La nascita di Mena

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Il primo mLa nascita di Menaaggio avevo portato il mio pancione a spasso per il paese.
Al “Quanto manca?” rispondevo fiera: “Questione di giorni”, ignorando fossero invece “questione” di ore.

È una notte come le altre.
Carla si sveglia piangendo.
Ha fatto un brutto sogno. Mi alzo, la porto nel lettone e vado al bagno.
Guardo l’orologio, sono le due.
Mi rimetto a letto con alcuni “movimenti intestinali”.
Mi rialzo e rivado in bagno. Sono le due e venti.
Gianni si sveglia: “Che facciamo, dobbiamo andare a Maddaloni?”.
“Non lo so”.

“Se dobbiamo andare, metti a fare il caffè”.

Ho pensato che avrei voluto essere una di quelle donnette che si sposa a 20 anni e concepisce il primo figlio la prima notte di nozze e che passa la gravidanza nelle famiglie matriarcali, coccolata e venerata come nelle tribù dell’America del sud.
Quelle “donnette” che al primo dolore corrono in ospedale accompagnate da madre, sorella, suocera, comare e marito e che poi se ne tornano a casa senza doglie e senza figlio, ma legittimate nelle loro paure.
A me no, questo non era concesso.
Dovendo andare in clinica era per partorire: un po’ perché sono fatta male io, un po’ perché c’era Carla e dovevo ridurre alla massa critica il disagio legato a questo parto.

Fortuna che c’era lui, Gianni: il vero protagonista di tutta questa buffa e sacra faccenda.

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La nascita di Mena ultima modifica: 2007-02-19T19:25:48+00:00 da Teresa

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