A due mesi per dormire vuole essere cullata


 

Gentile dottoressa,

sono la mamma di una bambina di poco più di 2 mesi. Fino a un paio di settimane fa si addormentava facilmente nella sua culla con me vicino oppure in braccio o sul divano ma sempre senza piangere. Negli ultimi giorni dopo la poppata (allattamento misto con latte materno + aggiunta di Nidina 1 a richiesta) passa circa 20/30 minuti tranquilla dopodiché inizia un pianto leggero.

Anche prendendola in braccio il pianto continua e mi pare di stanchezza. L'unico modo per evitare il pianto o comunque per calmarla e addormentarla è il passeggino. Di principio facevo passeggiate di mattina o nel tardo pomeriggio ma negli ultimi gg mi sono trovata e doverla portare a passeggio sempre dopo ogni poppata. Oggi ho addirittura portato il passeggino in casa e si è addormentata dopo un lungo pianto cullandola con il passeggino.

Può essere un bisogno passeggero o devo provare alternative per evitare che si abitui a dormire esclusivamente con il movimento?

Grazie mille

Federica

La domanda che ti devi porre non è sulla durata del disturbo della piccola ma sul motivo di tale disturbo. Ovviamente la prima ipotesi che viene in mente sono le coliche gassose, visto che iniziano classicamente nel secondo mese di vita e siccome mi dici che spesso, oppure ogni tanto, a richiesta, le dai una aggiunta di latte artificiale, la prima risposta che mi viene in mente è quella di sospendere questa abitudine, di dare soltanto latte materno e, se necessario, di aumentare il numero delle poppate.

L'aggiunta di latte artificiale non è un metodo di allattamento fatto per durare nel tempo ma un sistema di allattamento di emergenza, all'inizio, magari, per colmare una carenza di latte materno in caso di calata lattea tardiva, oltre la terza settimana di vita e, in corso di allattamento, qualora vi fosse un motivo sopraggiunto e inatteso che suggerisca una sospensione transitoria dell'allattamento al seno.

Non ci sono altri validi motivi per procedere con un allattamento misto per un periodo prolungato perché quando il latte materno scarseggia si aumenta soltanto il numero delle poppate delle 24 ore fintanto che il bambino si mostra sazio dopo essersi attaccato ad entrambi i seni, anche se questa sazietà dura poco ed è necessario riattaccarlo dopo sole due ore, mentre se il bimbo non trova pace dopo una poppata completa e non cresce di peso, dopo alcuni giorni di tentativi, se il latte che trova al seno ogni volta non raggiunge nemmeno la metà di quanto orientativamente stabilito, non ha più molto senso continuare ad allattare al seno.

Pertanto il biberon di latte artificiale non va preparato preventivamente come abitudine, per darlo, poi, se il piccolo ne fa richiesta… come fa un lattante di due mesi a farne espressa richiesta se non viene abituato dalla madre? ma dopo il primo mese di tentativi, in base alla quantità di latte prodotta dalla mamma, si deve decidere che linea di condotta seguire: latte materno esclusivo, magari aumentando il numero delle poppate, fintanto che la quantità ad ogni poppata sazia il piccolo anche per poco tempo, fintanto che le poppate spontaneamente richieste non sono più ravvicinate di due ore, due ore e mezzo, sia di notte che di giorno, fintanto che la crescita mensile (non più settimanale dopo il primo mese) rimane soddisfacente con il solo latte materno e, volendo pesare il bimbo prima e dopo ogni poppata, fintanto che il latte succhiato supera ogni volta la metà di quello necessario al bimbo per crescere con regolarità.

Una crescita mensile si considera regolare quando non inferiore ai 500, 600 gr mensili anche se, ovviamente, di solito i lattanti nei primi mesi crescono di più. Ma se il latte materno sazia il bambino che si mostra soddisfatto dopo la poppata, bagna almeno 6 pannolini al giorno e va di corpo regolarmente, la mamma (ma anche il pediatra, l'ostetrica, ecc) si può tranquillamente accontentare di una crescita ponderale mensile inferiore al famoso chilo pur di non abituare il piccolo ad aggiunte spesso inutili se non dannose.

Quindi, supponendo che la bimba pianga per dolori addominali, il primo tentativo da fare, anche sapendo che le coliche sono quasi fisiologiche nei primi tre, quattro mesi, è quello di sospendere le aggiunte di latte artificiale, specie se sporadiche e di poca entità. In seguito, un occhio di riguardo alla alimentazione materna, che deve essere ricca e varia ma priva di alimenti che possono generare meteorismo e coliche nei lattanti. Dopo questi due accorgimenti, cullamento e contatto fisico sono comunque indispensabili, specie in una bimba così piccola e non vanno lesinati per paura di creare abitudini o vizi.

Quello che importa è che quanto messo in atto per consolare il bambino sia esattamente quanto richiesto dal bambino, cioè quello che desidera e di cui cerca di comunicare il bisogno. Pertanto, se ad un pianto di richiesta di contatto fisico segue, come risposta, il cullamento in braccio e, appunto, lo stretto contatto fisico, il bimbo sarà soddisfatto e non viziato, mentre se ad un pianto sempre per bisogno di contatto fisico si risponde chiudendo la bocca del piccolo o con un biberon di latte o con un ciuccio di gomma, il piccolo sarà momentaneamente distratto da ciò e smetterà di piangere ma non sarà sufficientemente gratificato e soddisfatto, sicché il pianto non tarderà a ripresentarsi e diventerà ben presto un modo per il piccolo di attirare l'attenzione della madre in ogni momento nel costante disperato tentativo di farle capire il suo reale bisogno.

Questo si che è un vizio, non certo la risposta giusta e puntuale del genitore alla richiesta del bimbo da lui correttamente decodificata. Il movimento ritmico e il cullamento possono provocare nella bimba uno stato di rilassamento quasi ipnotico e sortire l'effetto calmante desiderato, ma se diventa necessario prolungarli o ripeterli troppo spesso nell'arco della giornata, forse è di altro di cui ha bisogno la piccola e questo solo tu puoi capirlo.

Un caro saluto, Daniela

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