Analisi di prevenzione?


 

Buonasera dottoressa Sannicandro,

La disturbo per un quesito un po’ "strano" che riguarda il mio bambino di 4 anni Alessandro. Ogni anno faccio i regolari controlli dal pediatra, ma quest’anno mi è sorto un dubbio: oltre alla normale visita non sarebbe anche il caso di fare delle analisi del sangue per completare il tutto? Le chiedo questo perché il mio vecchio pediatra era assolutamente contrario a questa sorta di "ospedalizzazione" a meno che non ci fossero delle condizioni particolari, mentre il pediatra che mi segue i bambini adesso ritiene che una volta l’anno il bambino vada scandagliato non solo con la visita ma anche con le analisi del sangue (da un lato per una mamma apprensiva come me è una certezza)

Ora, visti i due eccessi di opinioni, chiedo un suo parere e consiglio, visto che mi sono sempre ritrovata in quello che mi consigliava per i miei bambini..

 

La ringrazio ancora una volta della pazienza e della disponibilità.

Un saluto

Giulia

Stai esponendo questo tuo dubbio ad una pediatra ultra sessantenne che, per esperienza e formazione culturale la pensa come il tuo vecchio pediatra. Però credo che, come sempre, saggezza e verità preferiscano la via di mezzo e la via di mezzo, a mio parere, corrisponde ad una visita medica estremamente accurata e completa preceduta dalla raccolta di tutti i dati anamnestici possibili che possono servire ad inquadrare il bambino nel migliore dei modi.

A questo punto, lo spazio per dubbi da chiarire o incognite da scovare non viene esaurito ma si riduce tanto da richiedere, al massimo un numero di analisi che si possono contare sulla punta delle dita. Però io mi chiedo: se le analisi di laboratorio che si possono richiedere sono dell’ordine di alcune centinaia, a cosa serve realmente, in un bambino clinicamente sano, andare a controllare solo 4 o 5 cose? Ci si perde in un mare di ipotesi e di non sensi, secondo me.

I miei maestri di un tempo insistevano sempre sul fatto che la diagnosi di benessere totale è la più difficile che esista perché presuppone che il medico sia in grado di escludere tutte le migliaia di patologie possibili. Neppure una mega equipe formata da decine di specialisti dei vari organi ed apparati riuscirebbe a mettere con certezza una mano sul fuoco sulla totale salute del proprio paziente. I progressi raggiunti dalla tecnologia e l’abitudine dei medici a ragionare e svolgere la loro professione per schemi e protocolli operativi crea in tutti, medici, genitori e pazienti in genere, l’illusione di controllare anche l’imponderabile, quella parte di mistero dal quale non è possibile prescindere se non sostituendosi ad una mente sovrumana, a un Dio per chi è credente e allora ecco crescere a dismisura la paura, il senso di colpa di non fare mai abbastanza per i propri figli ed ecco crescere nei medici il timore di essere additati e denunciati ad ogni minimo errore od omissione.

Io non so se tutto questo sia giusto e degno di un moderno modo di pensare oppure semplicemente spia di una deriva triste alla quale ci stiamo esponendo. Cerco con fatica una via di mezzo anche in questo interrogativo sforzandomi di non avere opinioni o preconcetti, ma il problema implica ragionamenti e riflessioni che vanno al di là dell’operato medico sui quali non mi sento pronta e non mi pronuncio.

Io sono per gli accertamenti giusti e basati su un ragionamento, sull’obiettività, non sugli accertamenti per principio. Adesso, però, tende sempre più a prevalere la medicina della prevenzione – che, tra l’altro, crea profitti stratosferici – e non credo che ci si possa più permettere di aspettare che si sviluppi una obiettività per ricercare una malattia.

Alla vigilia della creazione di un essere umano in vitro, forse senza neppure l’ausilio di entrambi i genitori e alla vigilia dell’elisir di eterna giovinezza, tutto dovrà cambiare, anche il modo di ragionare tradizionale, con tutti i valori che si porta dietro. Pertanto credo che, anche se tu hai dei dubbi ora sulla opportunità di sottoporre il tuo bimbo ad analisi, egli non riuscirà ancora per molto a sottrarsi a questo genere di medicalizzazione della salute, quindi, tanto vale seguire il consiglio del giovane pediatra.

Un caro saluto, Daniela

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