Toxoplasmosi e gravidanza

da . 5 giugno 2007

prosciutto_mToxoplasmosi e gravidanza

Che cos’è la Toxoplasmosi
I sintomi
Il Toxo-test

Fonti di contaminazione e misure preventive
I rischi alimentari
I rischi legati al giardinaggio
I rischi legati gatto

                                          

Che cos’è la Toxoplasmosi

La toxoplasmosi è un’infezione parassitaria (zoonosi) causata da un protozoo di piccolissime dimensioni, il Toxoplasma Gondii. Nella maggior parte dei casi la malattia è asintomatica e non comporta alcun rischio, la gravità nell’uomo è legata ai rischi di trasmissione materno-fetale. Il parassita può infettare tantissimi animali, i cicli riproduttivi del toxoplasma avvengono nel tratto gastroenterico dell’ospite definitivo che è il gatto, mentre una grande varietà di mammiferi, tra cui anche l’uomo, e uccelli costituiscono gli ospiti intermedi.

Il gatto si contamina mangiando carne di animali infetti contenenti cisti del toxoplasma, il parassita si riproduce attraverso una riproduzione sessuata nel suo intestino e il prodotto ultimo sono le oocisti che il gatto elimina attraverso le feci. Le oocisti appena espulse con le feci non sono infettanti ma lo diventano da lì a qualche giorno, attraverso un processo di maturazione nell’ambiente esterno, queste possono resistere a lungo nel terreno senza mai perdere il loro potere di contaminazione. Permangono in uno stadio vitale per mesi in condizioni di umidità o di disidratazione, e sono spesso veicolate dal vento e/o dall’acqua in posti molto distanti da dove sono state espulse. Quando l’oocisti vengono ingerite da un animale, il parassita penetra nella mucosa intestinale e si diffonde nell’organismo tramite circolazione ematica e linfatica. Nessun tessuto è immune dalla colonizzazione parassitaria e l’intensità della parassitemia influenza la probabilità e la severità della malattia. Le forme cistiche cominciano ad apparire circa dopo 8 giorni dall’infezione sostituendo i focolai parassitari e possono essere riscontrate a livello di muscoli, cervello, mucosa intestinale e occhi. 

 

I sintomi

L’infezione da Toxoplasma Gondii nei soggetti sani passa solitamente inosservata per la mancanza di sintomi, nei casi in cui questi si presentano potrebbero essere scambiati per una banale influenza. I sintomi più comuni sono mal di testa, astenia, ingrossamento dei linfonodi. Più raramente si possono avere manifestazioni febbrili con interessamento epatico, polmonare, miocardico. Problemi maggiori possono esserci in quei pazienti che presentano un deficit immunitario come i malati di Aids o i soggetti trapiantati. Un soggetto che ha contratto l’infezione da toxoplasmosi sarà protetto per tutta la vita in quanto l’organismo risponde al processo infettivo con la produzione di anticorpi e linfociti specifici determinandone l’immunizzazione. Il toxoplasma può rimanere silente per tutta la vita, oppure riattivarsi là dove le difese immunitarie vengano meno.

Il Toxo-test

Essendo la toxoplasmosi un’infezione che decorre spesso in maniera asintomatica o con sintomi di scarsa entità, la sua diagnosi si basa quasi esclusivamente su specifiche indagini di laboratorio, il test per la toxoplasmosi si chiama Toxo-test e viene effettuato attraverso il prelievo del sangue.
Il toxotest va alla ricerca di specifici anticorpi (IgM-IgG) e consente di stabilire se si è contratta o meno la malattia, se la malattia è stata superata, se è in atto o se è stata contratta di recente, questi sono dati molto importanti nel caso di una donna in gravidanza.
La toxoplasmosi congenita è infatti un’infezione molto pericolosa per lo sviluppo del feto ed è per questo motivo che il toxo-test rientra nelle analisi di routine prescritte dai ginecologi fin dall’inizio della gestazione (ancora meglio sarebbe sottoporsi al test prima di intraprendere una gravidanza), al fine di scoprire nel sangue la presenza o meno degli anticorpi della toxoplasmosi. L’esame, nel caso di assenza di anticorpi, dovrà essere ripetuto tutti i mesi fino al termine della gravidanza, solo in questo modo si potrà intervenire tempestivamente in caso di contagio.
Il vaccino per la toxoplasmosi non esiste, occorre quindi attuare delle strategie di prevenzione per evitare il contagio. Di seguito indichiamo le principali misure preventive che le donne in gravidanza non immuni all’infezione dovrebbero seguire.

Fonti di contaminazione e misure preventive

I rischi alimentari

La principale fonte di infezione è data dal consumo di particolari alimenti. Ci si può infettare sia ingerendo direttamente le oocisti presenti nel terreno, mediante consumo di ortaggi crudi, legumi, frutta ed erbe aromatiche a diretto contatto con il terreno; sia alimentandosi con carne cruda o poco cotta di animali infetti; il consumo di carne di suino poco cotta così come il prosciutto e gli altri salumi derivati dal suino sono probabilmente la forma più comune di infezione, altresì il consumo di coniglio, agnello, pollame, ma anche il latte fresco non pastorizzato e le uova possono contenere il parassita. Pertanto è quindi molto importante per una donna incinta lavare accuratamente frutta e verdura con abbondante acqua, consumare esclusivamente carne cotta, evitare salumi, insaccati e roastbeef. Una cottura a 67° o il congelamento per un minimo di 24 ore, uccidono il parassita, attenzione invece al microonde che non assicura la sua distruzione. Altra buona abitudine da seguire è quella di detergersi sempre le mani dopo aver toccato gli ortaggi o la carne, ed evitarne il contatto con la bocca.

I rischi legati al giardinaggio

Poiché il terreno potrebbe essere infettato da oocisti espulse con le feci dei gatti è buona norma per chi possiede un orto o pratica giardinaggio lavarsi bene le mani, evitando di portare le mani sporche a contatto con le mucose orali od oculari, o meglio ancora indossare dei guanti da giardiniere.

I rischi legati ai gatti

Abbiamo visto come i gatti sono gli ospiti definitivi del Toxoplasma Gondii, i rischi di contrarre il parassita è superiore a contatto con la lettiera del gatto o con la terra, sabbia dove abitualmente il gatto deposita la materia fecale.
E’ bene comunque ricordare che i gatti domestici che vivono dentro le quattro mura di casa, che non hanno contatti con i gatti randagi, e sono alimentati con prodotti in scatola e la cui lettiera viene cambiata e ripulita tutti i giorni, difficilmente possano essere portatori del parassita. Un più probabile serbatoio di infezione è rappresentato proprio dai gatti randagi, che si infettano cacciando uccelli e topi contaminati dalle cisti del toxoplasma e rilasciano oocisti attraverso le feci.
Il rischio legato alla convivenza con un gatto domestico è quindi di fatto, se non trascurabile, estremamente basso.
In ogni caso le donne incinte che possiedono un gatto devono comunque seguire delle precauzioni, come ad esempio:
delegare ad altre persone la rimozione delle feci e la pulizia della lettiera o, se questo non è possibile, utilizzare i guanti (meglio se del tipo usa e getta).
Non far mangiare al gatto animali che abbia cacciato da solo, offrirgli solo cibi per gatti confezionati, oppure solo carni ben cotte.
Tenere il gatto il più possibile lontano da letti, cuscini, coperte ed altri oggetti di uso quotidiano.
Inoltre ci si può recare dal veterinario e controllare il gatto con un apposito test.

Toxoplasmosi e gravidanza ultima modifica: 2007-06-05T08:17:40+00:00 da admin

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