A 4 anni trattiene le feci 1


Buongiorno,

il mio bambino ha quasi 4 anni e trattiene le feci: va di corpo 1-2 volte a settimana per intendersi. Talora sono di aspetto e consistenza normali, talaltra si presentano asciutte e a palline ed infine, in alcuni casi, di dimensioni "preoccupanti". Dimostra di sforzare all’atto dell’evacuazione. 

È un bimbo piuttosto attivo e mangia in maniera variata, frutta e verdura comprese, beve (non molto, ma non è che lo possiamo sforzare più di tanto, lo invitiamo a farlo consapevoli che di suo probabilmente se ne ricorderebbe un paio di volte al giorno si e no…), per cui escludo sia un problema di alimentazione, anche perché quando ha lo stimolo si capisce (sia quand’è coi nonni, che ci riferiscono, sia quand’è con noi genitori), solo che non la fa. Predilige la sera, quando ci ritroviamo a casa tutti assieme e vuole o me o il papà presenti, spesso richiedendo di essere abbracciato (ma talora è ambivalente in questo, del tipo che allunga le braccia per essere abbracciato, poi mi respinge: "no, no, non abbracciarmi" e invece poi si, lo vuole). Quando ci accorgiamo che gli occorre e lo invitiamo a farla, accampa scuse del tipo "oggi è martedì, la faccio il mercoledì ed il venerdì" (fa ridere lo so detta così…), oppure nega che gli scappa "ma stai saltando sul posto, dai che andiamo a farla" "ma no, sto saltando dalla gioia!!". oppure ne fa oggetto di promesse, anche non richieste "papà, oggi ti faccio una cacca grande da rinoceronte".

Quando la fa poi si dichiara contentissimo "ah! come si sta bene, è vero mamma che il pancino è felice dopo avere fatto la cacca?". Io credo che non faccia bene al suo organismo trattenere le feci, per cui talora ricorro ad uno sciroppo e/o suppostine di glicerina, ma gli danno fastidio perché dice che poi sporca le mutandine e a me non piace che si senta a disagio. Inoltre credo che sciroppo e supposte non siano la soluzione nel suo caso (tranne quando che ne so, salta per un’intera settimana e sicuramente le feci si compattano…), non trattandosi a mio avviso di un problema funzionale, ma semplicemente psicologico. Secondo me il punto sta nel fatto che lui esercita questa forma di "autocontrollo", ed inoltre nel fatto che considera la cacca "un premio" per noi.

Seppure, Le assicuro, noi non è che siamo assillanti: ci limitiamo ad assecondarlo allegramente e ci offriamo di accompagnarlo quando sente di doverla fare e se ci riesce/vuole bene, se no amen, sarà per la prossima.

Che consigli può darmi dottoressa?

Si tratta sicuramente di un problema psicologico e non credo funzionale. Il bambino, che ha imparato il controllo volontario dei suoi sfinteri, lo sta ora esercitando a dismisura, sia perché il fatto di poter controllare le feci lo riempie di soddisfazione, sia perché ha capito che il problema suscita l’attenzione di voi genitori e lo usa come ricatto. Un eccessivo controllo sfinterico può essere, però, sostenuto anche da uno stato di ansia e il risvolto legato al ricatto psicologico andrebbe modulato di volta in volta, stando al gioco quando capite che è realmente un desiderio e un bisogno di attenzione che il piccolo chiede in certi momenti, ma sgridandolo anche se necessario quando vi accorgete che questo gioco diventa eccessivo o va troppo per le lunghe.

Il bambino, con le sue provocazioni sottili, in realtà sta cercando di capire fin dove può spingersi, quali sono i limiti del suo comportamento che voi genitori siete disposti ad accettare e lo vuole sapere da voi: quindi bisogna imparare a dare dei limiti precisi cercando di fare superare la fase di rapporto del bambino con i propri escrementi come fossero un dono per qualcuno riportandolo alla realtà, cioè una semplice funzione fisiologica necessaria, come il mangiare, il dormire, il respirare, per il benessere dell’organismo. A fronte di ciò, è sempre bene che nell’arco della giornata del bimbo vi siano ritagliati momenti di tranquillità, orari e regole piuttosto precisi se possibile anche se non rigidi e soprattutto il piccolo deve avere la certezza di essere ascoltato nei suoi bisogni, di essere capito nelle sue difficoltà mentre i genitori devono fare di tutto per favorire l’acquisizione della sua autostima valorizzando le qualità e soprattutto i progressi quotidiani del bambino.

I "no" servono molto, ma saranno tanto più utili quanto saranno accompagnati dai giusti incoraggiamenti e dai giusti complimenti. Un atteggiamento ambivalente del bambino a volte riflette una sottile ambivalenza delgenitore di cui spesso il genitore non si rende nemmeno conto.

Un caro saluto, Daniela

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