Acidosi metabolica e disturbi di stomaco a 4 anni


Gent.ma dottoressa,

qualche mese fa, mio figlio di quattro anni è stato ricoverato per acidosi metabolica, stato di disidratazione e ipoglicemia.

Una settimana fa è nuovamente comparso vomito con acetone, il bambino è stato a digiuno per quattro giorni e fortunatamente questa volta siamo riusciti a farlo bere. Ha perso più di un Kg e nel suo fisico è tanto, visto che a 4 anni pesa 14 Kg e di altezza è 98 cm.

Ora continua ad avere dolori alla pancia ogni volta che mangia anche solo un pezzetto di pane. Mangia pochissimo ed è molto pallido. Continua a chiedere di bere e la sera suda freddo ed è molto irritabile.

Esistono visite specialistiche per questo tipo di problema? Parlano sempre di gastroenterite ma… potrebbe essere una malattia metabolica?

Grazie per la sua attenzione

 


L’acetone non è che uno dei tanti corpi chetonici che vengono prodotti dall’organismo come sostanze di scarto del metabolismo grassi. In determinate situazioni, queste sostanze si producono in quantità molto superiori rispetto alla norma e i reni, così come i polmoni, che sono i due organi attraverso i quali queste sostanze vengono eliminate, non riescono più a disfarsene completamente, così esse si accumulano nell’organismo provocando uno stato di malessere generale accompagnato da vomito ripetuto (prima alimentare poi biliare e acquoso), mal di pancia, lingua impastata, occhi alonati, pallore e anche stato di disidratazione, oltre acidosi metabolica.

In caso di chetonemia, cioè di questa anomala concentrazione di corpi chetonici nel sangue, il ph del sangue diminuisce, cioè vi è acidosi metabolica, uno dei tanti corpi chetonici, l’acetone, che si elimina attraverso i polmoni perché volatile, a contatto con l’aria assume il caratteristico odore di frutta marcita che si può sentire annusando l’alito del bambino e anche le urine diventano particolarmente acide con presenza di una eccessiva concentrazione di corpi chetonici rilevabile con appositi stick da immergere in un campione di urine.

Di solito, l’acetone compare come conseguenza di qualche altro disturbo, cioè febbre alta, durante la quale il metabolismo basale dell’organismo accelera creando maggiori richieste energetiche che non sempre possono essere soddisfatte dal bambino che, con la febbre tende a mangiare poco o nulla, digiuno prolungato in seguito, magari, a gastroenterite, oppure, in assenza di malattia, alimentazione scorretta, troppo sbilanciata verso i cibi grassi, come nei bambini che mangiano male, patatine fritte, troppi insaccati, troppi formaggi grassi, troppe uova, ecc.

Rare volte l’acetone compare come fenomeno non legato ad una malattia infettiva e in questo caso svela una difficoltà congenita del metabolismo dei grassi. Questo può avvenire soprattutto nei bambini piccoli e molto magri, in età soprattutto compresa tra i due e i cinque anni.

In questi casi, la tendenza ad avere crisi acetonemiche, sia spontanee che provocate da febbre, digiuno o dieta incongrua, tende a risolversi con il tempo, con la maturazione funzionale dei vari organi, fegato incluso e il miglioramento di tutte le atività e le reazioni metaboliche dell’organismo, nonché con il graduale sviluppo della massa muscolare che è la principale fonte di deposito del glicogeno, sostanza alla quale, in caso di necessità, l’organismo può attingere per ricavare gli zuccheri che gli mancano e di cui ha necessità.

Quando, per un motivo qualsiasi (febbre, aumento dell’attività muscolare e del dispendio energetico, digiuno prolungato…), nell’organismo aumenta il fabbisogno energetico e vi è necessità di energia di pronto utilizzo, come quella fornita dagli zuccheri, se questi zuccheri non sono reperibili, vuoi per il digiuno che ha portato all’esaurimento del glucosio circolante di pronto utilizzo, vuoi per altri motivi, l’organismo tende ad intaccare le riserve di glicogeno, sostanza di deposito dalla quale può ricavare altri zuccheri e che si trova principalmente nel fegato e nei muscoli.

