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  • Fate la nanna... con la mamma

     

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     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

Gli antibiotici: cosa sono e a cosa servono. PDF Stampa E-mail
Cucciolandia - Dispense di pediatria
Scritto da Daniela Sannicandro - Pediatra   
Indice
Gli antibiotici: cosa sono e a cosa servono.
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 Un po' di storia

Loro non potevano saperlo, ma, sin dall'antichità, greci, cinesi ed egiziani curavano le infezioni con gli antibiotici: tracce di queste sostanze allo stato naturale erano, infatti, contenute nelle erbe medicinali usate per preparare impacchi, cataplasmi e decotti utilizzati per curare ferite e malattie varie.

Secoli più avanti, nel Settecento, si è passati all'utilizzo delle muffe presenti in certi formaggi per curare le infezioni cutanee.

Nell'Ottocento Pasteur scoprì che certi microrganismi saprofiti, innocui per l'uomo, potevano uccidere i batteri patogeni responsabili dell'antrace, una gravissima malattia dovuta allo stafilococco aureo.

Agli inizi del Novecento, il medico e chimico tedesco Paul Ehrlich sintetizzò per la prima volta una sostanza organica in grado di attaccare selettivamente l'organismo infettante senza danneggiare l'ospite: sintetizzò il salvarsan, un composto arsenicale attivo sulla spirocheta. Fu, così, in grado, per la prima volta, di curare la sifilide prima ancora che venisse scoperta la penicillina.

Non molto tempo dopo, negli anni Venti, Alexander Fleming scoprì il lisozima, un enzima con proprietà battericide presente anche nella saliva. Proseguendo questi studi e del tutto casualmente, nel 1928, al ritorno da una vacanza durante la quale aveva lasciato nel suo laboratorio alcune colture batteriche a fianco di alcune muffe, scoprì che le muffe avevano bloccato la moltiplicazione dei batteri; intuendo la portata che avrebbe avuto questa sua scoperta, si mise a studiarle assiduamente e negli anni Quaranta fu scoperta ufficialmente la penicillina. Da quel momento fu possibile curare felicemente la gonorrea, la meningite e la setticemia. Questa scoperta gli regalò il premio nobel alcuni anni dopo e segnò una tappa fondamentale nella storia della medicina dando il via a numerosi importantissimi studi su tutti i composti antibatterici prodotti da organismi viventi.

Dagli anni Cinquanta, cioè da poco più di mezzo secolo, gli antibiotici sono diventati di uso comune. Da allora la tubercolosi, la polmonite batterica, la setticemia e altre malattie che fino a quel momento erano considerate incurabili, non sono più state mortali.

Gli antibiotici sono sostanze per lo più di origine naturale prodotte da batteri o da funghi capaci di uccidere o di inibire la crescita di microrganismi patogeni responsabili dell'insorgenza di numerose malattie. Attualmente, una buona parte degli antibiotici sono di derivazione sintetica o semi sintetica e provengono dalla modificazione prodotta in laboratorio di un antibiotico naturale. Gli antibiotici sono attivi contro batteri e contro alcuni funghi ma non contro i virus.

Ogni antibiotico ha un suo preciso spettro di azione, cioè è attivo su un determinato gruppo di microrganismi e non su tutti o soprattutto su alcuni piuttosto che su altri e la più o meno specifica attività di un antibiotico su un gruppo più o meno ampio di microrganismi ne definisce e delimita lo spettro di azione.

Attualmente, gli antibiotici di derivazione sintetica o semisintetica hanno uno spettro di azione sempre più ampio.

Classificazione 

Gli antibiotici si possono classificare in vari modi: uno di questi è in base alla loro azione sui batteri. Esistono, infatti, antibiotici detti batteriostatici, che si limitano a inibire la crescita e la moltiplicazione dei batteri competendo con la produzione di sostanze per loro vitali ed essenziali e antibiotici detti battericidi, che determinano la morte e la dissoluzione dei batteri perché distruggono la loro membrana esterna protettiva. Entrambi portano allo stesso risultato chimico e non sono uno più forte o uno più debole.

Un'altra distinzione che si fa spesso è tra antibiotici attivi contro i batteri Gram+ e antibiotici attivi contro i batteri Gram- e la differenza tra batteri Gram+ e Gram- dipende essenzialmente dalla colorazione che assumono quando vengono messi in condizione di interagire con una determinata procedura chimica a base di sostanze coloranti: i batteri che fissano il colore vengono chiamati Gram+, gli altri Gram-. Lo stafilococco, per esempio, è un batterio Gram+, mentre la bordetella pertussis e la salmonella sono batteri Gram-. Di solito i batteri chiamati Gram+ sono provvisti di una capsula che fissa il colore e gli antibiotici attivi contro di essi hanno una struttura chimica idonea ad attraversare o a distruggere questa capsula, caratteristica che può mancare agli antibiotici attivi solo sui batteri Gram-. Ma la diversità di azione non è sempre così netta e vari antibiotici sono attivi contro entrambe le specie batteriche.

