Bimbo di 18 mesi tira i capelli


Salve! Ho un bambino di 18 mesi, e da sempre ama addomentarsi toccando miei capelli, è molto coccolone…e lui di coccole ne riceve tante! Ma non so per quale motivo, spesso tira i capelli a me e ai bimbi che incontra, soprattutto se piccoli! Cerco di impormi per fargli capire che non si fa.
Io sono avvilita, non so come comportarmi…c’è da dire che è un bimbo spesso prepotente e un tantino possessivo. 
Spero che possiate darmi un consiglio. Grazie.

 

Prima dei tre anni di età, cioè prima che il bambino abbia acquisito una buona proprietà di linguaggio che gli permetterebbe di esprimere a parole e non solo con gesti o comportamenti più o meno incongrui ed aggressivi le sue emozioni e le sue paure, è frequente osservare comportamenti come quelli del tuo bimbo: tirare i capelli, oppure mordere o picchiare, più spesso altri bambini coetanei ma anche adulti, genitori o altri e questo soprattutto nel secondo anno di vita. Per un bimbo piccolo, tirare i capelli o urlare o morsicare, infatti, può essere un modo, non solo per attirare l’attenzione su di sé, ma anche per sfogare la sua aggressività o una tensione accumulata durante il giorno. Succede spesso la sera, quando si sentono stanchi, oppure in un ambiente ancora non del tutto familiare che non riescono bene a controllare. A volte si tratta semplicemente di bambini timidi ed insicuri, spesso figli unici molto coccolati con mamme apprensive, come dire? un po soffocanti. Il secondo anno di vita è, però, l’inizio dell’età dell’opposizione, delle provocazioni per mettere alla prova chi detiene autorità sul piccolo in modo da capire, attraverso i no e i veti genitoriali, quali sono i limiti da non valicare, cosa è lecito fare e cosa non lo è e così via… Quando la manifestazione aggressiva si rivolge soprattutto agli altri coetanei, è più facile che mascheri timidezza o insicurezza: sentimenti che mettono a disagio il piccolo e che non riescono ancora ad essere adeguatamente gestiti. Per controllare al meglio questo problema è necessario, prima di tutto, imparare a capire le ragioni che portano il piccolo a comportarsi così: se è soltanto un problema legato al carattere del bimbo oppure se vi sono comportamenti dei geniotri da correggere come, per esempio, una mamma iperprotettiva o troppo ansiosa che tende a controllare troppo il piccolo con frequenti no o con eccessiva salvaguardia da eventuali pericoli. Una madre o un genitore che tende ad imporre troppo spesso la sua volontà dando poco spazio alla spontaneità del piccolo oppure anche genitori ambivalenti che si comportano in modo diverso nei confronti di uno stesso atteggiamento a secondo dell’umore del momento e che non riesono, così, a mandare un messaggio chiaro ed univoco al bambino su cosa sia bene fare e cosa non sia lecito. In secondo luogo bisogna cercare di gestire al meglio le emozioni del piccolo evitando, per esempio, giochi o atteggiamenti di eccessiva fisicità quando è stanco e proponendogli un oggetto transizionale al quale affezionarsi e sul quale rivolgere aggressività e tensioni invece di prendere di mira la madre o i compagni. Bisogna non lesinare i no decisi quando eccede e fa male tirando i capelli o altro ma nello stesso tempo, bisogna lodarlo ed incoraggiarlo quando, invece, si comporta bene cercando, così di formare ed aumentare una autostima che forse è ancora carente. A monte di tutto ciò, però, il bambino deve sentirsi ascoltato e capito nonché valorizzato come persona e deve vivere in un ambiente dove gli vengono spiegati con chiarezza e univocità i limiti che la buona educazione non consente di superare. Ricordiamo sempre che i bambini si rivolgono di solito con aggressività ai compagni o agli adulti che amano e/o che, ai loro occhi, rivestono un ruolo autorevole o che vorrebbero emulare e mai o quasi mai a persone a loro indifferenti. Pertanto, spesso, questi atteggiamenti aggressivi o pseudo tali sono da considerarsi gesti di affetto e non il contrario.

 

 

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