Broncospasmo, reflusso e visita gastroenterologa


 

Buonasera dottoressa,

il mio bimbo, secondogenito ha da poco compiuto sei mesi. È allattato al seno e ho iniziato lo svezzamento solo con crema di riso mais tapioca e brodo di verdure. Pesa kg 8,4 per cm 68, quindi tutti dicono che sia il ritratto della salute.

Purtroppo però dalla fine di dicembre ad ora ha avuto vari episodi di broncospasmo. Anzi, all’inizio era raffreddore e allora bastava pulire bene il naso con fisiologica e passava tutto, poi ha cominciato con tosse e praticamente non riusciamo più a smettere di fare aerosol se non per tre o quattro giorni, dopodiché ricomincia con tosse, affanno, etc.

Ha sempre sofferto di coliche curate con Mylicon e qualche sondino perché, anche se si è sempre scaricato bene, aveva sempre il pancino duro e si lamentava rannicchiando le gambe.

Da poco più di un mese le coliche sembrano passate, ma molto spesso a metà poppata inarca la schiena e piange disperatamente fino a che di solito emette aria  o ruttino. Purtroppo spesso non ne vuole più sapere di mangiare e preferisce il ciuccio.

Ho espresso il dubbio che avesse il reflusso alla pediatra (dovuto alla tosse continua alla salivazione eccessiva e all’inarcamento della schiena) e lei all’inizio non mi sembrava dell’idea, poi mi ha detto "per toglierci il dubbio facciamo una visita gastroenterologa". Ma si tratta un esame invasivo? Mi sa dire in cosa consiste la visita? Spero non gli facciamo un’endoscopia o cose simili, magari non ce n’è bisogno.

D’altronde anche noi, mio marito, mia sorella trentenne e io stessa, siamo pieni di catarro dall’inizio dell’inverno.

Spero mi possa aiutare. Grazie mille

Dalla sintomatologia che mi descrivi, è possibile che il tuo bimbo soffra di malattia da reflusso gastroesofageo. In realtà, con una semplice visita clinica non è possibile arrivare ad una diagnosi di certezza di reflusso  perché per fare ciò bisogna sottoporre il bimbo, come minimo, ad una ecografia, poi, semmai, approfondire le indagini con una phmetria transesofagea o, al limite, con una endoscopia, cioè gastroscopia.

Ma per il sospetto di un semplice reflusso, di solito, non si arriva a fare tutto ciò (la phmetria transesofagea, comunque, non è molto invasiva e consiste nella introduzione di un sottile sondino flessibile nell’esofago introducendolo da una narice e lasciandolo in situ per almeno un giorno.

L’introduzione potrebbe dare un po’ fastidio, ma è una manovra veloce e dopo il passaggio dalla narice il sondino non da fastidio.

Di solito basta la descrizione dei sintomi del bambino a mettere in sospetto e sulla via giusta per la diagnosi e al massimo viene prescritta una ecografia. Poi si passa alla prescrizione di farmaci antiacidi e magari anche a farmaci procinetici e si valutano i miglioramenti: se ci sono non si procede con le indagini, se non ci sono e i sintomi persistono, il gastroenterologo valuta l’opportunità di procedere oltre con le indagini e di eseguire, magari, la phmetria transesofagea che, come ho detto, è poco invasiva e poco disturbante.

Ma perché la tua pediatra non tenta una terapia di alcune settimane con la ranitidina o l’omeprazolo? Sarebbe un modo semplice per capire un po’ di più il problema e magari per risolverlo.

La storia di coliche pregresse e di frequenti broncospasmi mi farebbe pensare ad una allergia o ad una costituzione allergica, allora, visto che allatti al seno, perché non eliminare per prova dalla tua alimentazione latte vaccino e derivati? D’accordo, naturalmente, con la tua pediatra.

Per rispondere alla tua domanda: la visita gastroenteroogica è una normalissima visita medica ma il gastroenterologo pone le domande specifiche che possono portare ad un sospetto diagnostico preciso (cosa che, in realtà, potrebbe fare anche il pediatra) e solo se il sospetto di reflusso è forte prescrive e consiglia ulteriori accertamenti. La visita gastroenterologica, quindi, è come la visita pediatrica.

Più semplice di tutto sarebbe stabilire un periodo di dieta per te e di terapia antireflusso per il bimbo: se dopo qualche settimana i sintomi migliorassero, non vedo la necessità di procedere ad ulteriori visite specialistiche e ulteriori indagini.

Un caro saluto, Daniela

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