Un'altra classificazione più complessa si basa sulla struttura chimica degli antibiotici, che si possono suddividere in aminoglicosidi (neomicina, streptomicina), tetracicline (tetraciclina, meticillina), macrolidi (eritromicina, miokamicina, claritromicina, azitromicina) e betalattamici (penicillina G, penicillina acido-resistente, penicilline semisintetiche, cefalosporine).

Infine vi sono i sulfamidici.

La resistenza batterica 

Il fenomeno delle resistenze batteriche: le resistenze che molti batteri stanno sempre più sviluppando nei confronti degli antibiotici è un problema emergente che sta assumendo proporzioni sempre più gravi, sia per il vasto uso e l'abuso che talora si fa di queste sostanze, sia per la nascita di sempre nuove specie di batteri con caratteristiche di resistenza agli antibiotici ai quali, magari, sono sopravissuti senza essere stati sterminati completamente oppure, quando non si tratta di germi particolarmente patogeni, perché hanno sviluppato meccanismi di resistenza dopo essere stati a contatto con un antibiotico non indirizzato a loro, assunto dal soggetto malato per contrastare un altro ceppo patogeno, quindi con efficacia solo parziale nei loro confronti.

Si possono sviluppare resistenze batteriche quando:

  • si assume un antibiotico per lungo tempo
  • si fa un uso smodato e irrazionale di un antibiotico o di antibiotici in generale
  • si usano gli antibiotici come farmaci preventivi senza sapere se ve ne è veramente bisogno in quel momento o se mai ve ne sarà bisogno (l'uso degli antibiotici a scopo preventivo deve essere riservato a casi particolarissimi che esulano quasi sempre dalle comuni malattie infettive curabili ambulatoriamente)
  • se si usano antibiotici per combattere malattie di origine virale e non batterica: i virus sono insensibili agli antibiotici e questi ultimi, in questo caso, andrebbero a colpire i batteri innocui normalmente presenti nell'individuo senza poi essere capaci di distruggerli totalmente perché non specifici nei loro confronti: una parziale insensibilità di alcuni batteri può stimolare la nascita di nuovi microrganismi con modificazioni genetiche opportunistiche atte a resistere all'antibiotico stesso e addirittura a cibarsene per crescere e moltiplicarsi
  • quando si attuano terapie antibiotiche idonee ma per una durata troppo breve, basandosi unicamente sulla apparente guarigione suggerita dalla scomparsa dei sintomi
  • quando si usano frequentemente, come capita attualmente, antibiotici con spettro di azione molto ampio che va al di la della specificità contro il germe che si vuole combattere

Del tutto recente è il nuovo fenomeno dello sviluppo di supermicrobi, resistenti a quasi tutti gli antibiotici attualmente conosciuti.

Il problema delle resistenze batteriche è diffuso soprattutto per le salmonelle e gli stifilococchi anche a causa dell'esteso uso che si fa negli allevamenti di antibiotici attivi contro questi germi.

Per quanto riguarda le gravi conseguenze dovute alla somministrazione preventiva di antibiotici in un organismo che non ne ha bisogno, bisogna segnalare i danni che producono gli antibiotici aggiunti al mangime e al foraggio degli animali di allevamento per impedire che si sviluppino epidemie tra i capi di bestiame che vivono in eccessiva promiscuità e affollamento nelle stalle: i ceppi resistenti vanno a contaminare le carni usate per l'alimentazione umana.

Inoltre, alcuni batteri sono dotati di resistenze naturali e non acquisite nei confronti di molti antibiotici.

Effetti indesiderati 

Gli effetti indesiderati che si possono avere dopo somministrazione di antibiotici sono essenzialmente reazioni allergiche per sensibilizzazione del soggetto, tossicità dell'antibiotico diretta su alcuni organi, intolleranza nei confronti dell'antibiotico quando si innescano meccanismi di interazione con altri farmaci.

Nei bambini, studi su vasta scala hanno dimostrato che l'assunzione ripetuta di antibiotici prima del compimento del primo anno di vita (4 volte in un anno) può aumentare del 50% la probabilità di ammalarsi di asma dopo alcuni anni.

Sempre nei bambini, infezioni sicuramente batteriche sono le tonsilliti, la maggior parte delle otiti febbrili, alcune sinusiti, quasi tutte le cistiti e le infezioni delle vie urinarie e molte polmoniti; mentre il raffreddore, anche con muco  giallastro che cola dal naso, la maggior parte delle bronchiti e le faringiti sono quasi sempre virali.

Come

Un corretto uso degli antibiotici prevede di:

  • non usare mai un antibiotico "fai da te"
  • non usare mai un antibiotico solo perché "la volta precedente è stato efficace"
  • assumere sempre il dosaggio ottimale previsto per la patologia che si intende curare
  • far durare la terapia un periodo sempre congruo perché se la terapia è più breve del tempo necessario per eradicare completamente l'infezione, i germi patogeni residui possono sopravvivere, modificare il loro patrimonio genetico e diventare resistenti verso quel tipo di antibiotico anche se prescritto, inizialmente, in modo corretto

E per ultimo, una curiosità: il thè verde ha dimostrato di migliorare e potenziare l'efficacia degli antibiotici riducendo il pericolo di sviluppo di ceppi resistenti.

 

 


 

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