Ma quando la muscolatura di un bimbo è ancora poco sviluppata, come avviene nei bambini in età prescolare, soprattutto se magri e longilinei di costituzione e il fegato non ancora perfettamente funzionante, queste riserve sono scarse e/o mal utilizzabili, così l’organismo, non potendo attingere energia dagli zuccheri (glicogeno incluso), la cerca altrove, cioè nei grassi o nelle proteine.

Le proteine richiedono una energia maggiore per essere utilizzate e trasformate in zuccheri, così l’organismo tende a rivolgersi ai grassi e, una volta utilizzati per essere trasformati in zuccheri di pronto utilizzo, i prodotti del metabolismo dei grassi sono proprio i corpi chetonici e, tra essi, vi è l’acetone. È, quindi, molto più facile per un bambino magro di età compresa tra i due, tre, fino ai cinque sei anni, essere soggetto a crisi acetonemiche di quanto non lo sia, a parità di situazione clinica o di fabbisogno energetico, per un bambino robusto e muscoloso.

Dopo i sei anni, l’apparato muscolare tende gradualmente a svilupparsi e il fegato matura le sue funzioni, sicché, attorno ai sette, otto anni, è difficilissimo che si riscontrino crisi acetonemiche in un bambino.

Le condizioni che predispongono un bambino, specie se magro, ad una crisi di acidosi metabolica con acetone e stato tossico sono, quindi, come è stato già detto, un affaticamento prolungato, una attività fisica eccessiva, uno stress fisico, una febbre alta, un digiuno piuttosto prolungato, una alimentazione a base di cibi troppo grassi.

Le crisi acetonemiche si curano essenzialmente con la reidratazione e l’assunzione di una alimentazione ricca di zuccheri, leggera e molto digeribile e assolutamente povera di grassi, soprattutto di grassi animali.

Bisogna quindi dare thé zuccherato, fette biscottate con miele o marmellata, frutta sia cotta che cruda, cereali come pane pasta riso, orzo, ecc. conditi con olio extravergine in quantità limitata e pomodoro semplice, carne bianca magra come agnello, tacchino, coniglio, pollo, pesce, succhi di frutta, coca cola, latte e yogurt solo se parzialmente scremati o magri e bisogna assolutamente evitare latte intero, latticini, formaggi, insaccati, uova, dolci a base di crema o panna, fritti, merendine con farciture varie, biscotti a base di pasta frolla, gelati di crema con panna (si possono concedere i ghiaccioli), e tutto questo per almeno due o tre giorni dopo l’episodio acuto.

Il bambino va inoltre adeguatamente reidratato ed è bene abituarlo a pasti leggeri e frequenti, sempre con scarso apporto di grassi di origine animale. Sarebbe bene che i pasti fossero tra i cinque e i sei al giorno e che il bimbo avesse sempre a disposizione, specie se fa sport, caramelle alla frutta o tavolette di destrosio da assumere a bisogno.

Nel caso del tuo bimbo, potresti tenerlo a riposo a casa per una settimana facendo molta attenzione alla sua alimentazione, lasciando che si riprenda un po’ dallo stress di quest’ultimo malessere.

Solo se non si dovesse rimettere in modo soddisfacente sarebbe il caso di effettuare alcune analisi per studiare meglio l’andamento della glicemia del bimbo, la sua funzionalità epatica e quella renale, ma le ricerche andrebbero impostate in modo razionale ripetendo l’emogasanalisi anche al di fuori di uno stato di malessere, per capirese questa acidosi metabolica è occasionale o persistente, la glicemia, le prove di funzionalità epatica e renale, l’esame urine, volendo, anche con urinocultura e via discorrendo e, ammesso che ve ne sia bisogno, un buon reparto di pediatria generale potrebbe senz’altro inquadrare il problema, se di problema si dovesse trattare, visto che bisognerebbe indagare sulla funzionalità di più organi e non, in particolare, su uno solo.

Un caro saluto,

Daniela

 

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