantonarle momentaneamente per coltivare "quell’altra parte della luna" che in te era rimasta forse ancora un po’ trascurata.

Un caro saluto, Daniela

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