A 20 mesi disobbedisce ridendo: come fare?


Salve,

la vorrei ringraziare per i consigli che mi sta dando fino ad ora e mi piacerebbe esporle un altro problema.

Martina ha 20 mesi ed è vivacissima, ma non capisco che comportamento devo avere quando lei non fa quello che le viene chiesto.

Ad esempio, se tira dei giochi, picchia, ecc. e le dico che non si fa, lei continua per altri dieci minuti senza ascoltarci e ridendo. Fa sempre così, anche a tavola. Come ci dobbiamo comportare per educarla?

Non voglio sempre dover alzare la voce o darle delle piccole sberlette nel sedere (porta il pannolino quindi non sente nulla).

Grazie


La bimba si avvicina ai famosi due anni, tipici per essere gli anni dei no a ripetizione e degli atteggiamenti provocatori e indisponenti. Essi iniziano, magari, per puro caso, tanto per valutare il rapporto causa-effetto tra una azione e la relativa reazione, sia della mamma che delle persone che lei ritiene essere delle "autorità" per lei, cioè le persone che contano, che la educano e che le spiegano la vita, oppure, se la bimba si accorge che uno degli effetti di certe sue azioni è di attirare l’attenzione su di sé, le ripete nonostante i divieti e i rimproveri, proprio perché, paradossalmente, un rimprovero benevolo si traduce comunque in una particolare attenzione che la mamma o il papà, in quel momento, devono avere per lei.

Inoltre, il ripetere una azione più volte, anche apparentemente a scopo provocatorio, serve alla bimba per altri due motivi: il primo è quello di suscitare di nuovo la stessa reazione nella mamma per imprimersi bene in memoria l’effetto che essa provoca, come quando si deve imparare qualcosa a memoria e la si rilegge e ripete più volte proprio per essere sicuri di averla imparata; il secondo motivo è quello di chiarirsi bene in mente quali sono i limiti del suo comportamento che non deve assolutamente varcare pena la seria disapprovazione del genitore.

Quando un bimbo molto piccolo disubbidisce, quindi, lo fa sostanzialmente per imparare a comportarsi bene, anche se sembra un paradosso. Allora, quale risposta dare ai capricci del bambino?

Bisogna trovare un giusto equilibrio tra la pazienza di accettare e permettere per un po’ che il bambino ripeta l’azione che non dovrebbe fare: le prime volte lo si guarderà con espressione seria e gli si parlerà con tono deciso ma calmo e molto chiaro dicendogli che questa cosa non si fa assolutamente; se la ripete apposta, la seconda volta si ripeterà la frase con maggior decisione e con espressione sempre più accigliata, guardando il bambino negli occhi con molta attenzione ma senza nessuna espressione di tenerezza o di indulgenza; se continuerà ancora, a meno che l’azione non sia pericolosa per sé o per gli altri o per le cose che si possono rompere, bisognerà ignorarlo del tutto fino a fargli capire che, così facendo, rischia di perdere l’affetto dei suoi genitori, fino anche a farlo piangere, questa volta non per essere stato sgridato, ma perché si è sentito ignorato, cosa molto più dolorosa agli occhi di un bambino di una semplice, innocua, sgridata.

Se, invece, il comportamento riprovevole può essere o diventare pericoloso, senza alzare la voce, senza dare sculacciate o sberlette che vengono sempre interpretate come violenza da un bambino se sono decise, e sottovalutate se sono troppo tenere, quindi non servono quasi mai, bisogna semplicemente impedire al bambino di continuare a fare quello che stava facendo, o toglendogli l’oggetto fragile dalle mani, o allontanandolo da un altro bambino sul quale stava alzando le mani o, semplicemente, immobilizzandolo fino a quando non si sarà calmato.

Se il bimbo protesterà a questa limitazione della sua libertà piangendo, non bisogna perdere la calma, mantenendo sempre l’espressione seria e decisa, anche senza parlare, bisogna aspettare che si calmi e, appena calmato, bisognerà far finta di nulla, ricominciare un rapporto sereno come se nulla fosse successo o come se tutto fosse dimenticato.

Solo in un secondo momento, in base all’età del bimbo, si potrà tornare sull’argomento per farsi spiegare il motivo del suo atteggiamento precedente, ma se il bimbo è ancora troppo piccolo, questo non sarà possibile e non resterà altro da fare che ricordarsi in che modo si è gestito questo piccolo problema per avere lo stesso atteggiamento in una successiva identica occasione e non disorientare il bimbo con atteggiamenti diversi come risposta ad un uguale comportamento, in base, magari, alla propria stanchezza o capacità di sopportazione del momento.

L’atteggiamento da adottare, quindi, è un mix in sequenza di pazienza, fermezza, autorevolezza e coerenza. Il bambino non ha bisogno di essere sempre solo sgridato, ha bisogno di essere guidato a comportarsi bene e soprattutto ha bisogno dell’affetto dei genitori: se con l’espressione seria del viso, oppure addolorata per il comportamento sbagliato del bimbo, si riesce a comunicargli una sorta di gelo affettivo in certi momenti di comportamento negativo, sarà per il piccolo una esperienza dolorosa da non ripetere.

Quando il bambino cresce, infatti, è necessario che inizi a capire che il bene di cui è circondato non è solo ed esclusivamente un atto dovuto da parte dei genitori e del mondo degli adulti, o comunque non soltanto, ma un bene da conquistarsi con un comportamento socialmente adeguato che, quando attuato, verrà ricompensato da altrettante lodi e atteggiamenti di considerazione, mentre quando non verrà attuato, sarà foriero di una sensazione di distacco affettivo e di biasimo.

Il tutto nel rispetto di quanto legittimamente ci si deve aspettare da un bambino ad ogni determinata età, senza, quindi, aspettarsi la luna se questa non si può avere e sempre dopo essere pienamente sicuri di saper capire, rispettare ed ascoltare i bisogni più intimi del bambino stesso, cioè quando si è pienamente sicuri di aver fatto tutto il necessario per essere dei genitori sufficientemente buoni.

Un caro saluto,

Daniela

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