Pianetadonna

  • Fate la nanna... con la mamma

     

    Image

     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

Un'educatrice da educare PDF Stampa E-mail
Cucciolandia
Scritto da Cristina Visentin   
Indice
Un'educatrice da educare
Pagina 2
Tutte le pagine

 immagine009_p.jpg

Oggi voglio portarvi con me in un posto speciale, un mondo piccolo piccolo, ma grande grande. La scuola, ahimé, non la posso descrivere con gli occhi di un bambino: la mia poca esperienza non mi consente ancora una tale empatia.
Posso provare a raccontarvela con i miei occhi, quelli di una mamma che mai avrebbe immaginato di finire in un posto così: un posto affollato, rumoroso, un posto dove tutte le emozioni sono amplificate.
Vi racconto tutte le cose che mi hanno sempre colpita, soprattutto all'inizio, perché credo che ognuna di noi si sia chiesta almeno qualche volta cosa facciano i nostri figli a scuola.

La mia giornata inizia da mamma, e inizia con l'imperativo del mio piccolo tiranno: "latte!". E mentre guardo con gli occhi socchiusi il biberon girare nel microonde lo sento sgambettare giù dal lettino e correre nel lettone a prendersi la sua dose di coccole.
Ci vestiamo tutti e tre, ma il puffo sale in macchina con la mamma: musica, occhiali da sole e via! La strada è pochissima ma in qualche occasione per evitare il traffico sono passata davanti alla Stazione e all'Istituto Magistrale: mi ricordano il passato, quando non avrei mai immaginato che avrei fatto la maestra.

Scendiamo dall'auto e subito incrociamo una mamma che sta per lasciare a scuola il suo bimbo.
Mi vede scendere con il puffetto e mi guarda basita: "Ma hai un figlio?". Dentro di me penso che è abbastanza evidente, ma sorrido perché se non si sono ancora accorti che Stefano è mio figlio allora vuol dire che la mia paura più grossa è scongiurata: ho saputo essere abbastanza professionale in tutti questi mesi!
Entriamo nella scuola.
Mio figlio si lancia nel cosiddetto "angolo morbido" ancora con il giaccone e non mi degna più di uno sguardo. La mia collega, che lo accoglie, mi strizza l'occhio e inizia a spogliarlo.
Mentre mi avvicino al cancello delle scale, ancora con il giaccone e le scarpe da cambiare, mi sento tirare da dietro. È Giulia: "Maestraaa!". Oddio ce l'ha proprio con me. Non mi ci sono ancora abituata. "Mirco mi tira i capelli!!!!". Mi giro, lo guardo, trattengo le risate. "Non sono stato io!". Gli manca solo il fiocchetto tra le unghie ma l'aria colpevole la dice lunga.
Lo guardo con aria inquisitoria ma non dico nulla, tanto so che uno dei nomi più usati durante la giornata, con varie intonazioni, sarà proprio il suo.
Mi cambio le scarpe e scendo di nuovo.
Nel grande salone si sta preparando per la merenda. Maria e Roberta, quando arrivo io a controllare i bimbi, si occupano di segnare le presenze e accogliere gli ultimi genitori.
I genitori: la "razza più ambigua" nell'universo scuola. La croce di tutte le educatrici, la specie più varia eppure coesa che possa capitare tra quelle mura eppure, cosa raccapricciante, io sono una di loro.
Ci sono quelli che arrivano, spogliano il bimbo ed escono facendo appena un cenno di saluto, quelli che non vorrebbero mai andarsene, quelli che devono dare sette o otto ultimi bacini, quelli che hanno una cosa importante da dire alle insegnanti, quelli che si fermano a commentare il menù del giorno... potrei andare avanti per ore e non ne avrei descritta che una piccola parte.
Mi chiedo sempre di che tipo sono io e ancora non mi sono censita!

Restiamo finalmente "soli". Noi e loro.
Nido e materna, 50 e passa bimbi che aspettano mela e biscotto, quasi tutti seduti sulle panchine colorate intorno all'entrata del salone.
C'è Mattia, poco più di un anno, appeso al carrello che cerca di guadagnarsi lo spazio che gli manca alla scatola dei biscotti. C'è il gruppetto delle squinzie che fa a gara a chi ha più brillantini sulla nuova maglietta delle bratz, matz, winx e trix.
Passo con il contenitore della mela e li guardo tutti: è incredibile come poi ti ricordi veramente tutto, perfino di chi fosse quella felpa trovata a terra ore dopo, o cosa ci fosse nel piatto di ognuno e cosa sia stato mangiato. All'inizio quando vedevo le mie colleghe compilare i fogli dei pasti del nido sorridevo, pensando: "Chissà quanti anni servono per ricordare cosa mangia ogni singolo bimbo?", eppure adesso so che non serve un particolare sforzo: lo ricordi e basta.

"Buongiorno dottore!" dico ai più grandini mettendo loro in mano uno spicchio di mela. Ridono. Caspita, quando ridono ti senti il Dio dello humour. Il problema è che per farli ridere devi dire o fare delle cose del tutto sceme, tipo far finta di piangere, fare le facce buffe, camminare come un'idiota, ma la cosa che funziona sempre è "far finta di".
Fai finta di avere un ragno nella maglietta e ridono un quarto d'ora.
Mentre io brucio quelle due o trecento calorie con il ragno nella maglietta c'è sempre Mirco che strapazza i più piccini. Ha rovesciato il bicchiere dell'acqua e ora ci sta facendo nuotare la mini car Saetta McQueen.
Quando però inizia a sopraffarli anche fisicamente comincio ad alzare la voce.
Con lui s'è provato di tutto. Dalle urla, alle punizioni, alle responsabilizzazioni, nulla di nulla. È così e così ce lo teniamo, possiamo solo non mollare la presa: le regole sono regole, ahimè, anche lui deve imparare a rispettarle.

Questa è la cosa più avvilente. Se lo scopo della scuola è quello di inserirsi in un processo di educazione che viene da più agenti, in alcuni casi non si può fare altro che prendere atto di essere gli unici a partecipare a questo processo o di esserne esclusi. Per alcuni bambini la famiglia si arroga il diritto di unico dispensatore di regole e principi e la scuola è solo un parcheggio, per altri genitori invece, paradossalmente, la scuola è l'ancora di salvezza che permette loro di non porsi nessun quesito su come educare i propri figli. Vie di mezzo e sfumature sono tantissime ma quando ti scontri con queste realtà ti senti impotente.
Quando Mirco tira i capelli all'ennesima bambina perdo la pazienza e lo metto a sedere finché non si calma. Quando però realizzo che Mirco è anche l'unico che non si accorge della "diversità" del suo compagno e ci gioca comunicando come fa lui mi chiedo cosa gli passi in testa: poco prima Mr. Hyde, adesso Dr. Jekill, o forse sono io che non ho colto ancora tutte le sfumature?



 

Cerca nel sito

Around NoiMamme

150X80

Newsletter

Cancellati
Iscriviti

NoiMamme




buy cigarettes online buy cigarettes online cheap buy cigarettes online usa