Affettuosità o aggressività?


Salve,

il mio bambino di otto mesi ha un modo che a me sembra strano di comportarsi. Premetto che la nostra famiglia è serena, non ci sono tensioni e siamo felici, il bimbo sta bene, mangia e dorme… Unico neo: il mio rientro al lavoro la prossima settimana.

Il mio quesito è questo: il bimbo non sembra gradire le coccole, non accetta i baci e le carezze (almeno che non sia già quasi nel mondo dei sogni). Quando mi avvicino viso a viso a lui, sorride felice, sgambetta e agita le mani, ma appena mi ha vicina, mi tira i capelli portandomi verso di lui, oppure mi afferra le guance stringendo forte.

Allora mi chiedo: è una dimostrazione di affetto? Ma quando accetterà le vie più classiche dell’essere affettuoso? Oppure è una manifestazione di aggressività?

Lo chiedo perchè altri bimbi della sua età, a detta delle mamme, accettano carezze e baci, fanno abbracci… ma come mai il mio no? 

La ringrazio molto

Maria

 


A otto mesi il bambino si avvia verso una fase psicologica piuttosto complessa che lo porta a prendere coscienza di non essere più, come ha immaginato finora, un tutt’uno con il mondo che lo circonda e, in particolare, con il suo oggetto preferenziale d’amore dal quale dipende totalmente, cioè la madre, ma si rende conto gradualmente di essere un soggetto distinto dalla realtà che lo circonda e quindi di avere una sua individualità precisa che lo rende "altro" dalla madre, distinto dalla madre e da tutti gli altri componenti del suo mondo.

È una fase normale di crescita che crea, però, non pochi turbamenti emotivi e soprattutto ambivalenze: l’oggetto principale dell’amore del bimbo diventa piano piano qualcosa di esterno alla sua realtà, non più una sola cosa indifferenziata come in precedenza, e questo suscita angoscia.

La madre non è più percepita come una realtà sempre presente, ma come qualcosa che può allontanarsi e avvicinarsi, esserci e non esserci e se è giusto che non ci sia sempre per favorire, appunto, la presa di coscienza della separazione inevitabile che il bambino deve sperimentare dalla mamma per formarsi psicologicamente come individuo distinto da lei, è anche compared compartments wet local!

sconvolgente, per il bambino, l’idea di non averla costantemente con sé.

Pertanto, oltre all’istinto di "divorare" l’oggetto d’amore, come molti bambini che a otto mesi mordono il capezzolo, non solo per succhiare il nutrimento vitale, ma anche per "distruggere" la madre, ottenendo così due scopi, quello di mangiarla e quello di continuare a portarla sempre dentro di sé, vi è quello di distruggere il motivo principale della loro angoscia inconscia, scaturita, appunto, dalla nuova presa di coscienza di essere ormai separato definitivamente dall’oggetto di amore primario. Amore e odio, in un certo senso.

C’è, comunque, anche da dire che a otto mesi i bambini tendono a mordere per scoprire gli oggetti, valutarne la forma, la consistenza, il sapore, per conoscerli, insomma. A otto mesi, poi, l’inizio della dentizione procura uno stato di infiammazione perenne delle gengive che spingono il bambino a tenerle serrate come per sfregarle tra loro e diminuire il fastidio e infine, i bambini, quando si accorgono di suscitare reazioni particolari dalle loro azioni, come una smorfia di dolore o una reazione brusca a un morso, tendono a ripetere il gesto proprio per attirare l’attenzione e, in un certo senso, comunicare.

Dopo gli otto mesi, inoltre, i bambini diventano sempre più gelosi del loro corpo e della loro individualità, quindi, oltre ad avere il classico timore delle persone da loro considerate estranee perché non frequentate tutti i giorni, provano fastidio quando vengono manipolati, spogliati, visitati dal pediatra, per esempio, anche se già da tempo conosciuto e accettato di buon grado, o quando qualcuno si avvicina troppo a loro.

Si forma in loro l’istinto di circondarsi da amica, molto di più se estraneo), salvo poi a volere annullare tale distanza con le braccia protese, con il lancio di oggetti o con la richiesta di essere presi in braccio.

Ma questo nuovo riconoscimento dello spazio esterno come distanza dall’altro, prima di essere vissuto come protettivo, come distanza di sicurezza, è fonte di angoscia che il bimbo esprime attraverso una sua innata aggressività. Ci sono, quindi, molti motivi a spiegazione dell’improvvisa, apparente, aggressività dimostrata da un bimbo dagli otto mesi in poi, alcuni anche particolarmente complessi e che potrebbero essere argomento molto meglio sviluppato dallo psicologo o dal neuropsichiatra piuttosto che dal pediatra e questo atteggiamento va saputo gestire con pazienza e buon senso.

Anche la mamma deve rendersi conto che il suo atteggiamento nei confronti del figlio deve iniziare a cambiare e che alcuni giochi o affettuosità che comportano molto contatto fisico e molta vicinanza potrebbero essere diradati o quantomeno proposti nel rispetto delle nuove esigenze del bambino, meno manipolabile di un tempo e più geloso del suo corpo e della sua fisicità.

Nel contempo, l’aggressività del bimbo va contenuta e indirizzata verso altri oggetti che potrà mordere senza farsi male e senza procurare dolore a qualcuno, ma non inibita, considerando che essa si può considerare anomala solo se esageratamente ripetuta e prolungata nel tempo, se procura dolore o ferite, cioè se troppo violenta e soprattutto, ma non è questo un problema che riguarda l’età del tuo bimbo, se diventa autolesionista e tende a fare male a se stesso piuttosto che agli altri.

Un caro saluto,

Daniela

 

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