Asma da sforzo


Cara Dottoressa,

sono un neo iscritto e ho deciso di iscrivermi dopo che ho letto alcune risposte da Lei date e sono rimasto molto colpito dalla sua professionalità e dalla sua comprensione, per questo ho deciso anche di porle il problema che abbiamo riscontrato nel nostro primo figlio.

Sono orgoglioso di essere padre di 3 figli, il primo compirà 4 anni a ottobre; il secondo ha fatto i 2 a marzo di quest’anno e l’ultimo è arrivato il 2 luglio di quest’anno. Tutti maschi, e sono altrettanto orgoglioso di mia moglie e stupenda mamma.

Detto questo, il problema che abbiamo riscontrato nel nostro primo figlio è che negli ultimi 10 mesi (mio figlio come me è allergico alle graminacee), quando percorre anche un tratto corto, 20-30 metri, correndo, oppure facendo due piani di scale senza fermarsi o sforzi anche non troppo pesanti, fatica a respirare con anche degli accenni di tosse.

Addirittura, se accade dopo mangiato, con urti come se dovesse vomitare e questo non accade solo quando è periodo di allergia, ma anche quando è in salute ottimale. Devo preoccuparmi che sia asma? È collegato all’allergia?

La ringrazio fin d’ora per la sua attenzione e la ringrazio affettuosamente per il consiglio che potrà darmi.

Tanti saluti

Sergio



Gentile sig. Sergio,

molto probabilmente il suo bimbo soffre di asma da sforzo, cioè di una particolare forma di broncospasmo che si verifica dopo che il soggetto, sotto sforzo fisico di qualsiasi genere, ha ventilato di più, cioè ha respirato con una frequenza più elevata e soprattutto, spesso, a bocca aperta e non con il naso, cioè con arrivo diretto ai bronchi dell’aria esterna senza il passaggio-filtro attraverso il naso che la riscalda, la umidifica e ne trattiene buona parte delle impurità.

Il soggetto che soffre di asma da sforzo non è per forza un soggetto asmatico anche se almeno il 50-80% dei soggetti che hanno asma da sforzo sono asmatici. L’asma da sforzo può presentarsi anche in soggetti tendenzialmente allergici, atopici o che hanno semplicemente uno o entrambe i genitori allergici o asmatici.

Praticamente l’asma da sforzo è tipica di soggetti che soffrono di iperreattività bronchiale ed è una manifestazione di iperreattività bronchiale. Quando un bambino o un soggetto con iperreattività bronchiale compie uno sforzo, uno sport qualsiasi, una corsa, dapprima ha una dilatazione dei bronchi finalizzata ad incamerare più aria, quindi più ossigeno, per fare fronte alle aumentate necessità muscolari poi, appena finito lo sforzo, dopo alcuni secondi o un minuto, compare una broncocostrizione.

Da cosa dipende? Dalla dispersione di calore che si verifica nei bronchi quando entra più aria del solito respirando affannosamente a bocca aperta e quanto più l’aria respirata è fredda e secca, tanto più il broncospasmo si fa sentire, tanto è vero che i bambini che ne soffrono difficilmente hanno questo problema in piscina, dove l’aria è umida e calda, ma molto facilmente lo hanno quando corrono o fanno sports che producono affanno con clima freddo.

È proprio il raffreddamento della mucosa bronchiale a indurre la liberazione di istamina in seguito alla degranulazione dei mastociti, cellule attive sulla mucosa bronchiale anche in caso di asma.

Il meccanismo patogenetico, quindi, è lo stesso dell’asma, solo che nel caso dell’asma da sforzo la degranulazione dei mastociti con conseguente liberazione di istamina che provoca il broncospasmo è dovuta agli allergerni o ai pollini, mentre nel caso dell’asma da sforzo è dovuta al freddo a all’aria più secca di quella presente normalmente nei bronchi.

L’episodio di asma da sforzo inizia, come ho detto, pochi secondi dopo la fine dello sforzo e si può prolungare per una mezz’ora ma anche per una o due ore dopo lo sforzo. Sapendo ciò, prima di affrontare uno sforzo fisico prolungato o un qualsiasi sport che non sia il nuoto, il bimbo potrebbe assumere preventivamente per spray nasale qualche farmaco che impedisca la degranulazione dei mastociti come il disodiocromoglicato, per esempio, oppure potrebbe accorciare l’episodio di asma da sforzo assumendo lo stesso farmaco dopo lo sforzo oppure altri farmaci antiasmatici, cortisone compreso, ma questa eventualità sarà affrontata dal pediatra o dall’allergologo che segue già il bimbo.

Con la crescita, comunque, tutto dovrebbe migliorare molto se non addirittura sparire, ma se questo dovesse tardare a succedere, probabilmente il bimbo si dovrà abituare ad assumere qualche farmaco preventivo poco prima di affrontare uno sport qualsiasi. Per ora punterei sul nuoto che, tra l’altro, è anche l’unico sport consigliato prima dell’età scolare.

Un cordiale saluto,

Daniela Sannicandro

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