Broncospasmo: sintomi, cura, terapia, diagnosi e prevenzione


Gentile dottoressa,

a mio figlio che ha quasi 6 mesi è stato riscontrato ad inizio mese un modesto broncospasmo a seguito di una bronchite.
Mi potrebbe gentilmente illustrare questo disturbo (soprattutto le conseguenze nel caso in cui non ce ne si accorgesse per tempo) e dirmi se, nel caso si ripetesse, possa “limitare” la vita del bimbo? Per esempio: può frequentare la piscina (acquaticità per il momento)? L’asilo?
Grazie
Ylenia

 

Il broncospasmo non è altro che la contrazione assolutamente involontaria e non controllabile  della muscolatura liscia, ossia di quel sottile strato muscolare che riveste le pareti dell’albero bronchiale, dai bronchi più grossi a quelli terminali più sottili. Esso, riducendo il calibro bronchiale, può creare alcune difficoltà respiratorie al bambino, sia in fase inspiratoria, quando l’aria deve essere inspirata dall’esterno che, soprattutto, in fase espiratoria quando crea il caratteristico fischio o sibilo che, assieme o meno agli eventuali altri sintomi riferibili a difficoltà o distress respiratorio (aumento della frequenza respiratoria, dilatazione ritmica inspiratoria delle narici, rientramenti al giugulo o negli spazi intercostali, pallore, sub cianosi, ecc.) permette di fare diagnosi, oltre che di spasmo bronchiale, di distress respiratorio. Tale sintomo è frequente nei bambini con infezioni respiratorie nella fascia di età 0-3 anni e soprattutto in quei bambini che hanno costituzionalmente un calibro bronchiale ridotto sin dalla nascita. Si calcola, infatti, che circa due terzi dei bambini dalla nascita fino all’età dell’asilo, cioè fino a 3 anni, in occasione di infezioni respiratorie prevalentemente virali, oltre a tutti gli altri sintomi tipici delle forme di raffreddamento, presentino sibili espiratori e una sintomatologia sovrapponibile alla bronchite asmatiforme o all’asma bronchiale. Di questi, molti presentano anche un calibro bronchiale costituzionalmente ridotto e in loro basta, quindi, solo una minima reazione infiammatoria bronchiale che fa produrre più muco e fa gonfiare, come in qualsiasi altro processo infiammatorio, la mucosa dei bronchi, per produrre sibili e distress respiratorio, a volte senza nemmeno che si sia attivata la contrazione della muscolatura liscia peribronchiale.

Altri, invece, hanno un calibro bronchiale normale, ma una muscolatura peribronchiale che tende a reagire contraendosi in seguito ad alcuni stimoli irritativi che normalmente sono rappresentati da virus ma che possono anche essere agenti chimici, variazioni di temperatura dell’aria respirata, allergeni anche alimentari e via discorrendo. Di solito, i bambini con calibro bronchiale costituzionalmente ristretto, iniziano molto presto, già nei primi mesi di vita, a presentare broncospasmo, mentre gli altri un po’ più tardi, cioè quando iniziano ad ammalarsi in modo più ricorrente, dall’ottavo, nono mese di vita in poi.

Come si può prevedere cosa succederà a questi bambini “sibilanti” nel corso degli anni? Di solito, i bambini con calibro bronchiale ristretto costituzionale, tendono, come ho detto, a presentare broncospasmo più precocemente ma dal quarto anno di vita in poi o anche prima, quando, parallelamente alla  crescita somatica complessiva, aumentano di calibro anche i bronchi, il problema scompare praticamente del tutto, salvo ripresentarsi in alcune circostanze ambientali particolari come quando respirano fumo passivo o aria troppo fredda, o quando fanno sport all’aria aperta (ma succede raramente), mentre circa un terzo dei bambini che presentano o hanno presentato broncospasmo nei primissimi anni di vita saranno destinati ad avere altri episodi in seguito, anche oltre il quarto anno di vita. Si tratta, in questo caso, di bambini che alla tendenza a sviluppare broncospasmo associano alcuni campanelli di allarme come manifestazioni atopiche cutanee, allergia a determinati alimenti o pollini accertata dalla positività delle prove allergiche, rinite allergica, familiarità per allergia di uno o entrambi i genitori o di fratelli, aumento delle IgE e così via. Questi bambini, nei primi tre anni di vita, possono comportarsi esattamente come gli altri dal punto di vista respiratorio, cioè possono sviluppare broncospasmo solo occasionalmente o in concomitanza con una infezione virale alle prime vie respiratorie, ma con il passare del tempo le crisi di broncospasmo si possono fare più prolungate e più frequenti ed esse possono essere scatenate anche da altri fattori e non solo da virus, cioè la crisi di broncospasmo, che in questo caso si dovrebbe chiamare crisi asmatica vera e propria, tende a comparire sempre  meno in seguito ad una infezione e sempre più in seguito ad inalazione di determinati allergeni o pollini o all’ingestione di determinati allergeni alimentari. È comunque necessario precisare che l’allergia all’acaro della polvere esula un po’ da questa categoria di soggetti e non è predittiva più di tanto in quanto solo una minima percentuale di bambini “sibilanti” nei primi mesi o anni di vita presenteranno poi allergia agli acari mentre, come ho detto, circa un terzo dei bambini “sibilanti” occasionali, cioè con broncospasmo ricorrente ma senza nessuna patologia polmonare tra un episodio e il successivo, nei primi anni di vita possono sviluppare in seguito asma.

La diagnosi differenziale tra una tendenza a sviluppare broncospasmo senza costituzione allergica del bambino e un broncospasmo di un bambino con tendenza a sviluppare in futuro asma allergico non è inizialmente agevole ma è importante che venga fatta perché il bambino non costituzionalmente allergico, in occasione di un broncospasmo si gioverà di una terapia prevalentemente basata su broncodilatatori e non su cortisonici mentre, al contrario, un broncospasmo di un bambino di costituzione allergica o che svilupperà in futuro asma allergico (fattori predittivi, come ho detto, sono la dermatite allergica, l’allergia ad alimenti o pollini, la rinite allergica concomitante, la familiarità), anche se scatenato da virus e non primariamente allergico, si potrà giovare di una terapia cortisonica, associata o meno a broncodilatatori se come terapia dell’attacco acuto di broncospasmo, da sola se utilizzata a lungo termine come prevenzione di attacchi successivi. È quindi opportuno che il medico che segue e conosce il bambino sappia distinguere, sia con la visita, ma soprattutto con l’anamnesi cioè la storia clinica del bambino e dei genitori e famigliari, tra un broncospasmo e l’altro perché non è difficile vedere bambino non allergici sottoposti a terapie a volte superflue a base di cortisone e bambini con costituzione allergica ai quali si centellina un farmaco che, se dato a ragion veduta e con posologia e scelta corretta del cortisonico, sarebbe molto vantaggioso, sia utilizzato come terapia che come prevenzione.

Ritornando al tuo bimbo: di lui non conosco nulla, quindi non posso inquadrare la sua costituzione e tantomeno prevedere il suo futuro, ma per una bronchite associata a broncospasmo, certo, non limiterei la sua acquaticità, almeno non dopo il primo o i primi episodi, ammesso che ve ne saranno altri in futuro.

Un caro saluto, Daniela

 

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