Ancora sui vaccini


 

Gentile Dottoressa,

torno a disturbarla così presto per chiederle alcune delucidazioni in più in merito al vaccino contro l’influenza stagionale.

Le ricordo che il mio bimbo, quasi 27 mesi, soffre di convulsioni febbrili semplici, frequenta (mio malgrado!) l’asilo nido e quindi si ammala spesso. Oltre ad aver fatto le vaccinazioni obbligatorie per legge, gli abbiamo fatto trivalente, antipneumococco e antimeningococco C.

La nostra pediatra ci consiglia ora di fargli anche il vaccino contro l’influenza stagionale sia considerando il problema convulsioni sia il fatto che la stagione invernale alle porte sembrerebbe popolata di fin troppi virus influenzali ragion per cui, secondo lei, poterne eliminare qualcuno sarebbe già una gran cosa.

Ho però tanti dubbi che vorrei sottoporre alla sua attenzione:

1. ho letto pressoché ovunque che la risposta immunitaria in un bimbo così piccolo non è delle migliori perciò la copertura che offrirebbe il vaccino non sarebbe percentualmente molto elevata;

2. i virus influenzali sono noti per la loro mutabilità perciò potrebbe anche accadere una persona, pur avendo fatto il vaccino, si ammali di influenza a causa di un virus mutato rispetto a quello per cui è stato vaccinato;

3. gli anticorpi che l’organismo produce a seguito della somministrazione del vaccino non sono eterni come quelli prodotti quando ci si ammala;

4. mio figlio di influenza si è ammalato lo scorso anno (è stata la causa del suo primo episodio convulsivo a gennaio) perciò ha prodotto i suoi anticorpi che, oso sperare, qualcosina potrebbero anche fare in caso di nuova malattia anche se provocata da virus un po’ mutati ma comunque "parenti stretti" di quelli che ci hanno fatto visita lo scorso anno.

Sulla sicurezza del vaccino: sempre a causa della mia mania di leggere tutto so vagamente dell’esistenza di vari tipi di vaccino: split, coadiuvati ecc..Perché gli split sarebbero più adatti per i bimbi? I vaccini contengono ancora mercurio? E contengono lo squalene di cui si sente tanto parlare per la vaccinazione pandemica? E questa sindrome di Guillame-Barrè di cui la letteratura anti-vaccinica parla tanto, è un evento avverso frequente?

Infine, so che per la prima vaccinazione vanno somministrate 2 dosi a distanza di un mesetto l’una dall’altra. Se facciamo la prima e poi, causa i nostri frequenti malanni, non riusciamo a fare il richiamo, quello precedente sarebbe stato inutile?

Mi sembra che le variabili siano talmente numerose da non far pendere troppo la bilancia del rapporto rischio/beneficio.

Mi aiuti lei a fare un po’ di chiarezza.

Scusi se sono incapace di scrivere messaggi brevi.

Caterina

Tutto quello che dici può essere vero e dimostra la tua informazione approfondita, però: elimina dalla tua mente la preoccupazione squalene perché se alcuni vaccini lo contengono le quantità sono più di dieci volte inferiori a quelle potenzialmente in grado di dare un pur minima reazione.

Il grado di formazione di anticorpi nei bambini, è vero, è basso, ma non nullo, quindi la vaccinazione, pur stimolando la produzione di anticorpi poco duraturi, potrebbe essere una precauzione in più, almeno fino al terzo anno di vita del bimbo, per cercare di evitargli episodi febbrili a rischio di complicazioni convulsive. I vaccini con adiuvante sono maggiormente immunogenici ma nei bambini sono efficaci anche i vaccini senza adiuvanti.

La sindrome di Guillen Barré in seguito alla vaccinazione è una ipotesi ancora tutta da dimostrare e che forse non sarà mai scientificamente dimostrata quindi non va temuta. La correlazione tra sindrome di g.b. e vaccinazione antinfluenzale si potrebbe provare scientificamente se si potesse, deontologicamente ed eticamente vaccinare un numero tot di soggetti, mettiamo qualche migliaio, contro l’influenza e un numero simile con un placebo dicendo loro che è stata somministrata la vaccinazione vera e controllare i due gruppi di soggetti per alcune settimane (almeno 6) per valutare la comparsa o meno e in quale percentuale della sindrome nei vaccinati e non nei non vaccinati o vaccinati per finta. Capisci bene che non è possibile dire ad un soggetto che lo si sta vaccinando contro l’influenza e contemporaneamente iniettargli solo acqua fresca per fare la prova. Pertanto credo che questa ipotesi non debba essere presa in considerazione anche se, per la verità, una delle controindicazioni per la vaccinazione antinfluenzale è proprio una sindrome di G. B. nelle sei settimane successive ad una precedente vaccinazione antinfluenzale. I vaccini split sono a sub unità virali senza adiuvantie e sono quelli consigliati nei bambini.

Tutto quanto detto fin qui sarebbe a favore della vaccinazione per il tuo bimbo se il piccolo non avesse già avuto l’influenza l’anno scorso perché in questo caso è possibile che quest’anno abbia ancora anticorpi in quantità protettiva e qualitativamente non troppo dissimili da quelli necessari per l’influenza di quest’anno. Ma: siano proprio sicuri che la febbre dell’anno scorso che ha fatto porre diagnosi di influenza sia stata veramente dovuta al virus dell’influenza stagionale e non magari ad un virus parainfluenzale? E siamo sicuri che gli anticorpi prodotti da un bambino di un anno o giù di lì siano poi così duraturi da pensare che siano protettivi anche quest’anno? Anche questi due dubbi farebbero propendere per la vaccinazione. Pertanto, messi sul piatto della bilancia benefici e dubbi, io propenderei per la vaccinazione tanto più che il tuo bimbo potrebbe rientrare tra le categorie a rischio in caso di influenza anche se solo per il rotto della cuffia e nello stesso tempo non ha nessuna storia pregressa che lo metta nella categoria dei soggetti a rischio qualora dovesse essere vaccinato. Il mio parere coincide quindi con quello della tua pediatra.

Un caro saluto, Daniela

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