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  • Fate la nanna... con la mamma

     

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     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

Il sonno dei bambini - Pagina 6 PDF Stampa E-mail
Cucciolandia - Dispense di pediatria
Scritto da Daniela Sannicandro - Pediatra   
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Il sonno dei bambini
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I terrori notturni, il parlare nel sonno e il sonnambulismo sono manifestazioni che compaiono nelle fasi 3 e 4 del sonno non REM, di solito nella fase 4: vanno da semplici movimenti masticatori delle labbra, a borbottii, a sonniloquio, a sedersi sul letto confaccia inespressiva ma tranquilla, ad alzarsi per andare dai genitori o dirigersi verso una fonte luminosa come se avesse una qualche finalità, ad urinare magari nei posti più impensati come in un cassetto o nelle pantofole, ad urlare per veri e propri terrori notturni, a scalciare come in preda a possesso demoniaco, oppure a correre come se dovesse scappare da qualcosa o da qualcuno. Quando il bambino è in preda ai terrori notturni urla in modo raccapricciante,suda, ha gli occhi sbarrati, è tachicardico e in preda al panico. Queste manifestazioni si presentano in modi diversi a secondo dell'età. Queste paure dipendono dall'età e dal livello di sviluppo sia emotivo che fisico. La crescita porta il bambino a doversi confrontare con sempre nuove sfide: prima fra tutte, a dovere accettare una separazione: di solito si comincia con l'allontanamento della mamma che si trova, magari, solo in un'altra stanza,fino alla ripresa del lavoro della madre e l'affidamento del bambino ad una baby sitter o al nido; deve poi imparare ad accettare la separazione dalla mamma quando va a dormire nella sua cameretta. Queste e altre situazioni possono creare ansia e il bambino, quando si addormenta, deve saper rinunciare anche al piccolo controllo che ha imparato ad avere sul mondo circostante da sveglio. Le fantasie consce o inconsce prodotte dalle suddette ansie possono emergere durante la notte e prendere aspetto e dimensioni terrificanti con conseguente insorgenza dei terrori notturni.

Gli incubi, invece, sono dei sogni spaventosi che svegliano il bambino e lo fanno sentire terrorizzato. Si verificano nel sonno REM e fanno parte del normale processo di sviluppo psichico del bambino. Si verificano sicuramente a partire dal secondo anno di vita: lo sappiamo perché a quell'età sono in grado di raccontarli. Ma forse si manifestano anche prima visto che il sonno REM occupa una parte così importante del sonno dei piccolissimi.

Gli incubi dei bambini di un anno sono semplici in quanto a contenuto: riproducono esperienze traumatiche recenti come un grosso insetto che volava vicino a lui, un incidente stradale o una visita dal medico con prelievo di sangue. Gli incubi, spesso, riflettono stresso conflitti emozionali vissuti durante il giorno, a differenza dei terrori notturni che sembrano manifestazioni di pura fantasia. L'ansia che produce gli incubi è la stessa che rende difficoltoso l'addormentamento ed è fondamentalmente legata a situazioni che allontanano la madre dal bimbo come una sua ospedalizzazione, il suo rientro al lavoro, la nascita di un fratellino, l'ingresso all'asilo-nido e via discorrendo.

I disturbi primitivi del sonno riconoscono come loro causa fattori ambientali, stress, ma anche predisposizione genetica a manifestare l'ansia in questo modo e fattori neurofisiologici.

Per quanto riguarda i fattori ambientali, le abitudini errate elencate sopra come addormentare il bambino sempre in braccio, dargli da mangiare anche di notte, ecc., possono favorire il mantenimento di numerosi risvegli notturni, ma anche il troppo caldo o troppo freddo nella stanza, il troppo rumore, le troppe luci o il sovraffollamento o il troppo disordine nella stanza possono disturbare il sonno.

Per quanto riguarda la predisposizione genetica, se anche uno solo dei genitori, da piccolo, aveva presentato disturbi del sonno, il bambino ha un rischio almeno 4 volte maggiore di soffrirne lui stesso.

Per quanto riguarda i fattori neurofisiologici, le apnee notturne sono favorite da situazioni anatomiche che predispongono alla ostruzione delle vie aeree superiori durante il sonno (lingua ipertrofica, tonsille ipertrofiche, ecc.)

Gli eventi stressanti in bambini particolarmente emotivi possono procurare disturbi del sonno anche prolungati.

Terrori notturni e sonnambulismo sembrano essere in parte collegati e frequenti in bambini che, durante il loro sviluppo, presenteranno patologie caratteriali, mentre incubi e insonnie non sembrano correlati a tali disturbi caratteriali.

La terapia dei disturbi del sonno nei bambini va il più possibile individualizzata: bisogna innanzitutto inquadrare il disturbo nel modo più corretto possibile, trovarne le cause personali o ambientali, valutare accuratamente la personalità del bambino e dei genitori e far compilare ai genitori un diario del sonno del loro bambino prima di intraprendere una terapia, quando necessaria, che sarà sia farmacologia che psicoterapico-comportamentale.

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