Bambino sempre malato


Salve Dottoressa,

sono una mamma di un bambino di 3 anni e mezzo. Mio figlio ha sempre sofferto di mal di gola e di otite molto forti, il tutto accompagnato sempre da febbre molto alta. All’età di 1 anno e mezzo fui costretta a ritirarlo dall’asilo nido per via di episodi frequentissimi di febbre.

Oggi ha 3 anni e mezzo, come ho già detto, e da settembre frequenta l’asilo. Fino a novembre è stato bene, ma dalla fine del mese poc’anzi citato ha continua febbre. fino a 3 volte in un mese. Oggi, dopo 10 giorni dalla guarigione, e non rientrato ancora all’asilo, siamo punto e da capo.

Il bambino è vispo, ma perché mi si ammala sempre? Eppure non esce nelle ore fredde e buie, non esce se piove, se c’è vento, e soprattutto non frequenta posti affollati e chiusi, appunto per evitare il contatto con virus, anche se capisco che è una cosa quasi impossibile.

Sono una mamma che riguarda il proprio figlio, perché ricade sempre malato? I pediatri mi dicono che tutto dipende dalla gola, ma a me sembra eccessivo questo malessere dovuto solo dalle tonsille.

Attendo una sua risposta mandandole cari saluti.


Un bambino si può ammalare in modo evidente, cioè con sintomi come febbre più o meno alta, dolore alla gola, otite, ecc., essenzialmente per due motivi: il primo è una sua caratteristica di reagire in modo eclatante ad ogni sviluppo di agenti infettivi, virus o batteri che siano, manifestando ogni volta febbre, dolori vari, ecc., ma guarendo, poi, velocemente, in due o tre giorni, come tutti gli altri bambini; l’altro è una carenza relativa e transitoria di anticorpi di superficie, le immunoglobuline A, presenti su tutte le mucose, sulle tonsille, sulla parete intestinale, ecc., che sono gli anticorpi di primo intervento, pronti a combattere le infezioni sul nascere proprio perché già sul posto al momento dell’attecchimento dei virus o batteri in modo da facilitare il compito di distruggerli definitivamente a tutto il resto del sistema immunitario, che interviene più tardivamente.

Quando mancano le immunoglobuline A (un terzo dei bambini ne è carente fino al terzo, quarto anno di vita), le infezioni hanno più agio e più tempo di attecchire prima di essere sconfitte dagli altri tipi di anticorpi e dagli altri meccanismi immunitari che, come ho detto, sono più lenti ad intervenire.

Quindi, fino al terzo o quarto anno di vita, tutti i bambini hanno infezioni frequenti e, a volte, ricorrenti e, potendoli visitare ogni giorno, si scoprirebbe che, per esempio, la loro gola o le loro orecchie sono infiammate e il torace non è perfettamente "pulito" come si dice in gergo medico quasi un giorno su due, ma non tutti i bambini presentano sintomi evidenti quando hanno la gola infiammata o una otite catarrale o un po’ di catarro bronchiale e questo, sia perché la loro reattività è meno evidente, cioè la loro capacità di manifestare sintomi è meno evidente (pochi starnuti al posto di un violento febbrone, per esempio), sia perché, forse, la loro capacità di reagire all’infezione è più pronta e veloce e i germi non hanno tempo di moltiplicarsi a sufficienza per provocare i sintomi più importanti.

Una terza ipotesi è quella di essere di fronte ad un bambino sul quale le infezioni batteriche tendono ad essere ricorrenti perché privo temporaneamente di memoria immunitaria nei loro confronti e in tal caso sarebbe opportuno valutare se presenta batteri come streptococco sulle tonsille ogni volta che si ammala e se, quindi, ogni volta che si ammala ha bisogno di terapia antibiotica.

In tutte queste considerazioni che, se fossero vere, non avrebbero altra soluzione che attendere la crescita del bimbo e la conseguente maturazione del suo sistema immunitario, non è necessario e non è particolarmente utile tenere il piccolo sotto una campana di vetro per evitare che si ammali: virus e batteri circolano nell’aria e si trovano ovunque, indipendentemente dalle ore del giorno e dal clima, anche se umidità e affollamento sono fattori predisponenti alle malattie (non il freddo).

Un tampone faringeo e alcune analisi del sangue per valutare gli indici di flogosi, incluso l’emocromo per capire anche se ha una carenza di ferro e incluso, eventualmente, il dosaggio delle immunoglobuline, possono essere indagini sufficienti per inquadrare meglio il bimbo, così come, quando le giornate saranno più tiepide e più lunghe, un soggiorno in montagna di una quindicina di giorni più un lungo periodo al mare in estate (almeno un mese) potrebbero giovargli.

Un caro saluto, Daniela

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