Allattamento notturno e lettone

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Buongiorno dottoressa,

nei forum se ne parla parecchio, ma trovo davvero tanti pareri discordanti, quindi vorrei chiedere se è giusto che la mia bimba di 8 mesi, di notte si svegli ogni 2/3 ore, si giri verso di me (dormiamo nello stesso lettone) e cerchi la tetta (forse proprio come un bimbo che dorme nel lettino cerca il ciuccio).

Mi piacerebbe avere risposte da un pediatra diverso dal mio, che, già da quando la mia bimba ha 4 mesi, mi dice di farla piangere nel suo lettino di notte e non darle da mangiare e non prenderla in braccio per farla addormentare.

Questa situazione è vissuta da me abbastanza serenamente, io praticamente quasi non mi sveglio, le do il seno e continuo a dormire e anche lei si addormenta subito, tutto questo fino alla mattina quando mi alzo (alle 8 circa).

Durante il giorno non cerca il seno se non ogni tanto quando torno dal lavoro verso le 18.30. Ha accettato le pappe e la merenda senza problemi.

La mia domanda è questa: è giusto continuare ad allattare di notte anche se forse è solo un ciuccio? È giusto farla dormire nel lettone con me?

Ovviamente il mio pediatra è contrario a tutto questo, mi dica, sto sbagliando? E soprattutto, si staccherà da sola quando sarà il momento o dovrò imporlo io?

Ripeto, a me fa piacere e non pesa, ma la mia paura è che non si stacchi più e di non capire il momento giusto, di renderla troppo dipendente e tutte le menate con cui mi stanno riempiendo la testa, tanto che non capisco più cosa mi dice il mio istinto!

Sperando di poter ricevere una risposta da un professionista, ringrazio per l’attenzione.

Mi chiedo quale professionista sia veramente più indicato per dare la giusta risposta ai tuoi dubbi!

Forse semplicemente quello che ti esorta ad ascoltare il tuo istinto nel brusio di tanti consigli e che ti incoraggia ad essere sempre una mamma autentica, che si comporta con il suo bimbo come le detta il cuore.

Questo comportamento, però, dovrà avvenire sempre ed essere sempre coerente e tu devi sapere che fintanto che la bimba rimarrà così a lungo a stretto contatto corpo a corpo con te, difficilmente deciderà di sua spontanea volontà di modificare la situazione e, nonostante tu dica di continuare a dormire bene anche con la bimba a fianco che, proprio per questa sua immutata completa dipendenza da te, continua a volersi attaccare al seno molto spesso, il tuo sonno, sia per la preoccupazione inconscia di poterle fare del male muovendoti, sia per gli incompleti risvegli che sono pur sempre delle alterazioni dei normali cicli di sonno, non è e non sarà completamente fisiologico.

Il problema di come educare i bambini al sonno, condiviso o indipendente che sia, nasce essenzialmente da un fatto sociale e culturale.

La nostra cultura e la nostra organizzazione sociale, infatti, non sono compatibili con un prolungato contatto corpo a corpo di madre e bambino: se andassi a piantare riso nelle risaie o a tagliare canne da zucchero anziché avere un lavoro di scrivania, di negozio, di laboratorio o di corsia di ospedale, potresti comportarti in un certo modo, ma prima o poi la bimba dovrà frequentare un asilo e staccarsi da te e il sereno adattamento a questa sua nuova situazione dipenderà dalla sicurezza che avrà avuto modo di costruirsi nei mesi e negli anni precedenti questo suo cambiamento di vita; sicurezza che non dipende tanto da come "fisicamente" ti sarai comportata con lei fino a quel momento, cioè dalla quantità del contatto fisico, delle coccole e dal tipo e qualità di abitudini e regole che avrai saputo darle, quanto dalla tua capacità di infondere amore e di creare con la bimba un legame affettivo sicuro e nella bimba una sicurezza psicologica solida e ben radicata.

In tutti questi obiettivi, la figura paterna non ha un ruolo secondario, quindi, una riflessione su cosa sia meglio per la bimba e cosa sia peggio va ben al di là della semplice apparenza, cioè dei semplici comportamenti esteriori.

Una bimba può, infatti, vivere costantemente a contatto con la propria madre, ma se questa pensa ad altro mentre la allatta, oppure se tiene la bimba sempre con se per un eccesso di ansia o di istinto possessivo o troppo protettivo o, ancora peggio, se distorce il rapporto di coppia occupandosi solo della bimba e trascurando il partner, la bimba non trarrà nessun giovamento da questo legame, solo apparentemente idilliaco, ma in realtà fonte di profonde angosce e di una incapacità profonda di crescere psicologicamente in libertà e la sua personalità non si svilupperà serenamente.

Mentre, se il tuo attuale comportamento è frutto di un istinto materno espresso in gioia e serenità, spontaneo ed autentico, che nulla toglie allo spazio che nella tua vita e nel tuo cuore devono continuare ad avere, sia il tuo partner, sia tutti gli altri interessi e valori fin’ora coltivati, continua pure così, almeno finché avrai voglia di allattare e avrai latte da dare.

Il seno, infatti, deve essere vissuto dal bambino senza regole o restrizioni, ma fintanto che, oltre al piacere che ne può ricavare succhiando, è anche fonte di nutrimento: quando il latte finisce o non è più essenziale, il bambino deve trovare altre fonti di consolazione e altre modalità comportamentali oltre alla ricerca del capezzolo, altrimenti il legame strettissimo con la madre, da consolatorio e fonte di vita e di pace, si può trasformare in bisogno nevrotico e incapacità di maturare aprendosi a nuove opportunità di rapporto col mondo esterno alla diade madre-figlio.

La stretta simbiosi, insomma, al momento opportuno deve cessare e questo momento opportuno deve essere intuito dalla mamma, calata nella realtà della vita che conduce e della società con la quale interagisce: esso, infatti, può variare enormemente da cultura a cultura, da momento storico a momento storico, da situazione socio ambientale a situazione socio ambientale.

Un caro saluto, Daniela

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