| Un'educatrice da educare - Pagina 2 |
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| Cucciolandia | |||||||
| Scritto da Cristina Visentin | |||||||
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Finiti i vari laboratori, in base alla programmazione c'è un altro momento topico: dopo le mille e una avventure in bagno (al grido di "forza bambini… pipì, mani e bavaglino!" sperando di dirle sempre nell'ordine giusto) entriamo in sala da pranzo.
Quando, alla fine, la cuoca ti fa fretta perché poi è il turno della mensa del doposcuola e deve preparare, mentre i bimbi vogliono bis e tris e tu stai raccogliendo i piatti con le mani appiccicaticce e il pranzo che sta tutto tra l'esofago e il premolare superiore sinistro, ti senti prendere la mano: è Mariano che con aria seria, come se ti dovesse confessare un omicidio mi dice: "Maestra lo sai che a casa ho tuuuuutta l'isola dei gormiti con la nave dei pirati e io faccio finta che Batman è il loro nemico e li sconfigge tutti?". Un giorno mentre mi diceva una cosa di questo tipo mi ha pure sputato un riso allo zafferano sulla maglietta. Penso di non aver mai riso tanto. A loro non interessa se hai 15 piatti in mano e per parlargli devi curvarti in posizione yoga tipo "guru che medita" e nemmeno se hai la maglietta con le chiazze di pomodoro e i pantaloni con il moccolo. Se li ascolti o strizzi l'occhio, sei bellissima. Purtroppo, tempi e ritmi sono stretti, i bambini sono tanti e anche il dedicare un'attenzione particolare a volte è un lusso che non puoi concedere a tutti. Il pomeriggio, dopo l'agognata pausa pranzo, seguo i bambini più grandi al doposcuola, ma in più di qualche occasione mi è capitato di assistere alla fase della nanna.A parte il fatto che avrei voluto mettermi io in quei lettini con le buffe coperte colorate e tutti i loro peluche, è sorprendente come possano dormire insieme fino a 20 bambini quando a casa anche solo lo squillo del telefono ne sveglierebbe uno solo. Eppure è così. Si tolgono le scarpe quasi tutti da soli, ti chiedono il bacino (i più grandi, per non sembrare piccini, vengono a dartelo loro), si infilano nelle brandine colorate e dopo pochi minuti senti il colpo di tosse, i respiri regolari e pesanti, forse senti Mirco che tenta di svegliare il vicino di brandina e allora provi a portartelo sul divanetto della maestra (qualche lusso pure a noi vah!) finché non inizia a sbadigliare... perdi la cognizione del tempo, fino a che la luce che entra dalle fessure delle persiane non inizia ad attenuarsi o fino a che non senti i bambini dei 5 anni che tornano dall'aula di pre-requisiti. La giornata sta per finire. La loro, perché la mia comprende ancora due ore: merenda, pastrocchiamenti vari, poi gioco libero in salone. Qui le età si mescolano meravigliosamente. I pochi rimasti dal doposcuola convivono più o meno tranquillamente con i pochi supersititi della Scuola dell'Infanzia o del Nido (che sono solo due, uno dei quali è mio figlio).
Alle 18 ci prepariamo a tornare a casa. Finalmente soli. E così mi convinco ogni giorno di più che l'essere mamma aiuta il mio essere educatrice e che il mio essere educatrice arricchisce il mio essere mamma.
La cosa che più mi sorprende, quando la mattina entro nel piccolo mondo fatto di piccoli visi e piccoli cuori, è come possa essere così ironica la vita: sono una donna che programmerebbe anche il numero di sbadigli giornalieri e mi trovo a ricevere le più grosse soddisfazioni della mia vita in due cose che non avevo vagamente nemmeno sognato potessero essere così appaganti e indissolubilmente legate: mio figlio e il mio lavoro. Comments:
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